Il Cyberbullismo Se lo conosci.... lo eviti !!

Cyberbullismo, quello che c’è da sapere, Cyberbullismo, cos’è? Siamo tutti possibili protagonisti.Cyber: prefisso di una parola utilizzata in materia di computer, in particolare quando si tratta d’Internet.Cyber in pratica è il primo elemento di parole composte ad esempio: cybernauta, cybercriminale, cybersesso, ed indica qualcosa che ha a che fare con la dimensione spazio Internet.Il termine cyberbullying è stato coniato dall’educatore canadese romito. I giuristi anglofoni distinguono di solito tra il cyberbullying (cyberbullismo), che avviene tra minorenni, e il cyberharassment (“cybermolestia”) che avviene tra adulti o tra un adulto e un minorenne.

“Il cyberbullismo, in concreto, si presenta con l’atteggiamento tipico degli atti di bullismo e, quindi con manifestazioni vessatorie ed approfittamento della debolezza della vittima; ciò che cambia è l’amplificazione devastante del messaggio per effetto delle tecnologie odierne utilizzate. Si tratta di comportamenti violenti esercitati in Rete. Cambia l’ambiente e cambiano le vittime, ed il giovane autore si muoverà in assoluto anonimato; saranno frequenti comportamenti illeciti rientranti nelle minacce, ingiurie, diffamazione ma non potranno essere commessi reati che comportano fisicità”.E’ questa la definizione data dall’avvocato AnnaLivia Pennetta, nel libro “La responsabilità giuridica per atti di bullismo”.Grazie all’aumento esponenziale dell’uso di Internet, e dei social network in seguito, si è passati da una vita di nicchia, circoscritta al solo ambiente dove i fatti avvenivano, ad una, dove tutto è scrutato da milioni di occhi invisibili e sconosciuti, attraverso schermi, in tempi e spazi diversi.L’utilizzo principale che i giovani fanno della Rete è quello di accedere ai social network e alle varie applicazioni, ad esempio WhatsApp o Instagram , per condividere immagini, testi, video e trasportare ogni istante della loro vita quotidiana in questi vicoli della comunicazione.Ma accanto a tante esperienze positive, il mondo virtuale delle Reti ha prodotto un fenomeno particolarmente grave: il cyberbullismo.il bullo, ragazzo/a che compie l’atto;le vittime, coloro che subiscono;gli osservatori che assistono, in maniera più o meno passiva, alla performance.

E’ importante sottolineare che dietro ad ogni episodio di cyberbullismo ci sono, per la maggior parte dei casi, bambini ed adolescenti, che assorbono le conseguenze dell’essere vittima, ma anche attore o spettatore, e che dovendosi rapportare, a computer spento, con la vita reale di tutti i giorni, trovano enormi difficoltà nell’accettare se stessi e mescolarsi con il gruppo dei pari.Ad ogni modo esistono due forme di cyberbullismo:e-bullying diretto che consiste nell’uso di Internet per inviare messaggi minacciosi alla vittima;e-bullying indiretto che consiste nel diffondere messaggi dannosi o calunnie sul conto della vittima.L’aspetto preoccupante del fenomeno è che i ragazzi che non hanno il coraggio di interpretare i bulli nella vita reale, trovano attraverso il computer il modo di immettere la propria violenza in Rete, senza uscire allo scoperto, in assoluto anonimato ma con conseguenze psicologiche del tutto simili al bullismo.Attraverso computer, smartphone e tablet, utilizzati soprattutto delle generazioni più giovani, come confermano i dati Istat, è possibile agire nell’anonimato; reiterare la condotta; diffusione immediata, con una cassa di risonanza altissima, dell’azione lesiva; esclusione di possibilità di controllo da parte degli insegnanti e/o genitori.Il cyberbullo grazie all’anonimato, garantito da Internet riesce per sino a sentirsi irresponsabile delle azioni commesse in danno di altri.Quali sono le conseguenze del cyberbullismo?Secondo uno studio condotto da Telefono Azzurro, i bulli possono presentare un calo nel rendimento scolastico, difficoltà relazionali, disturbi della condotta. L’incapacità di rispettare le regole può portare, nel lungo periodo, a veri e propri comportamenti antisociali e devianti o ad agire comportamenti aggressivi e violenti in famiglia.Per le vittime il rischio è quello di manifestare il disagio innanzitutto attraverso sintomi fisici, ad esempio mal di pancia o mal di testa, oppure segnali psicologici, quali incubi o attacchi d’ansia. Alla lunga, le vittime mostrano una svalutazione di sé e delle proprie capacità, insicurezza, difficoltà relazionali, fino a manifestare, in alcuni casi, veri e propri disturbi psicologici, tra cui ansia o depressione.Gli osservatori, infine, vivono in un contesto caratterizzato da difficoltà relazionali che aumenta l’insicurezza, la paura e l’ansia sociale. Il continuo assistere ad episodi di “violenza” può rafforzare una logica di indifferenza e scarsa empatia, portando i ragazzi a negare o sminuire il problema.

Dopo aver diffusamente trattato le varie tematiche legate al CyberBullismo, gli studenti del Pitagora hanno aderito al progetto “Ciak: un processo simulato per evitare un vero processo” che da anni è organizzato dal Tribunale per i Minori di Catanzaro, grazie all’appassionata regia del Presidente, dott. Trovato. Diversamente dal solito, il nuovo teatro della simulazione è stato il foro di Castrovillari !II 18 gennaio, infatti, presso un’aula del Tribunale, gentilmente concessa dalla Presidente dott.ssa Chiaravalloti e dal Presidente della Sezione Civile dott. Di Pede, gli studenti si sono calati nei tanti ruoli dell’aula di giustizia; sono diventati, per qualche ora, la vittima, gli imputati, il P.M., i testimoni, gli avvocati.L’iniziativa, sostenuta D.S. Prof. Bruno Barreca, ha avuto il lodevole scopo di coinvolgere gli alunni delle prime classi dei vari corsi di studio per impersonare i protagonisti di un processo a carico di minori, così da far prendere coscienza ai giovanissimi interpreti delle conseguenze, spesso nefaste, di molte azioni delle quali sempre più spesso si sottovaluta la portata.Particolarmente attuale l’oggetto del processo interpretato dai ragazzi: un caso di Cyberbullismo!Anche quest’anno, la coordinatrice del progetto, la prof.ssa di diritto Patrizia Mauro, coadiuvata dalla prof.ssa Giuliana Stabile, ha imperniato buona parte dell’attività didattica per indurre gli alunni a comprendere, oltre che ad apprendere, le nozioni giuridiche connesse con simulazione interpretata.Dopo il saluto iniziale dell’avv. dott.ssa Vanessa Avolio, hanno guidato e coordinato gli alunni nell’interpretazione processuale, spiegandone gli aspetti rilevanti, il Giudice Onorario del Tribunale per il Minori, dott. Raffaele Crescenzo, gli avv. della Camera Minorile di Cosenza, dott.sse Annarita De Franco e Gabriella Cavallo, e la stagista, Dott.ssa Francesca Marica. Bravi, emozionatissimi e veramente calati nei propri ruoli i discenti della scuola che meritano di essere citati: Mariagrazia Altimari, Lucia Bruno, Leonardo Di Franco, Saverio Carriuolo, Naike Di Mare, Michela Lo Caso, Paolo Guaragna, Francesca Fusaro, Ilenia Tufaro, Ester Valente, Francesca Durante, Davide Di Sanzo, Walter Palazzo, Rossella Donadio, Federica Rugiano, Vincenzo Giannitelli, Sara Iannibelli (autorevole Presidente), Giuseppe Impieri (un Luca credibilissimo) e Martina Donato (una Gaia molto coinvolgente).La bella avventura del 18 febbraio 2017 si conclude con l’assoluzione piena del gruppo di alunni imputati; tutti, sicuramente, hanno compreso il valore della legalità e focalizzato l’attenzione su una vicenda tipica dei tempi di oggi nei quali i giovani adulti, circondati da tante cose materiali, appaiono spesso fragili e faticano a creare un vero dialogo non solo all’interno della famiglia, ma anche con i coetanei.Ancora una volta la scuola e la giustizia minorile hanno cooperato per promuovere comportamenti sani e civili nei cittadini di domani .Il lavoro si concluderà con un spot in fase di realizzazione da parte dei ragazzi.

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