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Ukemi, la caduta nella pratica dell’Aikido

Tratto da “ACCORDAGES. La nouvelle revue des praticiens de la méthode G.D.S.”

N°4 2° semestre 2015

Testo di Thibaut Chatry, Fisioterapista

Traduzione: Fabio Colonnello

La caduta… Dopo il nostro primo tentativo di sottrarci alla gravità per tenerci in piedi, ogni gesto, ogni schema motorio di apprendistato, è realizzato con come primo criterio di non scegliere, e ciò, di maniera più o meno cosciente in funzione della difficoltà della prova. Nella nostra civiltà, cadere possiede una connotazione delle più negative. Cadere è associato al fallimento o all’errore. Ma l’importante non è la caduta, è l’atterraggio.

COS’É L’AIKIDO?

Nell’Aikido, le cadute sono legioni. I corsi sono ritmati dal suono delle cadute di ciascun praticante. L’Aikido è un Budo moderno, cioè un’arte marziale giapponese che ha saputo addomesticare delle tecniche omicide plurisecolari per diventare un metodo di educazione dell’uomo. Il lavoro viene generalmente fatto in due e si conclude, il più delle volte, con l’immobilizzazione di uno dei due partner. Ukemi, che significa letteralmente “ricevere con il corpo”, è l’arte di cadere preservando la propria integrità dall’attacco del partner e dal contatto con il suolo. L’Ukemi permette a colui che esegue la tecnica di completare il suo movimento senza temere di ferire il suo partner. Per colui che cade, gli permette di imparare a sentire, a schivare e a seguire il movimento dell’attaccante restando centrato e potere così eventualmente restituire, rimandare la tecnica avversa. L’apprendistato della caduta è quindi, nell’Aikido, un lavoro di base generalmente affrontato sin dal primo corso, e che non cessa di essere perfezionato in seguito.

DALLA MECCANICA…

Esistono differenti cadute di base nell’Aikido. Le prime affrontate e che ci interessano sono le cadute in avanti e all’indietro. La caduta in avanti consiste, in maniera caricaturale, nel rotolare dal mignolo alla quinta falange del piede opposto. Il contatto col suolo fiancheggerà la faccia esterna del membro superiore, che sarà collocato con un arco, fino alla spalla. Poi correrà verso l’anca opposta incrociando la linea mediana, e seguirà allora la faccia esterna del membro inferiore fino alla quinta falange del piede. Al contrario, la caduta all’indietro inizia dalla quinta falange per terminare al mignolo opposto. A poco a poco, la capriola diventa sempre più fluida e uniforme, le interruzioni nel movimento si cancellano e la “cifosi” si installa dalla mano fino al piede. Questo gesto di avvolgimento permette di distribuire la potenza dell’impatto su una grande lunghezza e di conservare l’energia cinetica per rialzarsi rapidamente con il minimo sforzo.

Da un punto di vista meccanico, questo movimento sembra propizio contemporaneamente per liberare la rachide di una influenza della PM o della PA-AP, ma anche per restituire il dominio all’AM.

… ALLE SENSAZIONI

Durante la caduta, il suolo diventa un interlocutore. Il vuoto che ci circonda ditenta pieno e il contatto contro questa superficie piana permette di ritrovare e di essere consapevoli dei limiti e dei volumi del corpo. Il suolo diventa un attrezzo di massaggio e dona un ritorno sensoriale sul proprio stato di tensione.

Da un punto di vista più comportamentale, l’addomesticamento della paura istintiva della caduta e la sensazione del suolo, che diventano una qualche sorta di contenitore, possono essere dei mezzi per appagare il sentimento di sicurezza che caratterizza una buona AM.

GINNASTICA IN CIRCOLO?

Da un punto di vista più globale, il movimento comincia dall’apertura e dalla rotazione dell’anca per lasciare scendere il tronco (PL). Poi, avviene la presa di contatto della mano col suolo con il membro superiore collocato in posizione di funzione (arco con spalla bassa (AL)). Adesso l’avvolgimento del corpo permette di cadere rialzandosi (PA e PM). Infine, il corpo torna a una posizione di equilibrio leggera, all’erta, pronta a reagire e ad adattarsi al minimo stimolo (PA(AP)). Le cinque strutture sono dunque alimentate da un movimento che permette a ciascuna di esse di ritrovare le proprie funzioni primarie:

PL: l’apertura delle anche per andare a “cogliere ed accogliere” il suolo.

AL: la coesione della cintura scapolare e il suo legame con la cintura pelvica.

AM: l’avvolgimento del tronco e la rassicurazione.

PM: il ritorno alla posizione bipede tramite lo srotolamento.

PA (AP): uno stato di equilibrio “ricettivo”.

CONCLUSIONE

Una della maggiore paure dell’uomo è quella di cadere, di non potersi rialzare. La pratica delle cadute risveglia il nostro istinto di protezione, lo stesso che ci spinge a proteggere il nostro corpo quando cadiamo. Come la cura con i nostri pazienti ci insegna ogni giorno, non basta liberare e rendere più agili. Ancora è necessario riprogrammare il gesto giusto. È tramite la ripetizione che, caduta dopo caduta, il corpo si rinforza, si modella in questo avvolgimento che diventerà sempre più naturale e armonioso.

REFERENZE BIBLIOGRAFICHE

PAGE C., JUMBI DOSA. La préparation en Aïkido. 2007

DENYS-STRUYF G., La structuration psychocorporelle de l'enfant, ICTGDS, 2010 TAMAKI L., www.leotamaki.com

CAMPIGNION Ph., Les chaînes musculaires et articulaires G.D.S.Les chaînes antéro-médianes, Ed. Ph Campignion, 2010.

RAJI J., 2014. Jaff RAJI, l'ukemi élevé au rang d'un art, par Léo TAMAKI.

DRAGON magazine Hors-Série, n°3, p°73.

HOMMA G., Vivre l'Aïkido, Budo Editions, 2006, 174p.

Traduzione: Fabio Colonnello

Created By
Fabio Colonnello
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Credits:

Created with images by makunin - "martial arts aikido japan black belt sports"

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