Elegant Ink un viaggio inaspettato in un piccolo grande mondo ammaliante

Vi siete mai chiesti cosa abbia provato Alice dopo l’atterraggio nel paese delle meraviglie? Sappiamo perfettamente cosa ha visto, cosa ha sentito, con chi ha parlato.. ma cosa ha provato, lo sappiamo? Mi sono resa conto che nessuno me lo aveva mai mostrato, mai mi era stato spiegato quel che di più importante Alice ci poteva regalare: ciò che succedeva dentro di lei, il turbinio cangiante di emozioni e sensazioni che un angolo di mondo inaspettato e sorprendente le aveva saputo donare.

Grazie a Dio quel che non mi era stato trasmesso indirettamente da esperienze altrui lo ho ricevuto nel modo migliore, o forse effettivamente nell’unico modo possibile: vivendolo.

Tramite cause e casi incrociati della vita è successo che un giorno, con la mia pelle intatta come la volta che sono venuta al mondo, coi miei capelli che sempre hanno conservato il loro castano naturale e il loro proprio modo di cadermi sulle spalle, con la matita e un burrocacao come unico trucco cosmetico d’uso ordinario, con i miei jeans e il mio comodo maglioncino ocra slavato, in un giorno anch’esso ordinario mi è capitato di entrare nel mondo di Elegantink, il regno della body art.

E porca miseria, di certo non lo sapevo, ma Alice, nell’istante in cui io afferravo quella maniglia d’ingresso, ha fatto il gran capitombolo nel vuoto, e quando ha riaperto gli occhi era proprio lì, nel mondo delle Meraviglie, nel mondo di Fema.. tattoo, piercing e body art.

L’ingresso è un salottino accogliente e allo stesso tempo sottilmente conturbante. C’è un vecchio e imponente divano barocco, dall’aria austera e dagli angoli lisi, accompagnato a due poltrone a lui simili, schienali curvi e braccioli alti, legno intagliato e tessuto damascato. Morbidi e gonfi cuscini sono distribuiti in giro, non sia mai qualche ospite possa rimanerne privo. Dietro, a chiudere e avvolgere questo angolo, la parete è di un leggero grigio satinato, riempita e resa vissuta, dal soffitto al pavimento, da quadri e cornici, dipinti e incisioni, oggetti svariati. Un grande specchio intagliato fa risuonare in profondità l’ambiente.

Un piccolo salottino accogliente quindi.

Ma non proprio.

Una sottile e indecisa sensazione mi spinge a ripercorrere con lo sguardo tutto ciò che gli occhi avevano appena sfiorato.

E qualcosa dentro scatta.

Le fodere dei cuscini ci rimandano ritratti di animali antropomorfi e di teschi tra fiori; la parete è una sapiente costruzione di accostamenti di sacro e profano: crocefissi accostati a crani di animali, ex voto cristiani accompagnati da corna di cervi, dipinti romantici anneriti dal tempo appesi subito accanto a sacre e dal tempo dimenticate reliquie di santi e beati.

La grande finestra riversa all’interno una luce radente che sfiora uno dopo l’altro gli oggetti, creando su di essi ombre inconsistenti e portando fino a noi un piccolo brivido di piacevole straniamento.

Capisci subito di essere entrato in un mondo ammaliante.

Da dietro il grande separé che divide l’ampio open space in due ambienti arrivano i suoni di un lavoro quotidiano ben rodato: il rumore degli aghi, il frusciare degli stencil preparatori, le voci e le risate, le chiacchiere rilassate. Ai suoni corrispondono le immagini: se ti affacci vedrai i tatuatori al lavoro, intenti a dare forma a ciò che i clienti riescono solo a immaginare. Ci vuole un po’ ad abituarsi alla tranquillità con cui l’artista imprime per sempre sulla pelle linee e significati, dando vita a messaggi eterni. E tra i ronzii dei tratti di inchiostro di chi già si è completamente affidato all’arte del tatuatore si può assistere anche al miracolo della nascita, quando cliente e artista si confrontano e il secondo aiuta il primo a capirsi e a capire ciò che vuole.

Tutti qui lavorano di concerto e mentre si muovono nella stanza, da un lettino all’altro, sembra quasi compiano una danza. Sembra danzino così insieme da sempre, ciascuno nel suo ruolo, ognuno un mondo.

Perché non ci troviamo in un semplice luogo di lavoro con tanti professionisti interscambiabili, qua è una squadra di artisti che portano avanti un progetto comune di crescita condivisa, in cui ognuno mette in gioco il proprio stile e la propria personalità, ognuno ha il suo settore di competenza, ciascuno ha il proprio personale tocco magico.

L’atmosfera è un mix magico di professionalità e allegria, qualità e vivacità.

In poco tempo si riesce ad adocchiare tutti i protagonisti di questo mondo, alcuni concentrati a lavorare, con la testa china e le mani che scorrono abili sui corpi che a loro si sono affidati, altri li vedo ogni tanto passare, andare e tornare, fermarsi a parlare. Ridono e scherzano, gli sguardi sono complici, gli ammiccamenti rapidi e frequenti.

Hanno negli occhi il sapore di una gioventù che, pur crescendo, ha saputo conservare la carica gioiosa e la vivacità di spirito che li trascina come una piena nella strada che hanno intrapreso.
Mi trovo tra dei bimbi sperduti che hanno scelto di crescere e di portare nel mondo reale la loro personale isola che non c’è.

C’è Hellionor, una piccola Trilly dark e cazzuta, la minuta e tosta fata degli aghi e dei piercing, rossetto nero, capelli neri, abiti neri, pelle diafana; c’è Maura, che ammette subito di non essere tanto una segretaria, in realtà qua dentro è la tata di tutti, una Wendy ricoperta di tatuaggi con solo qualche spazio bianco qua e la da riempire; c’è Prosa, c’è Michele, c’è Kippy, c’è Davide che si è appena unito alla banda, e si vede che gli piace.

E poi ovviamente c’è Peter, chiamatelo Fema, capisci che è lui da come gli sguardi degli altri gli convergono intorno.

E' il capo banda, il fondatore, il trascinatore, colui che ha dato inizio al sogno.

Ma non è più solo un sogno, è una realtà: è Elegant Ink, tattoo e piercing. Body Art.
Fotografie di Marco Ciampelli

Testo di Anna Lobina

Created By
Anna Lobina
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Credits:

Marco Ciampelli

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