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Scandalosa Olympia Guardiamo il famoso dipinto di Edouard Manet attraverso gli occhi dei contemporanei

Daumier mette in caricatura lo sconcerto dei visitatori:

“ ma perché diavolo questa grossa donna rossa di capelli in camicia, si chiamerà olympia, amico mio?”Risposta dell’amico: “ puo essere la gatta nera che si chiama Olympia.”

E il gatto spaventato? cos'ha che non va? Il gatto è terrorizzato perché non riconosce l'uomo che sta entrando nella stanza. Un indizio che fa capire che si tratti di una prostituta.

Questo quadro non venne esposto da solo. Manet aveva molto precisa la collocazione dell opere che mandava. Il quadro di Olympia è messo insieme ad un quadro religioso “ il cristo deriso dai soldati”.

Una servitrice di colore, (che scandalo!) porta un mazzo di fiori alla nostra Olympia. Forse arrivano da un cliente, o forse da un ammiratore.

Lo scandalo è tale che alimenta una serie infinita di caricature. Si sfrutta sempre il “problema” della servitù di colore nel quadro che all’epoca era scandaloso, al punto che con Bertall la "negress" diventa un Carboniaio .

Lo sguardo è rivolto all’esterno, verso uno spettatore che non la possiede. Occhi neri, rotondi e grandi: sono esattamente il contrario degli occhi allungati della tradizione ottocentesca. Palpebre asimmetriche, una bocca non pittorica e non definita in una linea precisa come vorrebbe la tradizione.

Non abbiamo alcun tentativo di armonizzare e farla diventare sciolta, troviamo una chiusura e riservatezza che non rimanda al nudo tradizionale. Volto poco generico, ma allo stesso tempo illeggibile. Si rivolge allo sguardo dello spettatore e allo stesso tempo crea una resistenza.

La cosa che ci colpisce leggendo le 178 recensioni all’olimpia di Manet è che due di queste vogliono far notare la derivazione dalla Venere di Urbino di Tiziano. Adrianne Candalupp “ le grand journal”- maggio 1865.

Una specie di gorilla femmina, circondata di nero, scimmiotta su un letto, nella sua completa nudità, l’attitudine erotica della venere di Tiziano. Braccio destro allo stesso modo che si tende ad una sorta di contrazione impudica. Piu esplicita la Venere di Tiziano, ma la mano sulla coscia dell’Olympia, imperioso da un lato e freddo dall’altro, genera un meccanismo di impudicizia.

L’altra recensione dice che l’amante della Venere di Urbino è un legittimo marito perché il cane non si sveglia, mentre nell’Olympia, il gatto è terrorizzato.

La critica afferma che, quello dell'Olympia, è un copro disunito e sproporzionato con busto corto e seni troppo alti. Manet sottolinea la crudezza dei passaggi e ne fa un corpo enfaticamente lineare e allo stesso tempo c’è una paradossale esistenza tra indefinito e definito eccessivo. I contemporanei di Manet lo descrivono come un cadavere: una donna morta intinta nel gesso

Created By
Francesca gigli
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