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TRIDUO PASQUALE GIOVEDì SANTO 9 aprile

Nella celebrazione del Triduo pasquale la Chiesa fa memoria della passione, morte, sepoltura, risurrezione di Gesù Cristo. È questo il momento vertice dell’intero anno liturgico, momento cioè che sintetizza l'opera di salvezza del Padre nei confronti del mondo. È questo il momento fonte della fede-speranza-carità della Chiesa, la festa, che dà origine a tutte le feste.

Il Giovedì Santo ringraziamo il Signore per il dono dell'Eucaristia, mistero d'amore che ci insegna a fare della nostra vita un dono. Lo ringraziamo anche per il dono dei sacerdoti che nelle nostre comunità annunciano il Vangelo con generosità e dedizione. Lo ringraziamo, infine, per il comandamento nuovo e grande dell'amore fraterno.

Mettiti alla presenza del Signore. Fai silenzio intorno e dentro di te, ripeti: «Signore, eccomi davanti a te. Dammi di vivere questo tempo solo con te».

Fai il segno di croce lentamente, pensando che il Signore è nella tua mente, nel tuo cuore, in tutta la tua vita.

Il dono dell'Eucaristia

Leggi il brano con grande attenzione, più di una volta. Fermati sui gesti (prende il pane, rende grazie, lo benedice, lo spezza e lo distribuisce) e sulle parole di Gesù ('prendete', 'mangiate'). Lascia che la Parola entri nella tua mente e scenda nel tuo cuore.

Dal Vangelo secondo Luca

Quando venne l'ora, Gesù, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel Regno di Dio».

E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: «Prendetelo e fatelo passare tra di voi, perché vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il Regno di Dio».

Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me».

E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi».

Confronta la Parola di Dio con la tua vita: pensieri, desideri, sentimenti, decisioni. Se ti sono d'aiuto utilizza gli spunti seguenti per meditare il brano.

All'inizio della Pasqua c'è un grande desiderio («Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi»), più forte di quello dei discepoli, più alto di ogni aspettativa. Ciascuno di noi è ospite di questo desiderio, di questa volontà di bene, che si manifesta in circostanze drammatiche.

In questa cena c'è la sintesi perfetta tra la solennità del momento e l'ordinarietà dei gesti. C'è il sedersi a tavola, il ricevere un calice e farlo passare tra amici, la condivisione del pane: gesti di squisita ferialità, compiuti mille altre volte. Eppure c'è anche tutta la gravità e la serietà di una celebrazione unica. È l'ultimo rendimento di grazie. Raccogliamo l'invito a ritrovare la santità dei segni quotidiani, delle piccole cose di ogni giorno. E insieme ad esse la bellezza delle 'eucaristie feriali', che ci formano come discepoli e ci conformano all'unico Maestro. (Don Davide Caldirola)

Tutte le volte che celebriamo l'Eucaristia nel ricordo dell'ultima cena ripetiamo i quattro verbi eucaristici (prendere, benedire, spezzare, donare). Spesso rischiamo di arrivare subito al donare, dimenticandoci di vivere gli altri tre verbi: il cristiano è l'uomo dell'eucaristia, dunque colui che dà. In realtà solo se viviamo gli altri verbi, doniamo nella forma e nello stile di Gesù. Egli prende ciò che gli è stato dato e che ha ricevuto. E benedice, ringrazia per ciò che gli è stato dato. Riconosce che la vita è una grazia, che merita un ringraziamento. Prima di arrivare frettolosamente al donare, iniziamo a ringraziare per quello che siamo. Se non ci dimentichiamo di essere figli, se rammentiamo di aver ricevuto la vita, saremo discreti, delicati, quando vorremo donare. Non saremo offensivi, inopportuni, perché ci ricorderemo della fatica che ogni giorno affrontiamo per ricevere. (Don Cesare Pagazzi)

Sosta qualche istante in silenzio e apri il tuo cuore alla preghiera e all'adorazione.

O Gesù, noi crediamo che il tuo Corpo è veramente cibo, che il tuo Sangue è veramente bevanda delle nostre anime sotto le specie del pane e del vino. Noi crediamo che nell'Eucaristia ti fai nostro contemporaneo e ci sostieni nel cammino della vita. Fa' che l'Eucaristia sia davvero il centro, il cuore della nostra vita cristiana, la sorgente inesauribile della riconciliazione, la medicina che ci guarisce dai peccati, accresce la carità e rende più solida la comunione ecclesiale.

Il comandamento dell'amore

Il Signore si alzò da tavola, verso dell'acqua in un catino, e cominciò a lavare i piedi ai discepoli: ad essi volle lasciare questo esempio.

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Gesù non prende tra le mani la testa dei discepoli con tutti i loro sogni, gli ideali, i propositi, i desideri. Il Figlio di Dio si mette in ginocchio davanti alla ciurma scompaginata dei suoi amici e prende tra le sue mani i loro piedi, cioè il contatto con la terra, le fragilità, le debolezze, le povertà.

I piedi sono l'equilibrio, il cammino e reggono tutto il peso del corpo. I piedi dicono verso dove stiamo andando e verso chi stiamo camminando. I piedi possono fare radici, sprofondare nell'immobilità e gonfiarsi di egoismi.

Oggi, anche i nostri, sono nelle mani di Gesù. Il Rabbì di Nazareth ci spoglia di tutte le nostre maschere e di tutte le nostre corazze. Davanti a Lui possiamo essere quello che siamo, non dobbiamo vestire altri panni o entrare nel ruolo. Davanti a Gesù possiamo davvero svestirci di tutti i nostri travestimenti. Lui conosce il nostro cuore, sente vibrare le nostre passioni e nostri dolori, conosce la nostra sete di verità e le povertà quotidiane del nostro vivere. (Don Roberto Seregni)

Concludi questo momento di riflessione e di preghiera ascoltando la testimonianza di Noemi Renzi, medico di pronto soccorso di un centro Covid 19. Appena finito il turno di notte, ci racconta una sua giornata in ospedale. (Fonte: Fraternità di Romena www.romena.it)

Signore Gesù, come nell’Ultima Cena con i tuoi amici, ora sei in mezzo a noi come colui che serve. Tu, l’Altissimo, ci onori del tuo servizio. Umile ai nostri piedi, ce li lavi, ce li baci, ce li profumi di crisma, ce li calzi di mansuetudine e di pace, per farci camminare dietro di te fino alla Casa del Padre. Signore Gesù, pur essendo stolti e lenti di cuore, desideriamo saperti imitare e, nel tuo nome, di servirci a vicenda, per rendere visibile nei nostri gesti la tua immensa carità. Amen.