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Sabato Santo la veglia delle veglie

Preparati

Scegli un posto comodo dove pregare e dove non sei disturbato da altri

Tieni a portata di mano le cuffiette perché possono servire

Inizia con il SEGNO DELLA CROCE

Fai SILENZIO: stiamo ancora vivendo la morte di Gesù

Ripercorri la vita di Gesù con questa canzone. Prova a dire anche te "resto con TE"

Per iniziare

Siamo al culmine della nostra fede: Cristo risorge, vince la morte e dona una nuova vita. Ha dovuto subire la passione, la solitudine e il tradimento dei suoi amici più stretti, l'atrocità della morte in croce. Tutto è compiuto: Cristo scende nelle profondità delle tenebre e ci trascina alla luce della vita.

Non ce l'avremmo mai fatta da soli: nonostante tutti i nostri sforzi e le nostre capacità, solo Cristo può dare vita dove vita non ce n'è.

Morte e vita continuamente si affrontano: ascoltiamo allora una testimonianza

Morte e vita SI AFFRONTANO in un prodigioso duello…

Mentre tutti seguiamo con trepidazione gli sviluppi della pandemia da covid-19, lunedì è arrivata questa creatura incredibile, che ci permette di aprire una finestra sul rapporto vita-morte che accompagna la nostra gente. La piccola era nata da 4/5 giorni, da una mamma al primo parto (quindi verosimilmente attorno ai 14 anni), che di parto è morta. Nata prematura, senza mamma, ha già provato la fame, perché la famiglia non è stata in grado di trovarle latte.

Chiaramente niente incubatrice, nessuna altra cura specifica. Solo, sapendo che c’è questo servizio curato da suor Angeles, si presentano col fagottino il giorno proprio. La suora cerca un biberon più piccolo e la creaturina si attacca avida per mangiare: lotta per sopravvivere. In questi giorni la famiglia è rimasta qui a Chipene, per controllare sia come reagisce la bimba, sia come la famiglia le dà il latte. Per ora resiste!

La nostra, di per sé, non è terra di fame per guerra o altre calamità: la gente soffre spesso per i capricci del clima e i parassiti che possono compromettere le coltivazioni (perché qui si mangia quel che si riesce a produrre. Impossibile comprare alimenti, visto che non ci sono soldi). Però esistono situazioni particolari che creano condizioni critiche, particolarmente per i bambini: mamme che muoiono di parto o di complicazioni post parto, mamme che non hanno latte sufficiente per allattare, nascita di gemelli…

Talvolta l’ignoranza unita alla superstizione riesce a peggiorare le cose. Il senso della famiglia è molto più ampio di quanto sia in Italia e sempre è presente in tutte le situazioni di vita. Se ci sono delle necessità, la famiglia della donna si fa carico di sostenere nella difficoltà: muore una mamma, o si perdono ambedue i genitori? Sempre ci sarà qualcuno che provvede! Ma… se una donna muore di parto può essere molto più problematico: è facile attribuire al neonato la responsabilità di quella morte e bollarlo come portatore di “feitiço”, di malocchio. Le altre donne con bambini piccoli si guarderanno bene dal mettere a rischio se stesse e i loro piccoli accogliendo in casa quel pericolo. Chissà quante morti “invisibili”, collegate con queste dinamiche, esistono tra la nostra gente!

Dopo essere nati vivi e avere la mamma sopravvissuta, non è detto che tutto fili liscio: molte donne sono in difficoltà ad allattare i propri figli. A volte non hanno latte sufficiente: una mastite (non curata, perché qui è così) compromette la capacita del seno di produrre latte; i casi di parto gemellare o trigemellare mettono sotto sforzo la mamma che normalmente non riesce a tenere il passo della fame dei suoi piccoli (lei stessa avrebbe bisogno di una dieta migliore). Almeno per questi bambini qualcosa di minimamente organizzato esiste, a livello di gestione sanitaria e anche nelle missioni. È delicato il punto del latte, perché richiede molta cura per l’igiene del biberon e la disponibilità di acqua pulita, altrimenti si uccide il bambino. Più semplice quando si può passare alle pappine. La ricetta di suor Angeles è super nutriente: farina di mais, latte in polvere, foglie seccate e macinate (ferro e altri sali), bucce d’uovo macinate (calcio).

Anche in questo caso è necessario vigilare: può succedere che il preparato consegnato per il piccolo (per 15 giorni) sia buttato tutto nel pentolone e riempia la pancia di tutta la famiglia per un giorno. Poi il bimbo torna alla fame. È capitato anche che mamme si siano bevute il latte del figlio per essere loro più forti e dare più latte (del loro) al figlio. E chissà quanta aneddotica si potrebbe aggiungere. Per questo i bambini sono monitorati, pesati ogni volta che vengono al centro.

Quando i bambini sono svezzati, entrano nella vita “normale”. Generalmente attorno ai due anni arriva un altro fratellino che li toglie dalla mamma, affidandoli alla cura dei fratelli maggiori. Il passaggio dal latte materno al cibo comune ha i suoi rischi: le pessime condizioni igieniche di base provocano molte malattie. I pancioni gonfi dei bambini sono sempre segno di parassiti e malattie gastrointestinali. Anche queste normalmente non trattate.

E si devono affrontare tutte le altre malattie: quelle endemiche, come malaria e tubercolosi, e quelle che ciclicamente emergono, come morbillo e colera. Quest’anno una prolungata epidemia di morbillo ha colpito dappertutto facendo molti morti, a dispetto delle campagne di vaccinazione realizzate.

Il confronto tra morte e vita qui, di fatto, è quotidiano. Molte volte vissuto in un fatalismo rassegnato (e per questo inopportuno), rafforzato da tutte le carenze strutturali che alimentano nella gente il senso di sentirsi abbandonati da tutte le istituzioni.

Se avanzerà l’epidemia di covid-19? Tutti sono molto preoccupati, ascoltano la radio, fanno passa parola: capiscono poco o niente, ma hanno ancora più paura. Concretamente potrebbero attribuire i sintomi alla malaria e continuare, indifesi, la vita di sempre. Se la malattia prendesse piede, il mondo della superstizione sarebbe particolarmente sollecitato, con esiti imprevedibili. È notizia di questi giorni di due mozambicani linciati in Malawi perché ritenuti portatori della malattia.

A Pasqua cantiamo: Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello… qui la vita e la morte si affrontano quotidianamente. Noi missionari accompagniamo con preoccupazione anche quanto succede nelle nostre terre. Con un po’ di amarezza: le enormi risorse messe in campo per affrontare l’epidemia e le sue conseguenze evidenziano ancora una volta che la nostra gente vive in un altro mondo, di serie B, o C … o Z. Questo io non riesco ad accettare!

Nella Pasqua di Gesù la Vita ha vinto, per questo si continua a sperare e a lavorare. Con questa forza nel cuore penso che noi cristiani dovremmo essere più vivi, più attivi, più compromessi, più lungimiranti… con competenza e senza dare spettacolo: servono umili operai.

don Lorenzo, sacerdote missionario diocesano a Chipene, Mozambico

Entriamo allora nel clima della Veglia attraverso i segni che la contraddistinguono

Fuoco

Almeno 400.000 anni fa. Probabilmente “addomesticando” l'effetto di un fulmine. Questo, forse, l'inizio del rapporto dell'uomo col fuoco. Nel frattempo ha assunto numerosi scopi; dall'Homo Erectus fino a noi: difendersi , cucinare, riscaldarsi, lavorare, illuminare, … e numerosi significati!

Il fuoco è anzitutto segno di potenza e forza. Pensiamo a quanto accaduto l'inverno scorso in Australia… indomabile potenza!

Fuoco anche come simbolo di luce. E quanto è suggestivo vedere il cielo Pasquale entrare nella chiesa buia. Quanta luce si propaga da quella piccola fiammella… come le stelle nel buio della notte.

Fuoco che consuma: il cero brucia, si accorcia e diventa offerta, sacrificio. Fuoco che arde, che sviluppa calore, che scalda.

Ecco perché il fuoco rappresenta bene il Cristo Risorto: la potenza della sua vita indistruttibile, della sua luce che rompe le tenebre della paura per dare speranza di futuro, grazie al suo essersi consumato e sacrificato, per comunicarci il suo calore intenso, la sua vicinanza eterna, il suo amore sconfinato.

Parola

È il libro più stampato e più tradotto. persino più del catalogo dell’Ikea. Ha troppe pagine per essere letto da cima a fondo e non è tanto avvincente da diventare la lettura serale da pantofole e tisana. La Veglia Pasquale ci seleziona alcune pagine della Bibbia che parlano di Cristo: Nella sua risurrezione vediamo il compimento di tutta quella storia sacra venuta prima e il germoglio della futura.

Ogni cosa creata, trova il suo scopo in Cristo; soprattutto l'uomo nella sua creatura lita, scopre di non esserci per caso (I lettura). Nella scena di Isacco virgola che si porta sulle spalle il legno per il sacrificio, vediamo il Crocifisso che si dona a noi (II lettura). Nella liberazione dall’Egitto ci ricordiamo di essere salvi grazie alle straordinarie opere che Dio ha compiuto nella nostra vita, dal passaggio del Mar Rosso, al Battesimo in Cristo, fino a tutti quei passaggi di gioia Pasquale che hanno cambiato la nostra vita (III lettura). E già intravediamo la Chiesa, sposa di Cristo e comunità dei credenti che hanno attraversato le acque pasquali del Battesimo, quando Isaia scrive: “ti raccoglierò con immenso amore” (IV lettura). Chiesa che germoglia dalla Sorgente di salvezza, da Lui che “come la pioggia e la neve” la rende feconda (V lettura). Infatti, il buon credente, cioè colui che vive con risorto nel cuore, non è privo di Sapienza, perché ha inteso “ciò che piace a Dio” e riconosce il sapore buono dello stare con Lui (VI lettura), dal momento che ha accolto il dono dello Spirito nel proprio cuore nuovo (VII lettura).

Acqua

Il nostro pianeta è l'unico ad essere abitato, proprio per la presenza abbondante di H2O. E non a caso l'uomo ha sempre abitato in prossimità di fiumi e mari. L'acqua costituisce una parte essenziale del nostro metabolismo; anche di quello spirituale. Ce lo spiega San Paolo all'inizio dell'ultima Lettura: nella risurrezione di Gesù ci entriamo se con Lui decidiamo di morire. Persino la parola Battesimo, nella sua origine, mostra un significato di morte per annegamento. L'acqua diventa così parte della Liturgia della Veglia, perché aderire alla nuova vita significa affogare una parte di noi, del nostro orgoglio, dei nostri vizi, delle nostre piacevoli abitudini, della nostra paura. C'è da mettersi in gioco fino in fondo, come quei Santi di cui si richiamano i nomi e di cui si chiede l'aiuto , cercando di seguirne l'esempio. Non sia che Santi ci diventiamo pure noi…

Eucarestia

Vera e reale. Non falsa o finta. Così è la presenza di Gesù nell’Eucaristia. Per chi crede (cioè per chi è cristiano), questo è il modo di Gesù di stare al mondo, dopo Resurrezione e Ascensione: umilmente. Cosa di più fragile di una finissima particola? Cosa di più ordinario di un pezzo di pane? Eppure si tratta di Lui, del suo essere Emanuele, Dio con noi.

Il Risorto non vuole entrare a gamba tesa nella storia; ci lascia liberi di credere o meno, di fidarci di quel “offerto per voi” dell’Ultima Cena. Cristo si offre, non si impone. Eppure, sarebbe un vero spreco non vivere la convinzione che è ancora qui, presente. Sarebbe morto e risorto per nulla e per nessuno… e noi continueremo a morire e non risorgere, se non avessimo questo Pane del cammino.

Cammino come quello dei due che il giorno di Pasqua lo hanno riconosciuto dentro al Pane spezzato. Cammino che trova il punto di svolta per poter correre senza indugio (Luca 24) sulle strade della vita; una vita libera, scelta perché è una vita che rinasce davanti a quell’offerta, così potente da essere efficace nei secoli e per sempre. Ma soprattutto per noi, ogni volta che si celebra l’Eucaristia. È la Pasqua del Signore.

Entriamo nel Vangelo della Veglia Pasquale con il canto tipico della tradizione cristiana

Dal Vangelo secondo Matteo

Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte. L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto». Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti"

Cristo è risorto!!! Alleluia!!! Alleluia!!!

La morte non ha più potere! Niente può chiudere la tua vita! Cristo è risorto!

Prova ad esprimere questa gioia con una tua preghiera. Tutto quello che è successo, lo ha fatto per te! Parla al Padre... e lì che ti aspetta!

Termina poi la tua preghiera con un PADRE NOSTRO: non è uguale a quello che hai detto ieri. Oggi lo dici da figlio amato.

O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore risorto. Amen.

Concludi la preghiera con questo canzone che parla della buona notizia

BUONA PASQUA