Resurrezioni Vecchie immagini… nUove emozioni

Probabilmente viviamo nell'epoca più documentata della storia. Eppure, oggi più che mai, la nostra memoria è caduca e se non facciamo attenzione rischia di svanire. Quante immagini della nostra vita esistono solo sotto forma di numeri, memorizzati chissà dove nel mondo, su supporti che nemmeno possiamo leggere senza ausili. Si può far filosofia e affermare che la carta o persino la pietra potevano conservarli più a lungo. Ma non in eterno. La mia personale risposta è semplice: l'Universo non lo prevede. Tutto cambia. Tutto deve cambiare. È il prezzo della vita. Non deve spaventarci nemmeno la possibilità che i nostri ricordi sopravvivano meno di noi, che svaniscano mentre ancora siamo in vita. Perché si può rinascere molte volte lasciando i ricordi al loro destino o conservandone soltanto l'impronta che hanno lasciata impressa dentro di noi.

Tutto deve cambiare. Ogni tanto mi piace cavalcarla questa regola, riprendere in mano le mie fotografie e farle vivere di nuova vita. Senza stravolgerle, anzi a volte semplicemente osservando come il tempo ne ha mutato la percezione, il linguaggio. E così riscriverne, raccontandole, un pezzettino di storia.

Francesco

La campana di Cinquera (El Salvador, 1992)

La campana di Cinquera

Marzo 1992. Da poco più di un mese il governo di El Salvador e il FMLN (Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional) hanno firmato l'accordo che mette fine alla seconda più lunga guerra civile nella storia dell'America Centrale (l'orribile primo posto al Guatemala).

Poco più che ventenne giungo nel piccolo stato che festeggia a denti stretti, senza poter abbandonare l'ansia, la paura e la necessità del sospetto.

Nel piccolo pueblo di Cinquera, in una delle zone che più ha sofferto di aspri combattimenti, un chiesa distrutta dalle bombe e davanti ad essa uno di questi "cadaveri" infernali usato dagli abitanti come campana...

Recupero questa foto dopo essermi imbattuto per caso, su internet, in alcune immagini attuali dello stesso luogo. Davanti ad una chiesa ricostruita campeggia ancora la stessa "campana"!

Dimenticare, disimparare, ignorare. Di questi tempi sembrano la naturale tendenza del genere umano. Nella Giornata della Memoria pubblico l'immagine per testimonianza e fede che ciò non sia vero. Per non dimenticare nessuna atrocità...

Storia di una diapositiva di 23 anni... (La Habana, Cuba, 1993)

Storia di una diapositiva di 23 anni ovvero della caducità di un’epoca

Lei, la diapositiva, ha perso un po' della sua freschezza di gioventù. Io, nipote indegno di un nonno archivista, ho perso per una svista le scansioni che avevo fatto. Peccato… Poi spunta un Kodak Photo Cd di qualche anno più giovane e l’immagine è lì sulla stampina indice... Meno male!

“Photo Cd? Kodacosa? Bella zio ma come parli?” - mi risponde il giovane e rampante Photoshop CC 2015 - “Questa sarà roba dei tuoi tempi, roba da antenati... Che c'azzecco io?”. Antenati hai detto? Te li do io gli antenati…

Ricollegare i cavi del vecchio Mac da l’impressione di sellare un anziano purosangue per chiedergli ancora un’altra corsa. Il G4 parte con un rombo da bombardiere, scrollata la polvere dalla ventola il rombo lascia il posto al rumore di segheria che prelude la lettura del disco. Dopo un tempo che pare interminabile anche nonno CS3 risponde all'appello con gli occhi cisposi ed ecco! La vecchia diapositiva, salvata dall'oblio grazie ad un team di anziane tecnologie, ha davanti a se una nuova vita in bianconero. Semplice no?

Ed è passato solamente un decennio o poco più...

"… di sospetto e di fede nel mondo curioso dei grandi" (Bodeguita del Medio, La Habana, Cuba, 1993)

"… di sospetto e di fede nel mondo curioso dei grandi"

Un'altra diapositiva resuscitata a nuova, monocromatica, vita. Anche questa figlia delle "peripezie" che ho raccontato prima. Per questo scatto rubo il titolo da un verso della bellissima canzone Culodritto di Francesco Guccini.

La Bodeguita del Medio è un bar de La Habana Vieja, luogo di nascita del Mojito, ma divenuto famoso per la frequentazione di personaggi del calibro di Neruda, Allende e Hemingway dei quali restano tracce graffiate alle pareti. Oggi lo immagino travolto dal fuoco incrociato dei selfie.

Titoli di coda

Titoli di coda

Chissà se la mia generazione ingrosserà le fila del silenzioso esercito di "umarell" che commentano cantieri bicicletta alla mano o giocano a bocce, aspettando la sera che viene… Io credo di no. A noi toccherà morire sul pezzo. Ecco la più bella descrizione di ciò che, forse, noi non saremo…

Il pensionato

Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare, / l'odore quasi povero di roba da mangiare, / lo vedo nella luce che anch'io mi ricordo bene / di lampadina fioca, quella da trenta candele, / fra mobili che non hanno mai visto altri splendori, / giornali vecchi ed angoli di polvere e di odori, / fra i suoni usati e strani dei suoi riti quotidiani: / mangiare, sgomberare, poi lavare piatti e mani. / Lo sento quando torno stanco e tardi alla mattina / aprire la persiana, tirare la tendina / e mentre sto fumando ancora un'altra sigaretta, / andar piano, in pantofole, verso il giorno che lo aspetta / e poi lo incontro ancora quando viene l'ora mia, / mi dà un piacere assurdo la sua antica cortesia: / "Buon giorno, professore. Come sta la sua signora? / E i gatti? E questo tempo che non si rimette ancora..." / Mi dice cento volte fra la rete dei giardini / di una sua gatta morta, di una lite coi vicini / e mi racconta piano, col suo tono un po' sommesso, / di quando lui e Bologna eran più giovani di adesso... / Io ascolto e i miei pensieri corron dietro alla sua vita, / a tutti i volti visti dalla lampadina antica, / a quell' odore solito di polvere e di muffa, / a tutte le minestre riscaldate sulla stufa, / a quel tic-tac di sveglia che enfatizza ogni secondo, / a come da quel posto si può mai vedere il mondo, / a un' esistenza andata in tanti giorni uguali e duri, / a come anche la storia sia passata fra quei muri... / Io ascolto e non capisco e tutto attorno mi stupisce / la vita, com'è fatta e come uno la gestisce / e i mille modi e i tempi, poi le possibilità, / le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessità / e ancora mi domando se sia stato mai felice, / se un dubbio l'ebbe mai, se solo oggi si assopisce, / se un dubbio l'abbia avuto poche volte oppure spesso, / se è stato sufficiente sopravvivere a se stesso... / Ma poi mi accorgo che probabilmente è solo un tarlo / di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo: / non posso o non so dir per niente se peggiore sia, / a conti fatti, la sua solitudine o la mia... / Diremo forse un giorno: "Ma se stava così bene..." / Avrà il marmo con l' angelo che spezza le catene / coi soldi risparmiati un po' perché non si sa mai, / un po' per abitudine: "eh, son sempre pronti i guai" . / Vedremo visi nuovi, voci dai sorrisi spenti: / "Piacere", "È mio", "Son lieto", "Eravate suoi parenti?" / E a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena: / soltanto un' impressione che ricorderemo appena...

Francesco Guccini

Segnali di primavera

Segnali di primavera

Poteva essere la fine degli anni ottanta o i primi novanta non ricordo… Tardo pomeriggio di una bella giornata di primavera, questo si, quando l'aria resta tiepida anche al calar del sole. Pensavo solo a divertirmi all'epoca, ossia vagabondare per la città con parecchi chili di ottone e vetro appesi ad una spalla (prendi tutto che non si sa mai!).

Aggredendo gli ultimi gradini che portano alla Basilica di S. Luca il mio occhio si ferma sulla giovane coppia seduta sulla balaustra di fronte all'ingresso. Non sono tanto i due ragazzi il centro del mio interesse quanto l'ombra che proiettano sul muro… Perfetta! Sono lontano ma fortunatamente l'estatica contemplazione l'uno dell'altra è così intensa da concedermi il tempo di cambiare obiettivo per scattare solo il particolare che mi interessava. Credo di aver usato il 300mm ma… Per fortuna oggi esistono gli EXIF!

Un altro scatto a cui mi piace regalare una nuova vita. Segnali di primavera appunto...

C'era una volta la PolaGraph
La mano dell'uomo
Ombra ribelle

C'era una volta la PolaGraph

Negli anni '90 la Polaroid produceva alcune pellicole 35mm invertibili (diapositive) a sviluppo istantaneo. PolaChrome HC, PolaBlue, PolaChrome, PolaPan e PolaGraph.

Le prime due erano sostanzialmente intese per la produzione di slide per le lavagne luminose, anche se molti ne hanno fatto usi creativi. Le restanti erano più "normali" pur non avendo nulla di simile alle altre invertibili. All'epoca io scattavo solo dia e la mia attenzione fu attirata dalle ultime due che erano in bianco e nero. La PolaGraph in particolare aveva un contrasto altissimo. Evidentemente la Sindrome da Monocromia ad alto contrasto mi aveva già contagiato pur restando in forma latente.

Pellicole davvero ingestibili, sensibili alle temperature, alle minime variazioni dei tempi di sviluppo. La superficie poi era lucidissima e delicatissima e rendeva problematica la scansione, la stampa e anche il semplice maneggiarle. E per finire erano assai costose. Ma il risultato era davvero particolare, una personalità unica, come tutte le Pola.

Com'è finita la storia? Le pellicole sono uscite di produzione e la mia sindrome è tornata latente fino all'incontro con le Fuji X…

Created By
Francesco M. Pierantoni
Appreciate

Credits:

Copyright © 2017 Francesco M. Pierantoni. All rights reserved 

Made with Adobe Slate

Make your words and images move.

Get Slate

Report Abuse

If you feel that this video content violates the Adobe Terms of Use, you may report this content by filling out this quick form.

To report a Copyright Violation, please follow Section 17 in the Terms of Use.