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L'emancipazione femminile prof.ssa TERRIBILE

La storia ufficiale del femminismo inizia nell’Ottocento ed è stata divisa in tre diverse fasi - dette “ondate” - che corrispondono ad altrettante generazioni di donne decise a battersi per i propri diritti. Ogni ondata ha portato con sé nuove priorità, nuovi metodi e nuove protagoniste.

La prima ondata, le suffragette e il diritto di voto

Il termine “femminismo” viene coniato nell’Ottocento per battezzare il neonato movimento per l’emancipazione delle donne. A incarnarlo erano le suffragette, che lottavano per ottenere l’allargamento del suffragio - cioé del diritto di voto - anche alle donne.
L’epicentro delle loro battaglie è la Gran Bretagna: è qui che nel 1865 nasce il primo comitato per l’estensione del diritto di voto. All’epoca solo gli uomini potevano partecipare alla vita politica, mentre le donne erano relegate in casa, e l’immagine delle suffragette britanniche che marciano su Manchester e Londra per rivendicare il diritto di partecipare alla dimensione pubblica desta grande scalpore in tutta Europa.
In questa fase il femminismo si concentra quasi esclusivamente su rivendicazioni di natura politica, ma le suffragette vogliono anche la parità tra uomini e donne nel diritto di famiglia.
Quasi ovunque, però, le suffragette devono aspettare decenni per vedere risultati concreti: il suffragio viene esteso alla popolazione femminile solo nel ‘900. In Europa il primo Stato a permettere alle donne di votare è la Finlandia nel 1906. La Gran Bretagna concede il suffragio alle sue cittadine solo nel 1918, mentre le italiane e le francesi devono aspettare addirittura fino al secondo dopoguerra. Negli Stati Uniti le donne tagliano l’agognato traguardo nel 1920.

La seconda ondata, gli anni Sessanta

I temi cari alle femministe della seconda ondata sono nuovi, e spesso scandalosi per l’epoca: si parla di sessualità, di stupro e violenza domestica, di diritti riproduttivi, ma anche di parità di genere sul posto di lavoro.
Anche in Italia il movimento femminista prende forma e per la prima volta assume dimensioni di massa. Negli anni ‘70 le piazze del nostro Paese vengono invase dalle donne, decise a rivendicare diritti ancora negati, come quello di divorziare o di interrompere una gravidanza indesiderata. Le battaglie per l’aborto e il divorzio sono le più famose, ma non le uniche. Le femministe italiane si battono anche per modernizzare il diritto di famiglia, ad esempio rimuovendo il cosiddetto delitto d’onore, che assicurava pene ridotte agli uomini che assassinavano la moglie adultera.

La terza ondata, gli anni Novanta

Siamo in un’epoca in cui, sulla carta, uomini e donne dei Paesi occidentali hanno pari diritti e pari opportunità, tanto che qualcuno parla di “società post-femminista”. Ma le discriminazioni non sono affatto scomparse, soprattutto nel mondo del lavoro. Le femministe continuano quindi a lottare perché il divario salariale tra uomini e donne venga riconosciuto e colmato, segnalano le difficoltà che le professioniste incontrano nel fare carriera e si battono perché venga istituita una legislazione contro le molestie sul lavoro.
Ben presto si affacciano le prime femministe islamiche, e il movimento deve fare i conti con le critiche delle donne di colore, deluse da una battaglia che pur professandosi universale spesso sembrava guardare solo alle esigenze delle donne bianche.

UN ARTICOLO A FAVORE DELLE FEMMINISTE

Immagina di essere un giornalista di fine Ottocento sostenitore dei movimenti femministi. Sei stato incaricato dal direttore del tuo giornale di scrivere un articolo nel quale elenchi i diritti delle donne e i motivi per cui devono, secondo il tuo giudizio, essere loro riconosciuti.

Prof.ssa Terribile

Credits:

Creato con un’immagine di Eloise Ambursley - "Sisterhood"