Tutti nella stessa barca (Gesù bambino compreso)

Nel mese di ottobre la nostra classe, la V sez. E dell'ICS Alberico Gentli - plesso Pitrè di Palermo, ha incontrato Fulvia Degl'Innocenti, una scrittrice che ha partecipato al Festival delle Letterature Migranti e ci ha letto un suo racconto tratto dall'antologia A braccia aperte. Storie di bambini migranti.

http://www.festivaletteraturemigranti.it/speaker/fulvia-deglinnocenti/

Da quell'incontro, è nata la nostra ricerca sulla migrazione e sulla narrazione.

Siamo partiti da una raccolta di idee rappresentate da una mappa che abbiamo aggiornato di volta in volta.

Abbiamo capito che conoscere le storie delle persone era il modo migliore per mettersi nei loro panni. Così abbiamo intervistato le persone delle nostra famiglie per scoprire se ci sono storie di migrazione... e ne abbiamo scoperte tantissime!

Abbiamo letto diverse storie, come quelle del progetto I am a migrant e in alcuni libri portati dalla maestra.

Ognuno ha una storia da raccontare! Noi abbiamo intervistato i nostri familiari che hanno avuto un'esperienza di migrazione, e abbiamo scoperto che c'è chi ha cambiato quartiere... e chi è andato a vivere in un altro continente! Abbiamo anche intervistato il collaboratore scolastico del nostro piano, che ci ha raccontato le sue avventure in giro per l'Europa.

Nel libro All'inizio era una valigia di cartone di Ilaria Marinelli di abbiamo trovato questa frase:

Noi eravamo come semi che si piantano su una terra più fertile.

Studiando la storia dei popoli antichi, abbiamo scoperto che le storie di migrazione sono vecchie quanto il mondo... e che in fondo si assomigliano un po' tutte...

Era un migrante Ulisse, costretto a lasciare la sua Itaca, sua moglie e il suo figlioletto per andare a far la guerra...

La guerra durò 10 anni, ma alla fine Ulisse ce ne mise altri 10 per tornare a casa con i suoi compagni... un po' perché gli déi non sopportavano la sua furbizia ma anche perché era un uomo molto curioso e voleva scoprire il mondo.

Se per Ulisse era una scelta difficile, immaginiamo cosa doveva essere per i suoi marinai!

Itaca

Lucio Dalla

Itaca è rimasta la terra mitica di chiunque si metta in viaggio, con quel misto di nostalgia e voglia di avventura che ogni viaggio comporta...

Itaca

Kostantinos Kavafis

Se ci pensiamo, anche Enea, l'eroe troiano da cui secondo Virgilio sarebbero nati i Romani, era fuggito dalla guerra...

In queste settimane abbiamo incontrato anche altri personaggi che nella loro vita hanno vissuto in molti luoghi: Mozart e Van Gogh, per esempio...

I motivi per lasciare la propria terra sono sempre gli stessi: fuggire alla miseria e alla fame, da una parte, e inseguire il desiderio di migliorare le proprie condizioni di vita. Che vuol dire anche andare in un luogo dove è possibile esprimere le proprie idee: questo ad esempio fu il motivo che spinse Antonio Meucci a partire per gli Stati Uniti. Dovette lottare moltissimo per veder realizzati i suoi progetti, che gli furono però accreditati più di cent'anni dopo la sua morte.

Anche Hedy Lamarr fuggì negli Stati Uniti dall'Austria per allontanarsi dal nazismo. Divenne una famosissima attrice, ma è stata anche una scienziata e tra le sue invenzioni c'è quella che ci consente di usare il wi-fi e i cellulari.

Dai tempi di Ulisse ed Enea sono passati millenni, ma le migrazioni dei popoli continuano ad avvenire. E il mare è sempre protagonista. Cambiano le navi: sono molto grandi e si chiamano transatlantici! Viaggiare certamente è più comodo, almeno per chi può permettersi di farlo in prima classe...

Ma anche la nave più sicura è sempre un rischio: sappiamo tutti cosa successe all'inaffondabile Titanic...

Titanic

Francesco De Gregori

Questa canzone ci è piaciuta molto perché è il racconto delle speranze di tutti i viaggiatori (dalla prima alla terza classe), i quali si erano messi in viaggio completamente ignari del loro destino...

Le canzoni delle varie regioni italiane raccontano bene i rischi e la nostalgia degli emigranti... eccone un paio.

Mamma mia dammi cento lire

canto popolare

Quando furono in mezzo al mare, bastimento si sprofondò...

Santa Lucia luntana

E. A. Mario

Santa Lucia luntan'e te / quanta malincunia / Se gira 'o munno sano, /se va a cercá furtuna... / ma, quanno sponta 'a luna, / luntan'e Napule / nun se pò stá!

Tanti sono i pregiudizi reciproci di chi parte e di chi accoglie... abbiamo provato a riderci su con Totó e Peppino, che arrivano a Milano...

Abbiamo riflettuto sul fatto che tra i motivi per cui si lascia la propria terra spesso c'è la guerra o la persecuzione. Chi fugge per questi motivi si chiama profugoE ci è venuto in mente che anche Gesù bambino e la sua famiglia furono costretti a lasciare la loro terra e fuggire in Egitto, e che persino prima della sua nascita, Maria e Giuseppe erano migranti in cerca di accoglienza.

La notte santa

guido gozzano

- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare! / Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei. / Presso quell'osteria potremo riposare, / ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scocca / lentamente le sei.

- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio? / Un po' di posto per me e per Giuseppe?

- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio; / son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scocca / lentamente le sette.

- Oste del Moro, avete un rifugio per noi? / Mia moglie più non regge ed io son così rotto!

- Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi: / tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.

Il campanile scocca / lentamente le otto.

- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno / avete per dormire? Non ci mandate altrove!

- S'attende la cometa. Tutto l'albergo ho pieno / d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove.

Il campanile scocca / lentamente le nove.

- Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella! / Pensate in quale stato e quanta strada feci!

- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella. / Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...

Il campanile scocca / lentamente le dieci.

- Oste di Cesarea...

- Un vecchio falegname? / Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente? / L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame / non amo la miscela dell'alta e bassa gente.

Il campanile scocca / le undici lentamente.

- La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due? / - Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta! / Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue...

Maria già trascolora, divinamente affranta...

Il campanile scocca / La Mezzanotte Santa.

È nato! / Alleluja! Alleluja! / È nato il Sovrano Bambino. / La notte, che già fu sì buia, / risplende d'un astro divino. / Orsù, cornamuse, più gaje / suonate; squillate, campane!

Venite, pastori e massaie, / o genti vicine e lontane! Non sete, non molli tappeti, / ma, come nei libri hanno detto / da quattro mill'anni i Profeti, / un poco di paglia ha per letto.

Per quattro mill'anni s'attese / quest'ora su tutte le ore. / È nato! È nato il Signore! / È nato nel nostro paese!

Risplende d'un astro divino / La notte che già fu sì buia. / È nato il Sovrano Bambino. / È nato! / Alleluja! Alleluja!

Se il mondo fosse più giusto, molte persone non sarebbero costrette a lasciare la propria terra... ma questo, come ci ricorda Bob Dylan, dipende da noi, e la risposta soffia nel vento...

Davvero siamo tutti nella stessa barca, perché non abbiamo alcun merito o alcuna colpa per essere nati dove siamo nati, come dice una bella poesia di Sabrina Giarratana, figlia di un siciliano e di un'olandese, tratta dall'antologia Sogni al di là del mare. Storie di migranti tra realtà e fantasia:

A te che hai attraversato il mare

Sabrina Giarratana

Attraversare il mare non è un gioco / Attraversare il mare non è poco

Avrei potuto esserci io dall’altra parte / La sorte, quando nasci, rimescola le carte

“Tu, bambina, di qua”, ha detto a me / “Tu, bambino, di là”, ha detto a te

E continuo a domandarmi ogni giorno perché / La carta migliore sia capitata a me

Ma adesso è un altro giorno, i giorni sono tanti / E ogni giorno è buono per pareggiare i conti

E certo lo so che non è colpa mia / Ma so anche che posso cercare una via

Per mettere a posto questa ingiusta bilancia / Due pesi, due misure, tanto vuoto nella pancia

Potrei forse mettermi a costruire barche / Portarvi tutti in salvo con me da questa parte

O costruire ponti dall’una all’altra riva / Così quando arrivate ogni persona è viva

Intanto faccio barche e ponti di parole / Per darti il benvenuto sotto lo stesso sole

E stendo il mio tappeto di speranza / E ti preparo un letto in questa stanza

E ti guardo, e mi guardi / Per rimescolare le carte non è tardi.

Alcune delle nostre barche di parole

Abbiamo imparato che è importante cercare di mettersi nei panni degli altri... o come dicono gli americani, in their shoes...

Abbiamo trasformato tutto questo in un recital con il quale comunicare alle nostre famiglie il percorso fatto e condividere con loro il vero senso del Natale.
Grazie per l'attenzione dedicata al nostro lavoro! Alla prossima!

Bonus video track

Created By
Adele Cammarata
Appreciate

Credits:

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