Apollo

Nel 431 a.C. ad Apollo fu intitolato un tempio in una località dove già sorgeva un sacello od un'area sacra di nome Apollinar. Durante la seconda guerra punica, invece, vennero istituiti i Ludi Apollinares, giochi in onore del Dio. Il culto venne incentivato poi, in epoca imperiale, dall'imperatore Augusto.

Tramite la sua influenza, Apollo divenne uno degli dei romani più influenti. Dopo la battaglia di Azio l'imperatore fece rinnovare e ingrandire l'antico tempio di Apollo Sosiano, istituì dei giochi quinquennali in suo onore e finanziò anche la costruzione del tempio di Apollo Palatino sull'omonimo colle, dove fu conservata la raccolta di oracoli detta Libri Sibillini.

Secondo la mitologia, Apollo nacque, come sua sorella gemella Artemide, dall'unione extraconiugale di Zeus con Leto. Quando Era seppe di questa relazione, desiderosa di vendetta, proibì alla partoriente di dare alla luce suo figlio su qualsiasi terra, fosse essa continente o isola. Disperata, la donna vagò fino a giungere sull'isola di Delo, appena sorta dalle acque e, stando al mito, ancora galleggiante sulle onde e non ancorata al suolo. Essendo perciò Delo non ancora una vera isola, Leto poté darvi alla luce Apollo ed Artemide, precisamente ai piedi del Monte Cinto.

Il dio Apollo compare anche nell'Iliade di Omero in occasione della guerra di Troia. Il dio era infatti infuriato con i Greci, ed in particolare con il loro capo Agamennone, per il rapimento della giovane figlia di Crise, sacerdote di Apollo. Per vendicare l'affronto, Apollo decimò le schiere achee con le sue terribili frecce, fino a che il capo dei greci non acconsentì a rilasciare la prigioniera, pretendendo in cambio Briseide, schiava di Achille.

Apollo e daphne

Un giorno Cupido, stanco delle continue derisioni di Apollo, che vantava il titolo di dio più bello, dio della poesia, nonché arciere migliore di lui, colpì il dio con una delle sue frecce d'oro, facendolo cadere perdutamente innamorato della ninfa Dafne. Allo stesso tempo però, colpì anche la ninfa con una freccia di piombo arrugginita e spuntata in modo che rifiutasse l'amore di Apollo ed addirittura rabbrividisse per l'orrore alla sua vista. Perseguitata dal dio innamorato, la ninfa, piangendo e gridando, chiese aiuto al padre Penéo, dio del fiume omonimo, che la tramutò in una pianta di lauro, od alloro. Apollo pianse abbracciando il tronco di Daphne che ormai era un albero. Per questo il lauro divenne la pianta prediletta da Apollo con la quale era solito far ornare i suoi templi ed anche i suoi capelli

Sitografia: Enciclopedia Treccani e Wikipedia

A cura di: Alessio Carratore & Lorenzo Mattarocci

Made with Adobe Slate

Make your words and images move.

Get Slate

Report Abuse

If you feel that this video content violates the Adobe Terms of Use, you may report this content by filling out this quick form.

To report a Copyright Violation, please follow Section 17 in the Terms of Use.