L'Africa Ma poi, ci sei mai stato a vedè il deserto?È un'esperienza incredibile, è un viaggio interiore, è un viaggio dentro se stessi, è un luogo interiore...Tu arrivi la, e te senti piccolo, piccolo: ma soprattutto di notte, e quando c'è la luna...Mah...non è la lunetta stitica come da noi, Aureliano lì la luna è una cosa enorme e si staglia nel cielo sopra di te illuminando i riverberi biancastri, tutti i profili delle dune che sembrano come delle onde di un mare ghiaggiato immobile ( tratto da 20 sigarette )

Etimologia

l termine Africa, o anche Affrica nella tradizione letteraria toscana e italiana, significa "terra degli Afri", nome di alcune genti che abitavano nel Nord Africa vicino a Cartagine. Il nome Afri è generalmente connesso con l'etimo fenicio afar, "polvere", ma una recente teoria lo collega alla parola berbera ifran, che significa "grotta".

Un'altra importante teoria collega il nome greco del continente (Αφρική, Afrikè) a αφρός, afròs - schiuma delle onde -, similmente all'etimologia di "Attica".

Il territorio e il clima

Il territorio

Il territorio africano, esteso per circa 30 milioni di km^2, ha grosso modo la forma di un triangolo rovesciato, con il vertice costituito dal Capo Agulhas, in Sudafrica, e tre lati costieri bagnati a nord dal Mar Mediterraneo, a ovest dal l'Oceano Atlantico e a est dall'Oceano Indiano.

Possiamo dividere in territorio dell'Africa in 3 grandi zone:

1) la zona settentrionale, dove c’è il deserto del Sahara, che è il più grande delmondo. Al centro di questa zona ci sono due massicci montuosi: l’Hoggar e il Tibesti, e a nord c’è la catena montuosa dell’Atlante. Il fiume più importante è il Nilo, che sfocia a nord, nel Mar Mediterraneo

2) la zona centrale, a sud del Sahara. Parte dalla zona vicina al Golfo di Guinea e arriva fino al Bacino del Congo e agli Altipiani Orientali. Negli Altipiani Orien- tali ci sono montagne molto alte: il Kilimangiaro (alto 5895 metri) e il Monte Kenya (alto 5200 metri), che sono anche le cime più alte dell’Africa. I due fiumi più importanti sono il Niger, che sfocia nel Golfo di Guinea, e il Congo, che sfocia nell’Oceano Atlantico

3) la zona meridionale, dove ci sono l’Altopiano Meridionale, il deserto del Kala- hari, i Monti dei Draghi (che sono alti fino a 3500 metri) e la Pianura del Mozambico.

In generale...l

L'Africa è costituita da un immenso tavolato geologicamente molto antico che presenta un'altitudine media di 700 metri. La parte orientale del continente è percorsa dalla Rift Valley, un'ampia fossa tettonica che si prolunga dal Mozambico fino all'Etiopia e prosegue nel bacino del Mar Rosso fino alla valle del Giordano e al Mar Morto in Asia occidentale. Lungo la Rift Valley emergono vulcani spenti che costituiscono le cime più elevate del continente: il Kilimangiaro(5.895m), il Kenia( 5.199m) e il Ruwenzori ( 5.109m); a nord-est si innalza l'Acrocoro Etipoico, un altopiano formato da montagne isolate chiamate ambe. Il tavolato, che forma la cosiddetta Africa bassa, è costituito in gran parte dal deserto del Sahara, il deserto più vasto del mondo ( 9milioni di km^2) , interrotto da isolati massicci di origine vulcanica, come Tibesti e l' Haggar. Fanno parte dell'Africa bassa anche ampi bacini e depressioni, spesso occupati da corsi fluviali come il bacino del Niger, il bacino del Ciad, il bacino dell'alto Nilo, il bacino del Congo. Le catene montuose dell'atlante, che corrono parallele alla costa mediterranea, hanno origine geologica più recente rispetto alle altre montagne africane: infatti, si sono sollevate in seguito al corrugamento alpino.

La Rift Valley

La Rift Valley oppure Great Rift Valley (dall'inglese rift valley, "fossa tettonica") o anche Grande fossa tettonicanei testi in italiano, è una vasta formazione geografica e geologica che si estende per circa 6000 km in direzione nord-sud della circonferenza terrestre, dal nord della Siria(sud-ovest dell'Asia) al centro del Mozambico (est dell'Africa)

L'attività geotermica e l'allargamento della faglia ha causato un assottigliamento della litosfera fino a uno spessore di soli 20 km, quando per i continenti lo spessore tipico è di 100 km. Tra qualche milione di anni, la litosfera potrebbe spaccarsi e l'Africa orientale potrebbe dividersi dal resto del continente.

Il Sahara

Nella parte settentrionale del continente, dall'Oceano Atlantico fino al Mar Rosso, si estende il deserto del Sahara, il più vasto deserto del mondo (9.000.000 km²)

Si estende dall'Oceano Atlantico al Mar Rosso per una lunghezza di circa 5 000 km, con l'unica interruzione della Valle del Nilo, e per una larghezza 1 500 – 2 000 km dal Mediterraneo fino alle regioni centrali dell'Africa, dove il passaggio da deserto a savana è a volte assai incerto e stabilito da fattori di ordine climatico.Il Sahara non ha un aspetto uniforme, si identificano infatti diversi tipi di paesaggio:l'hammada, deserto di roccia nuda, liscia, incisa e lavorata dai venti che forma acute e taglienti schegge;Il serir, o reg, formato da uno strato di ciottoli e ghiaia;l'erg, chiamato anche idean, nel Sahara centrale, formato dalle caratteristiche dune di sabbia.Nel Sahara mancano totalmente corsi d'acqua e quindi l'idrografia è rappresentata da una rete di valli disseccate e di fiumi fossili (arabo widyān, pl. di wādī, "fiume" o "letto del fiume") orientati verso il Niger, il Ciad, e il Nilo, nei quali scorre l'acqua solo in caso di pioggeeccezionalmente abbondanti. Ricchissima è invece la circolazione sotterranea alimentata da numerose falde poste a diverse profondità che danno origine alla grande maggioranza delle oasi.La caratteristica fondamentale del Sahara è la forte siccità: le precipitazioni sono ben al di sotto dei 100 mm annui. Rapidissima è l'evaporazione, fortissimo il riscaldamento diurno e intensa l'irradiazione notturna che provocano ampie escursioni termiche (fino a 25 °C – 30 °C).

Le temperature diurne raggiungono punte molto alte, nella stagione estiva comprese tra i 45 °C e i 50 °C di media (nelle zone più interne si stima che questi valori possano essere superati, sebbene non ci siano stazioni meteorologiche che possano confermarlo con certezza),[12] mentre le piogge, soprattutto in alcune regioni, mancano del tutto.Una particolarità del clima del Sahara sono i venti desertici, che prendono vari nomi: ad esempio simùn, harmattan, khamsin, ghibli.

POLVERI SAHARIANE

Il trasferimento di materiale desertico verso l'Europa è uno dei fenomeni più caratteristici del Sahara, e produce effetti facilmente constatabili, come ad esempio la presenza di sabbia in un vento di scirocco oppure le piogge "rosse" o infine l'apporto di elementi come il ferro e il fosforo che inducono la crescita di alghe marine, e persino in grado di apportare alterazioni nell'ambiente.

Danny, dammi la mano. Questa terra rossa ce l'abbiamo nella pelle. Gli Shona dicono che il colore viene dal sangue sparso combattendo per questa terra. È casa nostra: tu non lascerai mai l'Africa. (Tratto da blood diamond)

La savana

L’ambiente della savana si trova nelle zone tropicali e in quelle equatoriali, soggette a piogge stagionali che caratterizzano due differenti stagioni: la stagione delle piogge e la stagione secca. Questo clima determina le condizioni ideali per le ampie praterie tipiche delle savane. La temperatura è alta tutto l’anno. L’erba è più resistente degli alberi e, nonostante i venti secchi, perde meno acqua rispetto alle piante più alte e rappresenta la principale fonte di cibo per molti animali della savana.Nelle praterie dell’Africa orientale gli elefanti, le antilopi e le giraffe mangiano solo le foglie; gli gnu si cibano delle erbe più alte, le zebre brucano l’erba bassa e le gazzelle mangiano piante e erbe che crescono rasenti il suolo. Ogni anno, alla fine della stagione delle piogge, molti animali da pascolo iniziano a migrare in cerca di acqua e cibo e sono seguiti da predatori e “spazzini”. Leoni, leopardi, ghepardi, cani selvatici e iene attaccano le mandrie; avvoltoi e sciacalli ripuliscono le carcasse, coccodrilli e pesci gatto attendono presso i guadi dove le mandrie si accalcano per attraversare i fiumi in piena.

Il clima

Il clima del continente africano è generalmente caldo, anche se ci sono variazioni notevoli a seconda delle zone. L'estrema porzione settentrionale del continente ha un clima mediterraneo, con estati secche e inverni umidi. Questo tipo di clima si trova anche nella parte più meridionale dell'Africa, presso Città del Capo. Il resto del Nord Africa presenta un clima desertico o semidesertico, mentre avvicinandosi all'equatore il clima si fa tropicale, molto umido; è qui che si registra il massimo di precipitazioni annuali. Il clima ritorna desertico o semidesertico nelle zone del Corno d'Africa e del Kalahari, mentre è prevalentemente tropicale nel Madagascar. Climi di alta montagna si trovano nella zona dell'Acrocoro Etiopico e sulle vette più alte come il Kilimangiaro e il Ruwenzori. Le temperature sono generalmente piuttosto elevate. In Africa spesso si registrano cambiamenti climatici importanti specie nella zona sub-sahariana .

In Africa si distinguono 7 diversi tipi di clima: quello equatoriale, caratterizzato da una generale uniformità termica e da una piovosità abbondante e ben distribuita in tutti i mesi dell’anno, interessa il bacino del Congo e una parte della fascia costiera del Golfo di Guinea; l’opposto litorale della Somalia si trova, invece, in condizioni semidesertiche, pur conservando temperature elevate. Le temperature medie mensili si mantengono sui 25÷26 °C; l’escursione diurna è un po’ più accentuata di quella annua (che non supera i 2 °C). La pressione atmosferica rimane costantemente bassa, per cui i venti sono rari e deboli (fatta eccezione per la brezze di mare). Mediamente nelle regioni equatoriali interne i quantitativi di pioggia variano tra 1500 e 2500 mm all’anno, ma in prossimità delle coste, influenzate da brezze di mare regolari e dominate da alte montagne, i valori sono più alti (fino a ca. 10.000 mm in alcune località del Camerun).

Il clima monsonico riprende, per l’abbondanza delle precipitazioni e le condizioni termiche, quello equatoriale, mentre richiama il clima tropicale per la distribuzione stagionale delle piogge, dovute, quando il sole si avvicina allo zenit, allo spirare di venti marittimi lungo le coste tropicali. In Africa risente di questo clima la parte occidentale del litorale del Golfo di Guinea, dominata da rilievi interni.

Il clima tropicale si distingue per la minore quantità annua di piogge (si va dai 225 mm di Timbuctù, nel Mali, ai 2100 di Abidjan, nella Costa d’Avorio), concentrate in un’unica stagione. La temperatura media rimane elevata in ogni mese, con due massimi distinti, il principale dei quali precede di poco o coincide con la stagione piovosa. L’escursione diurna è piuttosto marcata. Dominate da questo clima sono due fasce: una a Nord dell’equatore, estesa nelle regioni interne tra la Guinea e il Sudan; l’altra a Sud, tra l’Angola e il Mozambico. La foresta pluviale è qui sostituita dalla savana.

I climi aridi sono quelli nei quali l’evapotraspirazione prevale sulle precipitazioni. Si distinguono due tipi: il clima arido-caldo (o desertico) e il clima semiarido (o della steppa). Il clima arido-caldo è proprio dei deserti tropicali e subtropicali, situati in genere fra i 15° e i 25° di latitudine (eccezionalmente fino a 30°), e rappresentati in Africa dal Sahara e dal Kalahari. In essi il totale annuo delle piogge rimane ovunque al di sotto dei 250 mm, anzi nella maggior parte del Sahara non supera i 100 mm, e in qualche caso scende a valori pressoché insignificanti: valgano come esempio i 25 mm in media del Cairo, e addirittura la mancanza di precipitazioni, anche per diversi anni successivi. L’escursione termica annua tocca valori già notevoli, ma è superata da quella giornaliera per il fatto che le temperature massime diurne, nei mesi più caldi, raggiungono punte eccezionalmente alte. Caso a sé fanno i deserti costieri (posti sempre a latitudini tropicali), di cui è topico esempio il Namib, nell’Africa australe atlantica: soggetti come sono all’influenza delle correnti marine fredde, non presentano temperature eccessivamente elevate durante l’anno, così come l’escursione annua e quella diurna risultano assai attenuate.

Tipicamente di transizione tra il deserto e i climi umidi è il clima semiarido caldo o della steppa, proprio dell’Africa settentrionale e distribuito in due fasce: una a Nord del Sahara, che raggiunge le coste mediterranee, con precipitazioni scarse, concentrate tutte da dicembre a febbraio, e una a Sud, a contatto con le regioni della savana, con piogge più copiose che cadono da luglio a settembre, cui corrispondono per analoga posizione le regioni semiaride dell’Africa sud-occidentale.

Il clima subtropicale con estati asciutte (mediterraneo) è caratterizzato essenzialmente da inverni miti, estati calde e secche, precipitazioni variabili come quantità assoluta, distribuite nei mesi più freddi. Rientrano in questo tipo di clima la fascia litoranea, ristrettissima a Est e più ampia a Ovest, dell’Africa settentrionale e la sezione sud-occidentale della regione del Capo. La neve è rara in pianura e lungo le coste, ma abbondante nelle montagne (Atlante).

I climi di montagna della zona intertropicale (montagne e altipiani), nonostante la diminuzione della temperatura e l’aumento dell’umidità con il crescere dell’altezza, non presentano condizioni uniformi dappertutto: in comune hanno però una ben definita escursione termica diurna, che va accentuandosi dall’equatore ai tropici. Notevole peso assume, in queste montagne, il fattore esposizione.

Dal punto di vista pluviometrico, mentre i rilievi equatoriali ricevono piogge quasi continue (con totali annui che variano anche di molto con l’altezza), quelli subequatoriali e tropicali sono irrorati quasi esclusivamente nei mesi estivi del rispettivo emisfero. Sono soggette a questi climi le alteterre dell’Africa orientale, dall’acrocoro etiopico alle montagne del Transvaal e dell’Orange.

L'aria in Africa,ha un significato ignoto in Europa : piena di apparizioni e miraggi,è, in un certo senso, il vero palcoscenico di ogni evento (tratto da la mia Africa)

Coste e isole

Paragonato con l'ampiezza della superficie, lo sviluppo costiero del continente è relativamente ridotto, con una lunghezza complessiva di circa 26.000 km (l'Europa, con una superficie tre volte inferiore, ha circa 32.000 km di coste). La costa si presenta compatta, priva di penisole e insenature di dimensioni rilevanti. Sul Mar Mediterraneo, verso nord, si affacciano due importanti golfi: il Golfo della Sirte, davanti alla Libia, e il Golfo di Gabes, davanti alla catena dell'Atlante.Le coste sono per lo più scoscese, con i rilievi che arrivano spesso fino al mare. Coste pianeggianti si trovano principalmente in Libia ed Egitto, dove le coste sono basse e sabbiose e spesso desertiche, così come in Mauritania, Somalia e Namibia. Nel Golfo di Guinea e in Mozambico, lungo le coste si sviluppano acquitrini e banchi sabbiosi che rendono difficoltosa la navigazione.L'unica isola di grandi dimensioni è il Madagascar (la quarta più grande del mondo); isole di dimensioni minori si trovano lungo gran parte della costa. Ci sono arcipelaghi di piccole isole sia sul versante dell'Atlantico (per esempio Madeira, Canarie e Capo Verde) che su quello dell'Oceano Indiano (per esempio le Comore e le Seychelles). C'è anche un'altra isola sulla costa della Tanzania: Zanzibar.

Idrografia

In Africa vi sono vaste zone areiche, ovvero prive di corsi d'acqua (per esempio il deserto del Sahara) e regioni endoreiche, ovvero con corsi d'acqua che si perdono nel deserto o in paludi o sfociano in laghi chiusi (per esempio i deserti del Namib e del Kalahari).La fascia centrale del continente, dove le piogge sono regolari, forma invece una zona esoreica, ovvero con corsi d'acqua che sfociano nel mare, principalmente nell'Oceano Atlantico, come il fiume Niger e il fiume Congo. Il Niger (4.160 km di lunghezza) nasce dal rilievo del Fouta Djalon e sfocia con un grande delta nel golfo di Guinea. Il fiume Congo, di 4.200 km di lunghezza, sfocia nell'Oceano Atlantico e dà nome alle due repubbliche che si affacciano sulle sue rive (la Repubblica del Congo e la Repubblica Democratica del Congo). I numerosi affluenti del Congo (il più importante è il Kasai) formano un enorme bacino fluviale. Nella parte più meridionale scorrono l'Orange, che sfocia nell'Oceano Atlantico, e lo Zambesi, l'unico grande fiume a sfociare nell'Oceano Indiano.Il principale fiume africano è il Nilo col suo affluente Kagera, che è stato fino a poco tempo fa anche il fiume più lungo del mondo (6.671 km) superato recentemente dal Rio delle Amazzoni (6.868Km). Le sue sorgenti sono nell'Africa equatoriale, da cui provengono i due rami principali: il Nilo Azzurro, che nasce dall'altopiano Etiopico, e il Nilo Bianco, emissario del Lago Vittoria il cui tributario, il Kagera, origina dagli altopiani del Burundi. Il Nilo attraversa l'Africa nord-orientale e quando raggiunge il Mediterraneo sfocia con un'ampia foce a delta. Il fiume è conosciuto per il limo, terra che rendeva fertile la distesa sahariana e che consentì lo sviluppo della civiltà egizia; per questo motivo l'Egitto veniva anticamente chiamato "dono del Nilo". La costruzione della diga di Assuan ha permesso la creazione di un ampio bacino artificiale, il lago Nasser; la terra fertile si deposita sul fondo del lago ed è necessario usare fertilizzanti per migliorare la resa dei terreni.

La popolazione

Molti occidentali fanno lo sbaglio di considerare l’Africa come un paese e conseguentemente con una cultura sola. Beh, non è così, ci sono circa 54 paesi in Africa ed ognuno di loro ha la propria cultura, anzi le proprie culture. Infatti, molti paesi africani sono formati da diversi gruppi etnici che hanno le loro lingue, culture, tradizioni e costumi diversi tra di loro. Quindi quando si osa parlare della cultura o tradizione africana, bisognerebbe precisare il paese, la tribù o meglio ancora il gruppo etnico. Nigeria, con più di 250 etnie e lingue diverse, è un tipico esempio. Ma tocca dire però che molte culture africane, specialmente dell'area subsahariana, si assomigliano molto.

LA FAMIGLIA

In Africa la famiglia è l’unità sociale di base, fondata sulla parentela, il matrimonio e l’adozione, come anche su altri aspetti relazionali. La famiglia, poi, può essere patriarcale, matrilineare, patrilineare, multilocale, multigenerazionale, multietnica e multireligiosa a causa della migrazione, del matrimonio e della conversione. Nella sua forma più semplice è composta da marito, moglie e figli, mentre nella sua forma complessa e più comune è allargata, fino a includere figli, genitori, nonni, zii, zie, fratelli e sorelle, che a loro volta possono avere figli propri o altri parenti prossimi. La famiglia allargata era — ed è — anche la prima comunità religiosa di appartenenza dell’individuo. Era attraverso i genitori, i nonni e altri membri che si imparava a conoscere l’eredità religiosa e spirituale. Era lì che probabilmente si veniva a conoscenza di Dio, degli spiriti, degli antenati e della vita dopo la morte. La famiglia allargata era ed è anche un mezzo di sostegno reciproco. Il principio che guida le relazioni è quello dell’ ubuntu, ovvero “tu sei perché noi siamo”, e così la famiglia allargata diventa un mezzo di sostegno sociale, psicologico, morale, materiale e spirituale nel bene e nel male.

Prima di tutto, bisogna tener presente che la tipica famiglia africana ha un nucleo familiare molto numeroso, anche a motivo della poligamia. Ma la poligamia in un contesto africano cosa vuol dire? Un uomo può avere più di una moglie per motivi diversi. Ad esempio: per avere un figlio maschio che sarà l'erede, e se è un re per la continuità del regno. Si possono anche avere tanti figli con una moglie sola, ma uno deve essere maschio.I genitori africani non pensano al peso dei figli perché hanno un concetto diverso della famiglia: avere più figli vuol dire la gioia, la sicurezza per il futuro, si pensa che anche la vecchiaia sarà più tranquilla se ci sono figli e nipoti che possono prendersi cura dei genitori, dei nonni... Insomma, i figli sono un investimento, non necessariamente solo un investimento economico, ma anche e soprattutto affettivo.In una famiglia africana i ruoli sono diversi. Il padre è il responsabile di tutto il nucleo familiare. La moglie dipende completamente dal marito e dalla famiglia in cui è entrata a fare parte con il matrimonio, il suo compito è badare alla casa e all'educazione dei figli. Se non viene obbedita, riferirà al marito il quale cercherà di parlare e riprendere i figli. Quando i primi figli saranno cresciuti saranno loro ad aiutare la madre ad allevare i fratellini.Il primogenito o comunque il primo figlio maschio assumerà il ruolo di capo famiglia nei confronti dei fratelli in caso della morte dei genitori. Per poter fare questo il padre lo porterà sempre con sé, lo metterà al corrente dei problemi, gli insegnerà tutti gli usi e le tradizioni che riguardano la famiglia e ne sarà il garante. In Nigeria è in uso che sarà lui a ricevere dal padre la benedizione prima della morte.Ogni figlio deve rispettare e obbedire prima di tutto agli "anziani" della famiglia, ai quali deve il massimo rispetto, fino ai genitori e ai fratelli maggiori. Tante volte sentiamo delle affermazione come: "Questi africani arrivano qui con tante difficoltà, e si permettono di fare quattro o cinque figli: ma sono pazzi!". Un africano non si sente realizzato nella vita senza uno o più figli. Infatti, in certe culture africane, non è un tabù per una donna avere dei figli

L'educazione dei figli è diventata una priorità per una famiglia media africana, cerca di mandare i figli a scuola con qualsiasi mezzo possibile, eccetto in alcuni casi di estrema povertà, impraticabilità e o analfabetismo. Il figlio che ha raggiunto l'età o lo status di lavoratore ha il compito di provvedere per l'educazione di chi o quelli che lo seguono e così via. In questa tradizione l'effetto della famiglia allargata è molto sentito: il figlio di tua sorella o fratello in difficoltà diventa automaticamente la tua responsabilità.

LA RELIGIONE

Non è possibile avvicinarsi alla cultura africana senza studiare le diverse religioni professate nel continente: la cultura africana è una cultura religiosa. Nel contempo la religione segna la vita degli africani ed è fondamentale per ogni tappa della loro esistenza.

In Africa si trovano principalmente le seguenti religioni:

• la religione islamica con 250/280 milioni di praticanti, specialmente nelle regioni settentrionali e orientali

• l' animismo che conta 200 milioni

• il cristianesimo (cattolicesimo e protestantesimo) contando 120 milioni di credenti

La religione dominante è quella tradizionale: animismo e culto degli antenati. Nel sud del paese è fortemente radicato il culto Vudù. L'Islam riguarda il 15% della popolazione ed è in forte progresso nel nord. E' cristiano il 18% dei beninesi.La religione Vudù è ufficialmente riconosciuta dal 1998 e il 10 gennaio di ogni anno viene celebrata la giornata nazionale del Vudù.E' stato peraltro rilevato che anche alcune popolazioni del continente, pur convertite al cristianesimo o all'islamismo nei secoli scorsi da missionari e da conquistatori, continuano a venerare i loro idoli e a praticare vecchi e nuovi riti e culti nei quali sopravvivono credenze di tipo animistico.Ogni popolazione africana ha sviluppato una sua specifica religione, che è divenuta parte integrante del suo patrimonio culturale. Si può dire quindi che esistono tante religioni tradizionali quante sono le popolazioni africane. Tra le popolazioni africane non è diffuso il proselitismo, ossia il tentativo di convertire altri alla propria religione, proprio perché ogni religione è direttamente legata all'identità di una determinata popolazione. Non è quindi possibile rintracciare nelle varie religioni tradizionali africane una origine storica comune, né una unica diffusione geografica che ci permetta di seguirne l'espansione nel continente. Parlare della religione in Africa significa parlare della organizzazione sociale, e quindi parlare del rapporto tra giovani e anziani, del rapporto con la natura, delle relazioni tra i sessi opposti, della percezione della malattia, della accettazione della morte, e così via. Tutto ciò che riguarda la vita sociale in Africa è regolato dalla religione. Non essendoci un testo scritto, come la Bibbia o il Corano, la tradizione religiosa è generalmente custodita dagli anziani e affidata alla trasmissione orale, spesso attraverso racconti e proverbi. A questo proposito è bene ricordare che la terminologia usata dagli studiosi occidentali per classificare la dimensione religiosa africana è a volte molto imprecisa e ne impoverisce la straordinaria complessità e varietà.Si usa la parola animismo (dalla parola latina anima), per descrivere quella religione africana che attribuisce a oggetti ed animali un’anima o uno spirito-anima. Gli africani credono che oltre agli dei esistano altri esseri di natura quasi divina, che come demoni e spiriti possono essere benefici o malefici nei confronti dell’ uomo.

Rito funebre africa nera

La grande eterogeneità dell’ Africa determina molteplici visioni della morte, insieme a quelle dell' Islam o del Cristianesimo che sono arrivate in seguito. Si possono comunque rintracciare molte somiglianze tra le varie etnie.L’organizzazione sociale in Africa è legata alla religione, così come la percezione della malattia e della morte. Secondo la visione africana, l’uomo trova il suo senso nell’essere in armonia con se stesso, nelle relazioni con gli altri, con gli antenati, con il divino e il creato intero, con il presente e il passato, con il dolore e la gioia. Ogni elemento è collegato all’altro in una perfetta comunione del tutto.Condurre una vita dignitosa e virtuosa è una condizione molto importante nella cultura africana, perché dà la possibilità di accedere alla memoria dei viventi di ogni tempo e spazio.Il perpetuarsi nella memoria della comunità attraverso quello che si è stati in vita, rappresenta l’immortalità: si muore per sempre quando non si è più presenti nella mente e nel cuore della comunità.La morte nella cultura africana non è un evento associato al dolore anche se procura tristezza, è invece un momento che permette un contatto forte con l’aldilà attraverso particolari rituali. La morte è un passaggio, il corpo scompare ma l’anima si avvia all’incontro con il divino e gli antenati.La persona defunta continua a mantenere rapporti con i propri discendenti, comunica con loro, interviene nelle loro vicende, li protegge, approva o disapprova le loro azioni.Alcune anime divengono gli antenati, ossia intermediari diretti con il mondo spirituale, i garanti della prosperità, della salute, della fecondità dei loro discendenti. Questo però dipende dall’impegno profuso nella celebrazione dei riti funebri da parte della famiglia. Se saranno adeguati il defunto potrà continuare la sua esistenza come antenato e resterà pacifico, altrimenti sarà costretto ad errare per la natura come anima ostile e vendicativa. Questa sorte colpisce anche gli spiriti di coloro che in vita si sono macchiati di malvagità.Esiste una gerarchia tra gli antenati: ci sono quelli illustri e reali, venerati da tutta la comunità; quelli semplici, che proteggono i loro parenti, intervengono nella loro vita dando consigli, intuizioni, aiuti e vengono consultati attraverso riti divinatori, o si presentano nei sogni o con segni particolari. Se però il loro volere non viene ascoltato o ci si dimentica di onorarli possono provocare disgrazie, inviare piccoli avvenimenti sfortunati, portare malattia e morte.Gli spiriti dei morti che invece non divengono antenati, vagano per il mondo sottoforma di fantasmi, spaventando i viventi e portando disgrazie; possono reincarnarsi in vita nelle spoglie di umani o di animali.Possono diventare antenati coloro che sono morti anziani, per cause naturali o accidentali e non per specifiche malattie; chi è stato sposato e ha procreato molto figli; chi si è distinto per una certa saggezza o ha fatto cose positive per la sua comunità.Non accedono invece al ruolo di antenati, i bambini, i "matti", gli "anormali", coloro che hanno arrecato danno alla comunità, coloro che sono deceduti di morte violenta o circostanza sospetta di stregoneria. È lo stesso gruppo dei saggi che chiede alla comunità di dimenticare quel defunto perché si è reso colpevole di qualche meschinità.Gli antenati dunque sono onorati molto più del Dio, l’Essere Supremo e buono padre di tutti gli uomini, ma disinteressato alle vicende umane.Gli spiriti degli antenati sono una continuazione della vita umana, conservano le abitudini e la personalità avuta in vita, ciascuno è dunque connotato da specifiche caratteristiche. Gli antenati sono i depositari della tradizione, delle leggi, dei riti e delle credenze della comunità. Attraverso gli anziani, gli spiriti degli antenati comunicano i propri consigli e divieti alla comunità, possono essere consultati mediante divinazioni oppure manifestarsi autonomamente in sogno.

I funerali hanno dunque una grande importanza e sono celebrati con tutte le accortezze necessarie, affinché il defunto sia accontentato e conceda la sua benevolenza.I funerali sono eseguiti in grande stile, in alcune etnie lo sfarzo è notevole, la celebrazione può durare anche molti giorni, le famiglie arrivano ad indebitarsi pur di fare un grande funerale al proprio caro.Gli invitati possono portano doni e soldi da offrire alla famiglia per supportarla nelle spese e per ottenere la benevolenza. Durante il rito si racconta chi era e cosa faceva il defunto, il clima è di festa perché si crede che questo renda omaggio alla sua memoria molto più di un clima triste e silenzioso, ci sono danze e musica, che fanno raggiungere una grande esaltazione utile all’espressione del dolore.Le danze e la musica sono un importante elemento che contraddistingue i riti funebri in molte zone dell’Africa, utilizzate per congedare il defunto ed accompagnarlo nel suo passaggio dalla vita terrena a quella sovrannaturale. Le danze rappresentano uno strumento di comunicazione con l'aldilà, alcune danze estatiche hanno proprio la funzione della totale perdita del controllo di sé e del contatto con altri stati di coscienza, fino a fenomeni di possessione. Anche le maschere sono molto usate durante i riti funebri, esse permettono di dare una forma visibile e tangibile al dio che si vuol richiamare ed assorbono l’energia vitale del morto per ridistribuirla nel mondo.Il culto dei morti coinvolge tutta la comunità ed è un momento molto importante di commemorazione dei defunti. Anche la nascita può essere l'occasione per onorare un antenato, in particolare durante la pratica dell’ attribuzione del nome al bambino. Infatti il nome può essere quello di un avo a cui i genitori sono molto cari, oppure l'antenato stesso può manifestare ai genitori il desiderio che venga dato il suo nome. Assieme al nome, si ritiene che il bambino acquisisca anche i tratti della personalità dell'antenato, per cui è richiesta molta cura nello sceglierlo e sono necessari diversi giorni. Fino a che non si è sicuri del nome da dare, il bambino non viene presentato alla comunità.

RAPPORTI SOCIALI

Coloro che visitano per la prima volta l’Africa, restano meravigliati nel vedere la facilità con la cui si riuniscono grandi moltitudini di persone per i più svariati motivi: matrimonio, nascita di un bambino, malattia, morte. È molto elevato il sentimento di solidarietà e di partecipazione nei momenti più intensi e significativi della vita, particolarmente in occasione della malattia e della morte.Quando muore qualcuno, secondo la tradizione, tutto il paese resta paralizzato: dal momento della morte fino alla sepoltura del defunto non si può zappare la terra, si lascia il lavoro e ci si reca sul luogo del decesso. In poco tempo, si riuniscono familiari, amici e persone apparentemente senza nessun rapporto di familiarità, per accompagnare e confortare i membri della famiglia, non solo durante la cerimonia della sepoltura, ma anche prima e dopo. Un detto tradizionale dice: «nella sofferenza siamo tutti una famiglia».L’africano è naturalmente portato alla compassione; ha una naturale capacità di condividere e di comunicare agli altri sentimenti di affetto, di sofferenza e di gioia, che chiamiamo simpatia. Molte volte questo sentimento oltrepassa i limiti della semplice emozione, per toccare i livelli più profondi dell’anima e della personalità, traducendosi in presenza, ascolto e comprensione amorosa della situazione altrui.Come si diceva sopra, l’africano è persona dall’ascolto attento, affettivo, paziente e rispettoso. Un ascolto che tocca tutta la persona, e arriva ad immergersi nell’esperienza intima dell’altro, così da formare il senso del “noi”. L’empatia vera avviene quando qualcuno si fa prossimo, cerca con semplicità di porsi al posto del suo interlocutore e si sforza di capire il cuore della realtà a partire dall’esperienza, dal ritmo e dal punto di vista dell’altro.L’empatia africana è feconda, poiché, attraverso l’ascolto attento ed affettuoso, la persona si apre all’altro, lo accoglie con affetto e fa che egli “nasca” dentro di sé. Nella misura in cui si condivide in profondità, la persona che accoglie ed ascolta fa sue le esperienze, le emozioni, le preoccupazioni, i timori e le speranze di colui che viene accolto.Per l’africano tradizionale l’ascolto-empatico ha una funzione terapeutica. Ascoltare ed accogliere con amore, è curare lo spirito e il cuore della persona. I saggi-maghi, i medici-curatori, gli anziani sono chiamati “letamaio”, perché è il luogo dove le persone vanno a “buttare” la spazzatura della loro vita. Queste persone trascorrono la maggior parte del tempo a colloquio con i loro clienti, semplicemente ascoltandoli con attenzione. Non ascoltano passivamente, solo con gli orecchi, ma con tutto il corpo, con gesti, con emissione di gemiti, fatti da monosillabi, che assicurano l’interlocutore di essere seguito e lo stimolano a verbalizzare i drammi e le preoccupazioni che ha nell’animo e nel cuore. Dopo ciò gli vengono dati alcuni consigli ed indicati i rimedi e i riti da compiere. La persona si sente sollevata e, spesso, liberata dal suo male; a volte, non ha bisogno nemmeno che gli vengano dette delle parole o che gli vengano indicati rimedi o riti. Se ne va grata, perché è stato curata con l’accoglienza e l’ascolto-empatico.L’Africa si caratterizza per l’allegria contagiante, l’anima vibrante, il canto, la danza e il ritmo coinvolgente, il carattere caldo e festoso.C’è, senza dubbio, una grande differenza di atteggiamenti tra gli africani e gli altri popoli di fronte alla sofferenza, la miseria e l’insicurezza della vita. Migliaia di famiglie e di bambini africani vivono ogni giorno in situazione di completa incertezza riguardo al domani. Trascorrono il giorno con la fame, senza sapere dove trascorrere la notte e se mangeranno il giorno seguente, tuttavia, continuano a danzare, accompagnati dai canti, dal ritmo dei tamburi e dal battito delle mani.Visitando le famiglie e le popolazioni africane, fortemente flagellate dalla sofferenza nei quartieri poveri delle città, nei campi dei rifugiati o nei luoghi dove si ammassano gli sfollati, si rimane profondamente sorpresi per la loro capacità di soffrire con serenità e sempre con il volto sorridente.Per l’africano la vita è una festa. Ringrazia Dio per il poco e trova sempre dei motivi per celebrare, con allegria, ogni istante che passa come un dono. A volte, mi sorprendo a pensare alla famiglie ricche dell’Occidente, che, pur sedendo attorno ad una mensa stracolma di ogni ben di Dio, sono senza allegria, con i volti tristi e sempre pronte a lamentarsi. Mentre le famiglie africane con molti figli, con un po’ di cibo e di bevande, fanno festa tutto il giorno, riempiendo l’ambiente di allegria. L’africano, pur vivendo nella povertà assoluta e in mezzo ad ogni sorta di sofferenza, non si lamenta mai ed è sempre pronto a cantare e a sorridere.Basta guardare le celebrazioni eucaristiche dei cristiani africani come sono animate e cariche di dinamismo: sono una festa che si prolunga all’infinito senza che nessuno guardi l’orologio. Perché correre? Perché preoccuparsi del tempo, se il Signore ci fa visita e sta in mezzo a noi? Le comunità cristiane in Africa, soprattutto quelle più povere, preparano sempre qualcosa per tutti e qualche momento di fraternità, con canti e danze, al termine della celebrazione. La messa, insomma, è la festa dei fedeli attorno al loro Signore, è un momento di incontro, di convivio e di condivisione dei beni spirituali ed anche materiali. Non c’è incontro, non c’è celebrazione senza festa, non c’è festa senza mangiare insieme qualche cosa. Non è importante la qualità e la quantità del cibo, ma l’intensità della relazione, dell’incontro, della comunione e della condivisione. L’africano mostra la sua gioia cantando e danzando. È tutta la persona, corpo e spirito, che manifesta la sua gioia.Da dove l’africano estrae l’energia e la motivazione per questa allegria e per questa capacità di fare festa in mezzo a tanta sofferenza? Penso che la fonte della sua allegria e della sua speranza risiedano nella fede in Dio e nel senso di comunione fraterna.

ARTI

DANZA

Nel continente africano la danza ha un ruolo fondamentale nella vita di tutti i giorni, è infatti un modo per esprimere con ritmo e gesti ogni ricorrenza, vi sono cosi danza legate alla caccia, all'agricoltura, alla fertilità, danze per invocare la pioggia, per festeggiare matrimoni, per ricordare i defunti e per segnare il passaggio del giovane all'età adulta. La danza africana trasforma il linguaggio in movimento del corpo attraverso vibrazioni, ondulazioni, ritmo dei piedi, velocità delle gambe, contatto con il suolo, pulsazioni, energia e scioltezza delle articolazioni. Il piacere di muovere il corpo, vibrare nei ritmi della musica, gioire con gli altri produce infatti scioltezza fisica ed armonia.

Strumenti musicali africani

In Africa, la musica tradizionale è caratterizzata proprio dall’utilizzo di particolari strumenti musicali, spesso prodotti con materiali naturali come zucche, corna, pelli, conchiglie anche se attualmente è in uso una vasta tipologia di materiali artificiali, perlopiù in alluminio o in metallo come lattine, stringhe, tappi di bottiglia, bidoni.Oltre agli strumenti in senso proprio, troviamo una serie di oggetti che pur non essendo classificabili come strumenti, vengono di fatto suonati e definiti da queste stesse popolazioni come “strumenti ritmici”, vale a dire: sonagli, pendagli, fischietti, bracciali, conchiglie etc.

Maschere e sculture dell'Africa occidentale

Le maschere e, più in generale, le sculture, sono un elemento fondamentale della cultura e dell'arte del continente africano, e da sempre svolgono un ruolo fondamentale nella vita sociale di molte popolazioni, riempiendo di significati profondi e ancestrali la vita quotidiana di numerosi gruppi tribali: sono simboli misteriosi che scandiscono il susseguirsi delle stagioni, garantiscono il legame e le relazioni con gli antenati, l’aldilà, la fede animista e la reincarnazione, conferiscono potere politico e prestigio sociale, avviano i giovani alla vita adulta durante i riti di iniziazione, regolano i conflitti etnici e le guerre, celebrano la maternità

Significato e funzione delle sculture (maschere e statue) africane

Le sculture (statue) hanno quindi diversi significati e funzioni: possono rappresentare gli antenati, che vengono interpellati, tramite riti divini, per risolvere situazioni complicate e difficili: interferenze negative nel villaggio, spiriti maligni che minacciano la pace sociale, raccolti poco abbondanti, dispute tra i clan familiari o con tribù rivali…. Spesso le sculture sono gelosamente conservate nelle capanne, in ricordo degli avi. Le sculture possono anche rivelare l’appartenenza a una specifica tribù, rispecchiandone le caratteristiche e peculiarità.In alcuni gruppi tribali, come gli "Ashanti" del Ghana alcune di esse rappresentano simboli molto potenti all’interno della famiglia: è il caso, ad esempio delle “Fertility doll”, piccole statuette che le aspiranti madri portano sempre con sé per non perdere il dono della fertilità e allontanare la “disgrazia” della sterilità, causa di disonore ed emarginazione nella propria comunità.Le maschere rappresentano generalmente un forte segno di appartenenza, soprattutto in ambito tribale, ma possono rivelare anche un forte segno di soggettività, esprimendo lo stato d’animo di una persona: tristezza, felicità, preoccupazione, indifferenza, paura, rabbia, timore, terrore… In alcuni casi (ad esempio, tra i Baoulé della Costa d’Avorio) sono accompagnate da vere e proprie “acconciature”, oppure possono celebrare, con linee e intagli di assoluto splendore e fascino, la bellezza femminile: è il caso dell’arte degli “Yohuré” e dei “Gouru” della Costa d’Avorio.La funzione sociale è un altro ruolo di estrema importanza giocato da numerose maschere, soprattutto quando vengano indossate nel corso di una danza: durante la festa del raccolto o un matrimonio, dopo la nascita di un figlio, prima dell’iniziazione degli adolescenti, nella veglia funebre o in rito divino. Tra le tribù di fede animista le maschere rappresentano spesso l’incarnazione e hanno le sembianze di animale: bucero, iena, antilope, elefante, uccello, coccodrillo, farfalla, serpente… Ogni specie rimanda a un significato particolare: il bucero è celebrato per la sua forza, l’elefante per l’intelligenza, l’antilope per l’eleganza del movimento, la farfalla per la leggerezza, la iena per la cattiveria, l’uccello per la sua sfida la cielo.Tra gli “Igbo” della Nigeria alcune maschere femminili, che rappresentano gli antenati, hanno il viso di colore bianco, tipico della morte. Nelle tribù dei “Dan”e dei “Bete”, alcune maschere maschili sono indossate per incutere paura e terrore nei nemici, prima della battaglia (i Dan, in particolare, erano conosciuti e temuti come feroci guerrieri). In Sierra Leone le maschere appartenenti a una società segreta, la “Poro” avevano la funzione di imporre rispetto, terrore, potere e indurre sottomissione alle persone esterne.In molte funzioni e danze le maschere indossate da uomini non possono essere viste dalle donne, pena l’infertilità o l’influsso di “maledizioni” ed effetti negativi da parte di spiriti maligni. Nella tribù dei “Mende” della Sierra Leone, tuttavia, le “Maschere “Bundu” vengono indossate esclusivamente da sacerdotesse, per celebrare la fine del periodo di iniziazione delle giovane ragazze, ormai pronte per affrontare la vita adulta.

TESSUTI AFRICANI

In Africa Occidentale i tessuti e i modi di indossarli giocano un ruolo sociale importante: un abito bello e appariscente è considerato segno di potere in una società particolarmente sensibile alla vistosità e allo sfarzo, fino a fare del modo di vestire un mezzo di comunicazione.Ancora oggi i “pagnes”, i tessuti da indossare, funzionano come un linguaggio che si sostituisce alla comunicazione verbale: in questo senso si dice che “i tessuti parlano” “Pagne” deriva dallo spagnolo “pano” che significa “panno”: questo termine designa, dal 1.600, l’indumento annodato intorno alla vita in uso nell’Africa sub-sahariana.Il rettangolo di stoffa può essere utilizzato come gonna, toga, sciarpa, velo, turbante, fascia port-enfant, e lo si ritrova anche usato come coperta e sudare origine dei “pagnes”I più diffusi sono di cotone, realizzati industrialmente e chiamati wax-print o african print. Pur nella esuberanza di disegni e colori, tutti rivelano uno stile unitario e specifico maturato sulle esigenze dell’acquirente africano. Le donne riconoscono all’african print l’espressione autentica dell’identità femminile urbana africana.Parlando, invece, delle decorazioni in sé, anche in Africa esprimono un forte significato simbolico. La piramide, per esempio, indica la consapevolezza di una gerarchia sociale per cui i potenti si elevano sopra gli altri e illuminano la strada da percorrere; la spiga di granoturco simboleggia le difficoltà del matrimonio perché, a causa delle sue caratteristiche fisiche, si scopre ciò che contiene realmente soltanto aprendola; la chioccia con i pulcini rappresenta il ruolo fondamentale di una madre all’interno della famiglia, sia in termini di coesione tra i vari membri che in termini di protezione verso i piccoli da accudire.

ASPETTI SOCIALI NEGATIVI

Ci sono ancora molti problemi legati alla tradizione che devono essere risolti.

Sebbene negli ultimi decenni sembra che anche il problema della discriminazione delle donne si sia lentamente dissolvendo, in realtà permangono nella società sud-africana molte delle tradizionali concezioni riguardo alla vita in famiglia e nella società della cultura "nera". Per quanto la cultura europea, che lentamente si impone nelle zone urbane, non condivida questi valori, nelle zone rurali e nelle comunità ancora non sono superati. Per tradizione la famiglia africana è di tipo allargato, cioè comprende tutti i parenti e più in generale la comunità. La distinzione tra le famiglie delle città e quelle delle zone rurali si basa sui processi di industrializzazione, urbanizzazione e occidentalizzazione. L'uomo spesso ha una moglie in città con uno status più forte della famiglia e una o più nelle zone rurali senza alcun potere sulla famiglia. Anche la poligamia ha origini antiche: quante più mogli un uomo aveva, tanto più era importante all'interno della comunità. La violenza verso le donne nelle famiglie è molto forte: E' stimato che ogni 6 giorni una moglie sia uccisa dal marito. Le famiglie bianche sono innanzitutto da "classificare" in: famiglie di lingua inglese, afrikaans e di origine europea. Quelle di lingua inglese sono da sempre considerate le più progressiste, basate su individualismo e una struttura di tipo nucleare, quelle afrikaaner sono tradizionalmente le più conservatrici. Le donne delle famiglie bianche di lingua inglese sono poste sullo stesso piano dell'uomo, com'è tipico della tradizione europea e non discriminate. In quella di lingua africana, pur non essendo particolarmente discriminata, la donna ha comunque un ruolo in secondo piano rispetto al marito che è il centro della vita familiare.L'excisione, una pratica tradizionale che mutila le ragazze e provoca, con il pretesto di assicurare la loro fedeltà al marito, gravissimi problemi alla salute. Grazie ad una intensa attività di coscientizzazione il fenomeno è molto diminuito. Le organizzazioni non governative che operano in questi paesi lottano contro tale pratica. Qualche risultato positivo è stato raggiunto. Nel 2003 si è tenuta al Cairo la prima conferenza internazionale sul tema. Con la "Dichiarazione del Cairo", i partecipanti hanno chiesto ufficialmente ai parlamenti nazionali di redigere norme legislative per sradicare tale pratica. Successivamente il Kenya ha bandito le mutilazioni genitali femminili. Nel 2008 altri due Paesi africani hanno condannato escissione ed infibulazione:1-il Parlamento egiziano ha approvato una legge - che rientra in una normativa sull'infanzia - che considera l'escissione un reato, punibile penalmente (ma il provvedimento precisa che l'escissione può essere praticata in caso di «necessità medica», aprendo così la via ad interpretazioni che rischiano di ridurne la portata); 2-il Parlamento dell'Uganda ha messo a punto un disegno di legge contro le mutilazioni sessuali, che dovrebbe terminare proprio nel marzo 2009. L'attuazione di queste leggi fa pensare al fatto che molti stati si stiano rendendo conto di cosa realmente accadeva alle donne. Nonostante queste leggi,vengono ancora oggi praticate mutilazioni agli organi genitali femminili in parti del mondo, quindi non c'è ancora una parità dei due sessi.

L'INFIBULAZIONE

Una pratica molto usata in africa è l'infibulazione. In una società che sembra preoccuparsi del rispetto dei diritti umani solo in situazioni che la riguardano direttamente, non desta scalpore che molti non siano a conoscenza di questa atroce sofferenza che viene inflitta quotidianamente a donne colpevoli solo di non essere nati nella parte del mondo giusta. Esistono 3 tipi di mutilazione dei genitali femminili: la clitoridectomia in cui viene asportata tutta, o parte, della clitoride, l'escissione che prevede l'asportazione sia della clitoride che delle piccole labbra e, infine, l'infibulazione, la forma più estrema e crudele, in cui alla pratica della clitoridectomia e dell'escissione, si aggiunge anche il raschiamento delle grandi labbra che sono poi fatte aderire e tenute insieme, così che, una volta cicatrizzata ricoprano completamente l'apertura della vagina, a parte un piccolo orifizio che servirà a far defluire l'urina e il sangue mestruale. Per favorire la cicatrizzazione, inoltre, le grandi labbra vengono legate con fili di crine o spine di acacia e le gambe devono essere tenute legate per un periodo di 40 giorni, dopo avere applicato sulla ferita un composto a base di erbe, latte, uova, cenere e sterco. Inutile anche accennare ai rischi fisici che comporta questa operazione, eseguita la maggior parte delle volte in assenza di precauzioni igieniche e dalle stesse donne della tribù, che quindi non hanno alcuna conoscenza dei principi medici e delle possibili reazioni del corpo a questa tortura vera e propria: non solo emorragie e infezioni, ma anche ascessi e tumori benigni ai nervi che innervavano la clitoride, o infiammazioni del tratto urinario, accanto al rischio di contrarre quella che è la malattia più preoccupante del XXI secolo, l'AIDS e non mancano le volte in cui le complicazioni portano alla morte. Oltre allo shock in cui incorre la bambina, l'infibulazione fa crollare ogni speranza di una serena vita sessuale, in quanto il rapporto è molto doloroso (di fatti l'uomo ritiene che tale pratica sia il modo migliore per scongiurare la possibilità di un adulterio da parte della moglie) e spesso si rende necessario praticare un taglio alle grandi labbra prima del rapporto sessuale. Inoltre questo taglio è necessario anche prima del parto, il che comporta la necessità di praticare di nuovo l'infibulazione una volta che il bambino è venuto al mondo. Nel rispetto di una tradizione che sopravvive solo a causa dell'ignoranza e delle superstizioni che sopravvivono in questi villaggi, ogni giorno la felicità futura di molte bambine viene compromessa irrimediabilmente. Le mutilazioni sui genitali femminili sono state dichiarate una forma di violenza nei confronti delle donne e nel 1994 la collaborazione tra le agenzie dell'ONU e le ONG ha contribuito alla creazione di un " piano di azione per eliminare le pratiche tradizionali pregiudizievoli per la salute delle donne e delle bambine ".

In ITALIA invece l'infibulazione viene considerata un reato solo dal 22 Dicembre 2005: la nuova legge detta "le misure necessarie per prevenire, contrastare e reprimere le pratiche di mutilazione del genitale femminile quali violazioni dei diritti fondamentali all'integrità delle persona e alla salute delle donne e delle bambine" in "attuazione degli articoli 2,3 e 32 della Costituzione in quanto sancito dalla Dichirazione e dal Programma di azione adottati a Pechino il 15 Settembre 1995 nella quarta Conferenza Mondiale dell'ONU sulle donne". Inoltre è prevista l'organizzazione di compagna di informazione tra gli immigrati per far conoscere la nuova normativa e contribuire all'estinzione di questa brutale pratica; si calcola infatti che nel nostro paese vivano 40.000 donne infabulate e ogni anno, sono circa 6.000 le bambine, i cui genitori provengono dall'Africa Sub-sahariana, che rischiano di subire questo abuso. Perchè la situazione cambi davvero bisogna che siano le donne occidentali a decidere di aprire gli occhi, a scegliere di indignarsi perchè nel 2006 in una parte così vasta del mondo i diritti umani vengono ancora calpestati, a preferire la via della lotta piuttosto che quella dell'indifferenza. Fin dalla fine del 1800, ma soprattutto verso la metà del 1900, le donne africane rivendicavano il possesso della terra, l'essere riconosciute come lavoratrici, la propria dignità in quanto esseri umani. Le intellettuali Afro-Americane evidenziavano l'importante ruolo che le donne di colore avrebbero dovuto giocare nel ristrutturare la società partendo dall'ambiente familiare per arrivare alle grandi conquiste sociali. Queste donne sostenevano di essere soggette ad una triplice forma di oppressione, che non si fermava a quella di genere,ma comprendeva anche quella razziale ed economica. Un'altra importante battaglia promossa dal femminismo nero è quella riguardante la necessità di liberare il corpo della donna grande Afro-Americana dal potere maschile, in particolare bianco, e sottolineava inoltre l'importanza di stabilire le relazioni dialettiche tra potere politico, potere economico e potere sessuale. Dal 1980, le donne africane hanno inoltre dovuto dimostrare la loro forza in seguito ai piani di aggiustamento strutturale (PAS) e alle privatizzazioni di imprese pubbliche che hanno portato al licenziamento di molti uomini; si sono quindi improvvisate commercianti, venditrici di ogni sorta di articoli. Questo nuovo "ruolo economico" all'interno della famiglia ha trasformato anche il loro ruolo sociale e politico, riducendo il controllo operato dal proprio coniuge e dando loro una maggior libertà di movimento.

La poligamia che considera la donna alla stregua di vera e propria mano d'opera; più donne possedute conferiscono una rispettabilità all'uomo nell'ambiente del villaggio Yacouba.

Oggi la pastorale della famiglia è una fonte di pace e stabilità per le coppie cristiane: una vita nuova fondata sull'amore reciproco, una paternità e maternità responsabili sono il frutto del matrimonio cristiano.

La pratica della stregoneria è il grande flagello che mina la vita della società tra gli yacouba provocando l'infelicità agli altri.

Attraverso l'evangelizzazione e con il contributo di sacerdoti incaricati espressamente di affrontare il problema la Diocesi sta molto aiutando le parrocchie e con l'annuncio della liberazione che Cristo ci ha portato, la paura degli stregoni oggi sta facendo significativi passi indietro. Si sta vivendo un grande cambiamento. Fino a poco tempo fa si credeva che ogni morte fosse causata dalla stregoneria, mentre ora la fede ci fa dire che è Cristo l'autore della vita e della storia.

Il matrimonio che sta abbandonando forme antiche che vanno contro la dignità della persona come la scelta operata dai genitori, una specie di vendita anticipata della figlia al futuro sposo; e di mezzo c'erano spesso questioni di denaro o di parentela. Ora la parrocchia prepara i futuri sposi con degli incontri di educazione alla vita e al matrimonio.

Karen: Perché la tua libertà dev'essere più importante della mia?

(Tratto da la mia Africa)

In Africa le usanze tribali sono numerose come i granelli di sabbia e sono profondamente radicate in ognuna delle tribù dell’intero continente. Alcune sono semplici da osservare, altre appaiono strane a noi occidentali, altre ancora sono divertenti. Tutte hanno in comune l’obbligo del loro rispetto da parte dei componenti della comunità, in caso contrario, nei casi più gravi, scatta immediatamente la maledizione o il bando dalla comunità stessa. Tra le tante tradizioni ce n’è una che in tempi remoti era nata con un nobile scopo, ma che con il passare del tempo è cambiata e si è trasformata in un rischio mortale. “Ereditare una moglie” (Wife inheritance) è l’usanza della quale vi dirò. Questa tradizione della tribù LUO nacque moltissimo tempo fa ed aveva lo scopo di proteggere una vedova, i suoi figli e le sue proprietà. Quando il marito moriva la vedova veniva “sposata” simbolicamente dal fratello del morto o da un cugino o, in assenza di tali parenti, da una persona onorevole al di fuori della famiglia. Lo scopo principale era di provvedere alle necessità della vedova e dei suoi figli, ma anche di mantenere le proprietà all’interno della famiglia. Questo costume non prevedeva assolutamente una relazione sessuale, anche perché l’uomo che ereditava la vedova poteva già essere sposato ed avere dei figli. Con l’andare del tempo questa tradizione si è in parte trasformata. L’obbligo di “ereditare la vedova” è sempre ferreo e i nuovi pretendenti sono attratti dalle proprietà, ma anche, e soprattutto, dalla possibilità di avere a disposizione una donna con cui soddisfare la loro sessualità. Nonostante l’AIDS stia mietendo vittime ad un ritmo vertiginoso, specialmente in Africa dove in alcune zone si registra una percentuale del 25% di popolazione sieropositiva, questa pratica non

Economia Africana

Le economie di gran parte dei paesi africani sono affidate all'esportazione di uno o di alcuni prodotti. Il flusso commerciale riguarda per lo più i paesi industrializzati interessati all'acquisto di materie prime e alla vendita di beni industriali e di consumo. il commercio tra gli stati africani è limitato dalla natura concorrenziale più che complimentare dei loro prodotti e in misura decrescente dalle barriere commerciali (tariffe doganali e di cambio). Un ulteriore ostacolo è rappresentato dalle valute, che hanno corso legale solamente all' interno di ciascun paese: ciò costringe a regolare gran parte degli scambi in dollari USA o in sterline UK. Quasi tutte le ex colonie britanniche in Africa continuano a godere di relazioni di libero scambio con la gran Bretagna e a conservare le proprie riserve monetarie a Londra. Ex colonie francesi hanno per lo più mantenuto stretti legami con la Francia e appartengono per la maggior parte all'aria del Franco. Inoltre, quasi tutti gli stati africani intrattengono rapporti economici con l'Unione Europea in virtù della Convenzione di Lomé, e beneficiano di riduzione delle tariffe doganali. Pochi organismi economici interafricani si sono formati e hanno avuto successo. I più duraturi sono la Comunità economica degli Stati dell'Africa occidentale e la Comunità economica degli stati centro-africani; quelli di maggior successo sono la Comunità di sviluppo dell'Africa meridionale e l'Area di scambio preferenziale degli stati dell'Africa orientale e meridionale. L' Organizzazione per l'unità africana (OUA)promuove inoltre il commercio fra i paesi del continente.

MODELLI DI SVILUPPO ECONOMICO

L'Africa è propensa per l'allevamento, agricoltura, pesca e piccoli lavori artigianali e l'attività mineraria. Anche se numerosi stati svolgono scambi a lunga distanza, commercio e reti di comunicazione. Prima della colonizzazione Europea l'Africa esportava oro, noci di cola, rame, piume di struzzo e sale; ma quando essi arrivarono crearono confusione e scompiglio nella politica e società Africana. Cominciarono la tratta degli schiavi in modo molto più continuo di quello che era accaduto nell' epoche precedenti. Cominciarono a introdurre tecnologie e culture europee che non sempre furono vantaggiose.

SILVICOLTURA E PESCA

Un quarto dell'Africa è coperto da foreste, infatti si esporta il legno duro dalla Costa d'Avorio, Liberia, Ghana e Nigeria. In Africa il legname è usato come combustibile. La pesca è praticata soprattutto nei laghi della Rift Valley, ma anche in mere aperto ed ha un rilievo commerciale importante in: Marocco, Mauritania, Namibia, Mozambico e nella Rep. Sudafricana.

AGRICOLTURA E ALLEVAMENTO

L'Africa è in prevalenza dedita alla pastorizia e all'agricoltura. A nord si coltivano prevalentemente cereali, come: avena, orzo e mais, ma anche datteri, olive e molte specie di ortaggi. Nella regione del Sahara,i nomadi allevano cammelli e capre. Oltre a questi animali in Africa, si allevano pecore, asini, cavalli. Non è possibile praticare l'allevamento, dove c'è la mosca tse-tse. Nelle regioni del Sahel a sud del Sahara e nelle regioni costiere a nord vengono bruciati piccoli pezzi di foreste per ripulirli e poi coltivarli. Negli altopiani costieri e nelle aree boscose si ha la produzione di banane, gombo, manioca e igname; nelle foreste pluviali invece: sorgo, miglio, riso e mais. Molti prodotti come chiodi di garofano, caffè, ananas, cotone, cacao, zucchero, tè, mais, caucciù, agave, arachidi, tabacco sono diffusi in tutto il continente e destinate all'esportazione.

ATTIVITA' MINERARIA

L'attività d'estrazione è molto importante in Africa per il commercio estero e per le fabbriche del settore. La Repubblica Sud Africana possiede miniere di oro, diamanti, rame, cromo, carbone e amianto; si trovano anche giacimenti di Uranio. La Libia esporta petrolio, la Nigeria petrolio, gas naturale, carbone e stagno; la Namibia diamanti e uranio, l'Algeria petrolio, gas naturale e minerali di ferro.

COMUNICAZIONI

Stanno scomparendo i tradizionali mezzi di trasporto a trazione animale ,sostitutiti da autoveicoli che percorrono una fitta rete tra strade e piste carrozzabili. Per quanto riguarda le ferrovie, queste sono distribuite in maniera non omogenea tra le varie parti del continente africano, la rete ferroviaria più sviluppata è quella del SudAfrica, abbastanza evolute sono quelle dei paesi dell’Atlante e del Nilo, dello Zimbabwe e della Zambia. I grandi fiumi, che nel passato hanno rappresentato le maggiori vie di comunicazione, non hanno smesso di avere una discreta importanza, grazie specialmente alla costruzione di tronchi ferroviari e stradali per aggirare le loro rapide che costituivano per lunghi tratti ostacoli insormontabili alla normale navigazione. Il trasporto aereo si è sviluppato soprattutto negli ultimi anni, i principali centri africani sono collegati tra di loro e con numerosi paesi del mondo.Negli ultimi 15 anni, si sono combattute più guerre in Africa che non nel resto del mondo creando una forte instabilità politica che si ripercuote inevitabilmente anche sullo sviluppo economico. Guerre tra stati e guerre civili hanno distrutto le infrastrutture, deviato l'uso di ingenti capitali dallo sviluppo, creato barriere e inimicizie che bloccano il libero commercio e limitano la crescita. Il Sudan non ha conosciuto pace – se non per brevi periodi - sin dall'indipendenza. La Somalia non ha un governo da due decenni e l'insicurezza nel paese è totale. L'Uganda convive con una guerra civile da due decenni. La lista potrebbe continuare.Le guerre si sono dimostrate una buona fonte di finanziamento per alcuni – vendita di armamenti, mercato illegale di materie prime – ma un terribile fardello da portare per i più poveri.

Storia dell’Africa

L’Africa è considerata oggi senza alcun dubbio la “culla dell’umanità” essendo stata abitata già 6 millenni prima di Cristo, ma l’ambiente ostile allo sviluppo dell’agricoltura, la bassa resa dei suoli, le grandi distanze, la povertà e l’arretratezza dei mezzi di trasporto sono state difficoltà che sin da subito hanno mantenuto il continente africano in una posizione di sottosviluppo rispetto al resto del mondo. Spesso le difficoltà legate al clima e all’ambiente sono state poste alla base delle giustificazioni con le quali si è cercato di spiegare le cause dell’inferiorità economica e culturale del paese. Alla scarsezza dell’acqua e ai problemi legati al clima si aggiunse la povertà del suolo che non bastava per il sostentamento della popolazione costretta a continui spostamenti.I primi abitanti del continente furono pastori e agricoltori che occuparono diversi tipi di habitat formando delle società semplici. Una delle caratteristiche dell’Africa è quella che, a differenza di quanto avvenne nelle altre parti del mondo, la pastorizia ha preceduto l’agricoltura, che è nata molto più tardi e spesso ad integrazione dell’allevamento; inoltre l’agricoltura in Africa, ad eccezione dell’Egitto e del Maghreb, si è sempre basata sulla produzione di cereali non ad alta resa.L’espansione delle popolazioni bantu mostra come anche in Africa ci sia stato un avanzamento degli agricoltori a scapito dei cacciatori. Ad ogni modo, sia l’agricoltura, sia la pastorizia sono sempre state a rischio viste le numerose e frequenti malattie che colpivano l’uomo e il bestiame; di fronte a queste difficoltà molte popolazioni si sono estinte senza lasciare significative tracce.In alcune aree del continente, almeno fino al 1500, si è spesso creato tra pastori e agricoltori un sistema di scambi e sinergie che ha permesso loro di sopravvivere.

Nascita dell’Islam

Dopo la nascita dell’Islam, sorsero un’altra vasta gamma di stati africani di derivazione araba: i sultanati del Maghreb, l’Egitto arabo, le città-stato swahili.Per quanto riguarda invece gli stati dell’Africa subsahariana è possibile distinguere varie tipologie e raggruppamenti; mentre nell’Africa occidentale le forme statali più antiche risalgono al 400 D.C. Nell’Africa centrale, i primi regni nascono tra il 1300 e il 1400 d.C. e alcuni sopravvivono fino all’arrivo degli europei. L’Africa meridionale adotta invece il sistema della società stratificata e statale tra il 650 e 900 d.C. Gli stati dell’Africa centrale e meridionale, rispetto a quelli dell’Africa occidentale, non hanno quasi rapporti con il mondo musulmano.L’arrivo degli europei ebbe delle conseguenze spesso disastrose sia sulle popolazioni sia sul territorio, con loro si assiste allo sviluppo delle guerre di razzia. Uomini di origine africana venivano prelevati dai loro sistemi sociali semplici per essere venduti come schiavi all’interno delle maggiori direttrici di traffici del continente; questo fenomeno incentivò e sviluppò i conflitti tra popolazioni diverse e contro le etnie più deboli economicamente e meno protette dalla loro organizzazione sociale. La presenza degli europei modificò il carattere di queste guerre.Gli schiavi venivano venduti per lo più nel mondo arabo ma erano anche utilizzati in altre realtà africane.

Schiavi Africani

Il commercio degli schiavi assunse una dimensione triangolare che per oltre tre secoli coinvolse tre diversi continenti: l’Europa forniva ai capi africani tessuti, acquavite e armi da fuoco; l’Africa schiavi all’America; e quest’ultima metalli preziosi, materie prime e prodotti coloniali all’Europa. Per tre secoli la tratta degli schiavi fornì all’Europa il necessario accumulo di capitale grazie al quale larghi strati della sua popolazione riuscirono a raggiungere un elevato tenore di vita. Agli inizi dell’800 emersero vari fenomeni che condussero alla progressiva abolizione della schiavitù; uno di questi fu la diffusione degli ideali trasmessi dalla civiltà dei Lumi. La prima nazione a mettere in atto il bando fu l’Inghilterra (1807) seguita dagli Stati Uniti (1808), dall’Olanda (1814) e dalla Francia (1817). Oltre alla diffusione di nuovi ideali contribuirono anche motivi economici.Il commercio degli schiavi coinvolse inoltre arie amplissime dell’entroterra, aumentando la frequenza di guerre e l’uso di violenza e sopraffazione. La maggior parte delle società semplici scomparvero in seguito alle guerre tra gli stati che perseguivano fini espansionistici; la presenza degli europei produsse il genocidio di alcune popolazioni. Nello stesso periodo nacque una nuova identità etnica basata sul conflitto e sull’individuazione degli “altri” come ostili. Questo diffuso stato di violenza venne incentivato e sostenuto dagli europei che si preparavano alla conquista del territorio, giustificata con la necessità di portare forme di civiltà più avanzata al popolo selvaggio africano.L’Africa divenne così il territorio dove le potenze europee si confrontavano per dare prova della loro forza economica; colonizzare l’Africa diventava una vera e propria missione.

Storia moderna

Nelson Mandela

Un personaggio storico, una di quelle persone che in vita fanno già parte della leggenda, Nelson Mandela infatti è il simbolo del Sud Africa, appellativo che si è conquistato in un'intera vita spesa alla lotta contro l'apartheid ed alla conquista della libertà per il suo popolo. Quello che ha sempre colpito in lui è la sua statura morale e la convinzione con cui ha vissuto la propria vita in favore degli altri.Quella di Nelson Mandela è stata una vita di lotta politica e di sacrificio, un esempio per milioni di persone nel mondo. La sua dolcezza anche nei momenti duri, il suo coraggio, la sua integrità e il suo impegno a ricucire le ferite e a preferire il perdono alla vendetta e all’odio sono stati memorabili.Negli anni successivi alla sua presidenza, Nelson Mandela è stato un veemente e determinato sostenitore dei diritti di milioni di persone colpite dall’Hiv, soprattutto nell’Africa subsahariana. Questo suo impegno ha mostrato la sua passione per la difesa della dignità umana, per il diritto all’uguaglianza e l’accesso alla giustizia per tutti. Il suo insistere che queste fossero questioni inerenti i diritti umani ha aiutato a far diventare la vita delle persone colpite dall’Hiv una preoccupazione urgente e globale.

La soggezione dell'africa al colonialismo europeo

L'Ottocento fu il secolo nel corso del quale l'Africa, divenuta oggetto delle mire di conquista delle potenze europee interessate a impadronirsi delle risorse del continente, cadde in misura sempre maggiore sotto la dominazione coloniale. Nel 1814 la Gran Bretagna trasformò in propria colonia il Sudafrica, la Francia iniziò nel 1830 la conquista dell'Algeria e nel 1881 penetrò in Tunisia; nel 1882 la Gran Bretagna prese possesso dell'Egitto, nel 1884 la Spagna del Marocco, la Germania del Camerun e dell'Africa di Sud-ovest; nel 1885-86 il Portogallo s'impadronì dell'Angola e del Mozambico, nel 1889 l'Italia dell'Eritrea. Il processo continuò ininterrottamente, tanto che nel 1914 il continente era interamente organizzato in colonie o protettorati europei, con le sole eccezioni della Liberia e dell'Etiopia. Quest'ultima divenne infine colonia italiana nel 1936. Il processo di colonizzazione ebbe due effetti principali: in primo luogo promosse una relativa modernizzazione economica e sociale nei maggiori centri urbani e in certe zone agricole; in secondo luogo inserì le colonie nel circuito politico, economico e culturale delle potenze coloniali, le quali sfruttarono sistematicamente le colonie in base ai propri interessi.

La decolonizzazione e la grande povertà africana

La fine della Seconda guerra mondiale pose le premesse del processo di decolonizzazione in seguito all'indebolimento maggiore o minore delle potenze coloniali europee, Gran Bretagna e Francia comprese, e al fatto che le due maggiori potenze mondiali, gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica, erano contrarie al protrarsi del colonialismo. In questo contesto si svilupparono in Africa forti movimenti nazionalistici, che presero a lottare politicamente e militarmente per l'indipendenza dei propri paesi. Gli Inglesi e soprattutto i Francesi e i Portoghesi cercarono di opporsi ricorrendo in molti casi all'uso della forza, ma infine dovettero cedere.Tra gli anni Cinquanta e la metà degli anni Settanta del 20° secolo, dunque, l'Africa portò a termine il processo di decolonizzazione ‒ la delineazione delle frontiere dei nuovi Stati in molti casi assunse un carattere artificiale, seguendo i confini delle vecchie colonie ‒, rimanendo tuttavia esposta, nell'epoca della guerra fredda, alle influenze dei paesi occidentali e di quelli comunisti.Una volta raggiunta l'indipendenza, però, quasi tutti i nuovi Stati sovrani dell'Africa hanno incontrato difficili ostacoli sul loro cammino: le classi dirigenti indigene si sono dimostrate per lo più fortemente impreparate ai compiti di governo; i conflitti etnici, culturali e politici hanno assunto sovente un carattere tragicamente dirompente; lo sviluppo economico è risultato nel complesso gravemente inferiore ai bisogni anche solo elementari delle popolazioni; lo sfruttamento delle risorse da parte dei paesi più sviluppati è continuato comunque in misura assai rilevante. Sicché l'Africa, pur con significative differenze da paese a paese, è rimasto il continente più povero e arretrato del Pianeta. Di grande significato però è stata la fine, avvenuta agli inizi degli anni Novanta , del regime di dominazione bianca nel Sudafrica, con l'abolizione della segregazione razziale dei neri (apartheid) e la costituzione di un regime democratico basato sull'eguaglianza politica e civile di neri e bianchi.

ANC

Il partito fu fondato l'8 gennaio 1912 allo scopo di difendere i diritti e le libertà della maggioranza nera della popolazione sudafricana. Nome originario del partito, infatti, era "South African Native National Congress". Il partito era composto sia da membri tradizionalisti, che modernisti, tanto che le donne furono ammesse, come membri affiliati, solo nel 1931, e come membri a tutti gli effetti nel 1943. Nel 1944 nacque, ad opera di Nelson Mandela, Walter Sisulu e Oliver Tambo, la Lega giovanile dell'ANC, che assicurò un ricambio generazionale e l'inizio di un forte impegno per la non violenza. Nel 1947 iniziò la collaborazione con la Natal Indian Congress, fondata dal Mahatma Gandhi e Umar Hajee Ahmed Jhaveri in Natal (oggi KwaZulu-Natal), regione del Sudafrica, creando così le basi per l'opposizione al governo guidato unicamente da bianchi.

L’apartheid era la politica di segregazione razziale, fondata dal governo bianco del Sudafrica nel dopoguerra, rimasta in vigore fino al 1994. Un’Assemblea Generale nel 1973 chiamò l’apartheid “crimine internazionale” e di recente questa segregazione razziale è stata inserita nella lista dei crimini contro l’umanità. Nel 1948 l’apartheid entrò in vigore. A partire dal 1956 la politica dell’apartheid venne estesa a tutti i cittadini e in quel periodo milioni di neri furono sfruttati, privandoli di ogni diritto sia politico che civile. La popolazione nera doveva essere munita di passaporti speciali per muoversi da un posto all’altro, altrimenti i neri venivano arrestati o subivano delle terribili pene. Intorno agli anni ’60 sia i neri che i bianchi, iniziarono a creare delle proteste contro l’apartheid, infatti, l’ala armata dell’ANC incominciò ad usare la forza, creando delle azioni di sabotaggio contro gli obbiettivi strategici. Negli anni ’90, con la liberazione di Nelson Mandela, l’apartheid crollò. Con le elezioni nel 1994 dell’ANC, si è dato inizio a una nuova costituzionedemocratica,che da allora è in vigore. Ancora oggi il Sudafrica sta lottando contro l’esclusione sociale ed economica.In un primo tempo sia neri che bianchi organizzare proteste contro l'apartheid, in genere brutalmente soffocate dalle forze di sicurezza governative. L’armata dell'ANC, iniziò a usare la forza, limitandosi però ad azioni di sabotaggio contro obiettivi strategici come centrali elettriche e altre infrastrutture. Nel 1975, i burocrati decisero di fare rispettare una legge a lungo dimenticata: ogni norma doveva essere scritta in lingua afrikaans. La legge fu estesa a tutte le scuole, imponendo che le lezioni fossero tenute metà in inglese e metà in afrikaans.Forti furono anche le pressioni internazionali, anche nel mondo dello sport; infatti a causa dell'apartheid il Sudafrica fu escluso fino agli anni ottanta dalle partecipazioni alle Olimpiadi. La prima iniziativa ufficiale, volta all'isolamento sportivo, venne adottata con l'accordo di Gleneagles ratificato dal Commonwealth delle nazioni nel 1977.Inoltre ci fu il piumone boicottaggio africano alle Olimpiadi del 1976, come protesta perché la nazionale di rugby neozelandese aveva giocato alcune partite con la squadra sudafricana.

Fine dell'apartheid

La liberazione di Nelson Mandela, avvenuta nel 1990 dopo 27 anni di prigionia (dovuti al rinnegamento dei "crimini" da lui commessi), e la sua successiva elezione a capo dello Stato decretarono la fine dell'apartheid e l'inizio di una nuova era.Le elezioni del 1994 videro la schiacciante vittoria dell'ANC con il 62,65% dei voti, al di sotto però della soglia dei due terzi necessaria per modificare la costituzione, permettendo ai neri di ricominciare una vita normale. Da allora l'ANC governa ininterrottamente il paese, prima con Nelson Mandela (ridisegnando la bandiera simboleggiando la pace nel mondo), poi con Thabo Mbeki e successivamente con Kgalema Motlanthe e Jacob Zuma. La Commissione per la Verità e la Riconciliazione, istituita nel 1995, si è occupata di raccogliere testimonianze sulle violazioni dei diritti umani e ha concesso l'amnistia a chi confessasse spontaneamente e pienamente i crimini commessi contro i neri agli ordini del governo.Il Sudafrica post-apartheid, aggiungendo nove lingue africane, ha portato il totale degli idiomi ufficiali a undici. Un altro gesto del nuovo governo è stato l'abbattimento dell'arsenale bellico sudafricano e la scomparsa dell'ala armata dell'ANC.

L'anniversario delle elezioni del 27 aprile è giorno festivo in Sudafrica, la Festa della libertà.

Dopo la seconda guerra mondiale, nel giro di tre decenni, tutte le colonie africane divennero stati indipendenti, Ma solo alla fine del 20º secolo furono superati i regimi di segregazione razziale imposti dalla minoranza bianca in Sudafrica e in Rhodesia. Le prime libere elezioni multirazziali ebbero luogo nel 1980 in Rhodesia e poi nel 1994 in Sudafrica. La Namibia, ex Africa del sud ovest sotto il controllo sudafricano, ha acquistato l'indipendenza nel 1990. Un altro Stato diventato indipendente negli ultimi decenni è l'Eritrea che si è separata dall'Etiopia nel 1993. Aspira da decenni all'indipendenza la regione dell'ex Sahara spagnolo, occupato dal 1976 dal Marocco, ma la cui popolazione dovrebbe decidere per l'eventuale indipendenza dello Stato con un referendum proposto dall'Onu. Un nuovo Stato è stato proclamato indipendente il 9 luglio 2011 : Il Sudan del sud, con capitale Juba. La nascita è stata decisa dai risultati di un referendum tenutosi nella regione dal 9 al 15 gennaio 2011, referendum al quale ha partecipato più del 90% della popolazione. La decolonizzazione e la nascita degli Stati indipendenti non hanno, però,garantito finora pace e sviluppo nell'Africa subsahariana. Nella seconda metà del novecento tutta la regione è stata sconvolta da conflitti sanguinosi tra Stati o tra popolazioni e gruppi etnici all'interno degli Stati. Negli ultimi decenni i conflitti più gravi sono scoppiati in Somalia, in Sudan, in alcuni stati della costa guineese, nel Congo nell'Angola e negli stati del Ruanda e Burundi;in Nigeria il conflitto regionale fra Nord e sud del paese si è aggravato a causa degli attentati provocati nel nord del paese dai Boko Haram, estremisti islamici penetrati anche nel vicino Mali. Negli ultimi anni è entrata in crisi anche l'Africa settentrionale, dal Marocco all'Egitto dove monarchie e regimi presidenziali autoritari erano riusciti a garantire finora qualche progresso economico e alcune libertà politiche. Infatti prima in Tunisia, poi in Egitto e negli altri Stati della regione, sono scoppiate rivolte di massa provocate dal peggioramento delle condizioni di vita della popolazione e dalla insofferenza crescente dei giovani nei confronti di regimi autoritari corrotti che non garantiscono ne libertà ne lavoro . Nel mondo arabo del Nordafrica e del vicino oriente si è aperta una fase di instabilità politica e sociale chi è stata da alcuni paragonata addirittura alla fase che precedette il crollo dei regimi comunisti e dell'Europa orientale.

Una popolazione in rapido aumento

Date le sue caratteristiche climatiche e ambientali, gran parte del continente presenta una densità demografica molto bassa, con vaste aree disabitate. Le zone più densamente popolate sono la valle del Nilo, nel cui tratto inferiore si superano i 200ab/km^2 si registrano anche sugli altopiani dell'Etiopia e lungo il corso del Senegal, sulla costa guineese, nella regione dei laghi e sulla costa sud-orientale. Gli Stati africani sono caratterizzati da una forte crescita demografica, con tassi di incremento naturale superiori Al 20% e una popolazione giovanile che costituissce dal 25 al 50% del totale. In particolare, alcuni Stati come l'Uganda, il Congo, il Burundi, il Madagascar presentano tuttora tassi di incremento naturale attorno al 30%: con questi ritmi la loro popolazione raddoppierà in meno di trent'anni. Dovuta a una natalità molto alta, la crescita è però in parte frenata da una mortalità ancora elevata, in particolare quelle infantile, che in alcuni paesi colpisce più di 200 bambini sotto i cinque anni ogni 1000. Negli ultimi decenni la mortalità è aumentata per la recrudescenza di malattie infettive, come la malaria la tubercolosi ma soprattutto per la spaventosa diffusione dell'AIDS, che, agli inizi del nuovo secolo, nella regione Subsahariana aveva infettato circa 30 milioni di persone, più recentemente la popolazione è stata decimata dal virus dell'Ebola. La conseguenza più diretta è che, perlopiù, la speranza di vita non supera i 60 anni, o addirittura non raggiunge i 40, come in Angola, in sierra Leone, in Zambia. Le difficili condizioni di vita e i conflitti che insanguinano alcuni paesi hanno determinato negli ultimi anni un alto numero di migranti che, attraversato il deserto, si dirigono verso l'Europa dai porti nordafricani, in particolare libici, su vecchie imbarcazioni spesso destinate a naufragare nel mare. Consistenti sono anche i movimenti di popolazione tra i diversi Stati, dovuti ai conflitti regionali: nell'ultimo decennio del novecento soltanto in Congo si sono riversati dai paesi vicini, sconvolti da guerre civili e genocidi, quasi 2 milioni di profughi 

A volte mi chiedo se dio ci perdonerà mai per quello che ci siamo fatti. Poi mi guardo intorno e mi rendo conto che dio ha abbandonato questo posto tanto tempo fa. (Tratto da blood diamond)

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