Loading

IN CAMMINO preghiera giovedì 16 aprile

In ciascuno di noi abita un profondo desiderio di pace. Tutti vorremmo un po' di calma, di tranquillità, senza dover far fronte quotidianamente a preoccupazioni e urgenze. Non solo. Tutti vorremmo assaporare la 'pace profonda'. Oltre la superficie emotiva, nella parte più intima di noi, dove ci misuriamo con il senso e il valore di quel che siamo e di quel che viviamo.

Quante volte ci capita di sentirci scossi e in conflitto di fronte alle 'questioni' vitali dell'esistenza: la nascita, la morte, la malattia, gli affetti, la professione, i principi, le scelte. E molto altro ancora. Di fronte a tanta complessità è difficile trovare il bandolo della matassa, quel principio di sintesi che sappia 'far pace' e ci consenta di andare avanti senza 'affondare'.

Oggi il Vangelo parla al nostro bisogno di 'pace', dichiarandola possibile e reale. La chiama beatitudine, la fonda nell'esperienza di essere figli del Padre e fratelli di ognuno.

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore (Gv 14,27)

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, i due discepoli che erano ritornati da Emmaus narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Per la riflessione

Quando siamo troppo felici pensiamo che tutto sia troppo bello per essere vero e che prima o poi debba succedere qualcosa di brutto. Abbiamo paura della gioia. Gesù oggi parla a questa paura: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.

L’unica maniera di Gesù di vincere la paura e i dubbi è mostrare quanto sia concreto ciò che gli sta capitando. Mettersi a mangiare, lasciarsi toccare altro scopo non hanno che far comprendere ai discepoli che la loro gioia ha una consistenza fattuale, e non è solo materia di sentimenti e immaginazioni. Tante volte nella vita ci diamo speranza da soli immaginando e sperando che le cose vadano per il verso giusto, ma è Pasqua quando smettiamo di immaginarci le cose perché le abbiamo finalmente incontrate.

Per anni immaginiamo l’amore, ma è Pasqua quando lo incontriamo. Per anni immaginiamo la felicità, ma è Pasqua quando la incontriamo. Per anni immaginiamo un motivo, ma è Pasqua quando ne incontriamo uno. Capire questo è infatti un dono immenso, è il dono di 'intus-legere', cioè leggere dentro le cose.

Un altro aspetto sembra paradossale, Gesù per farsi credere chiede di guardare dentro le sue ferite. Forse dovremmo anche noi trovare il coraggio di fare la stessa cosa. Guardare nella nostra debolezza ci farà scoprire la potenza nascosta e imprevedibile della Pasqua. Perché la Grazia di Dio agisce proprio nella nostra debolezza.

Delle volte Cristo non lo riconosciamo nella nostra vita perché pensiamo che se ci fosse noi non saremmo così deboli, così feriti, così fragilmente umani, ma se trovassimo il coraggio di guardare al fondo della nostra debolezza e delle nostre ferite ci accorgeremmo che Egli è proprio lì, e lì vorrebbe essere riconosciuto, accolto e amato.

Ma anche riuscire a fare questo è un dono, per questo il vangelo conclude dicendo: «Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture». Il dono della fede è il dono di saper riconoscere in ciò che ci sembra un fallimento e una ferita i segni più convincenti della verità della Pasqua. "Quando sono debole è allora che sono forte" aggiungerà San Paolo. (Commento: don Luigi Maria Epicoco)

Lode e intercessione

Rit.: Signore risorto, lasciati toccare!

Quando facciamo fatica a rimetterci gioiosamente in cammino dopo aver sperimentato il fallimento e il ripiegamento.

Quando il dubbio e il turbamento sorgono nel nostro cuore fino a ottenebrare la mente e paralizzare la volontà.

Quando i segni della tua passione nelle sofferenze dei fratelli ci turbano ancora aprendo la porta all'incertezza e al dubbio.

Padre nostro...

Preghiera conclusiva

Ogni giorno, rendimi capace di essere una benedizione per questo mondo. Lasciami entrare dentro la vita che incontrerò.

Solo per oggi, lascia che abbandoni la presunzione di risolvere tutti i problemi. Rendimi fedele a Te.

Solo per oggi, accompagna i miei passi frettolosi per donargli calma e pazienza.

Solo per oggi, toglimi l'imbarazzo e la vergogna, liberami dai pregiudizi e dalle paure che mi appesantiscono il cuore.

Solo per oggi, rendimi concreto nelle scelte e coraggioso per non rifugiarmi nelle idee.

Solo per oggi, avvicinami a Te, dammi sicurezza e calore, luce e slancio verso una giornata piena di meraviglie fatte per me, solo per me.

Fermati un attimo e accogli la luce dello Spirito dentro di te, affinché tu possa andare incontro alla tua giornata vestito di semplicità e di grazia.

Mario Melazzini, racconta come è cambiata la sua vita da quando, nel gennaio del 2003, gli viene diagnosticata la Sla, la sclerosi laterale amiotrofica.

Ciò che abbiamo sempre visto come debolezza e fragilità - ammette - può diventare forza. La sofferenza fa parte del quotidiano e va vissuta...

.

.

Credits:

Creato con immagini di Anastasiya Romanova - "The shadows of the reed are on the background of the autumn sunrise" • MI PHAM - "untitled image"