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TRIDUO PASQUALE sabato SANTO 11 aprile

Il Sabato Santo è il giorno del “grande silenzio”, un giorno a-liturgico, cioè privo di celebrazioni (ad eccezione della preghiera dell’Ufficio delle letture e delle Lodi) in attesa della grande e solenne Veglia Pasquale nella Notte santa. A partire dall’ultimo rintocco delle campane della Messa della Cena del Signore fino al crepitio del fuoco nella Veglia santa, tutto ammutisce.

Dal silenzio sgorga il canto nuovo, grido di gioia che squarcia le tenebre del peccato e della morte e annuncia una grande gioia: Cristo è veramente risorto. Alleluia!

Il silenzio del Sabato non è un mesto sentimento di tristezza e di lutto, ma l’espressione di una grande trepidazione e attesa. È il silenzio faticoso del seme che marcisce sotto terra, che l’uomo non vede e non sente crescere, ma che invoca fiducia e speranza. Come nel settimo giorno Dio riposò dalla sua opera, così nel settimo giorno anche Cristo riposa nel grembo della terra.

Una parola per questo giorno

E voi per opera sua credete in Dio, che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, in modo che la vostra fede e la vostra speranza siano rivolte a Dio (1Pt 1,21).

Per la riflessione

Ringrazio Gesù di essere passato in questo silenzio. Il passaggio della morte è doloroso, come è doloroso il passaggio stretto in parete per chi adora le vette: ti è chiesto di rimpicciolirti per sgusciare tra roccia e roccia, fino a scorticarti, pelle e braccia e mani, fino a sentirtele bruciare. Ma poi sei fuori, sei nell'immensità della vetta.

Ebbene mi dà coraggio sapere che sono in cordata e che lui, lui il primo, Gesù, non perde, tiene avvinghiata a sé la fune, lui è di quelli che non vogliono perdere nessuno.

A volte anche lo ringrazio perché non si è risparmiato in parete, lui, Gesù. Non è planato sulla vetta dall'alto, ha sudato e tremato nel giardino, è morto in un grido. È morto nel silenzio. lo ringrazio di non essere andato incontro alla morte con fare spavaldo, da eroe, ma come uno di noi. Come un povero. Come me. Lo sentirò fino all'estremo compagno di cammino e di scalate. Compagno anche del turbamento del cuore: «Ora l'anima mia è turbata» (Gv 12,27): disse nell'ora in cui, braccato, sentiva che il cerchio stava per chiudersi nella morte.

Ma il silenzio della croce, lui ce l'ha ricordato, non era silenzio morto, silenzio senza futuro. Era silenzio di attesa. Era il silenzio del seme nella terra, Non era spegnimento. Era brace. (Don Angelo Casati)

Il silenzio è una condizione necessaria all'ascolto di Dio e all'ascolto di coloro insieme ai quali ci troviamo a fare il viaggio della vita. Il silenzio favorisce l'intuizione dell'essenziale sia delle persone sia degli eventi e delle cose.

Viviamo in un'epoca satura di parole e di rumori, in cui non si dà tempo alla riflessione, non si dà tempo all'interiorità. C'è quindi bisogno di una rieducazione al silenzio. Innanzitutto vigilando su se stessi per non dire parole inutili, tanto meno cattive, e riservarsi dei tempi per stare soli, in silenzio, sotto lo sguardo di Dio. Il silenzio coincide così con la preghiera; è ascoltare il Signore che parla al nostro cuore, che suscita in noi pensieri e sentimenti retti e buoni. Questo porta a mettersi in relazione con gli altri in trasparenza d'animo e pacatezza.

Il vero silenzio richiede umiltà, spogliamento di sé, carità. Il versetto di un salmo così si esprime: «Sta' in silenzio davanti al Signore e spera in lui» (Sal 37,7). Saper stare in silenzio alla presenza del Signore, quando si ha l'animo turbato è segno di fede e di speranza, perché si affida a lui la propria difficoltà e si attende da lui l'aiuto. (Madre Anna Maria Canopi)

Nelle parole di questo anziano monaco cieco gustiamo il fascino di chi si è lasciato afferrare da Dio, nulla anteponendo al suo amore. Egli non ha il cuore frammentato da tanti affetti e desideri, ma unificato nella ricerca di Dio, per affidare a lui la propria vita, anelando alla piena comunione nel regno eterno. Questo atteggiamento non lo isola dalle altre persone, anzi lo mette in comunione con tutti.

Durante la giornata vivi un'esperienza prolungata di silenzio. Trova un luogo adatto, stacca il cellulare e tutto ciò che può distrarti. Crea un clima di raccoglimento e di preghiera. Se vuoi puoi per iniziare puoi ascoltare questo brano di Wolfang Amadeus Mozart. Essa riporta alla memoria e al cuore la tenerezza di Dio.

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Il grande sabato: giorno delle donne, che raccolte nei loro veli, in segreto preparano aromi. Giorno della madre, addolorata, forte, fedele, vergine del silenzio e di misteriosa pace. Giorno della fede contro ogni evidenza, in cui si spera contro ogni speranza. No, credere a Pasqua/ non è giusta fede:/ troppo bello sei/ a Pasqua./ Fede vera è/ al grande venerdì/ quando Tu/ non c'eri lassù/ e non un'eco/ risponde all'alto grido. (David Maria Turoldo)

Credits:

Creato con immagini di Olya Kuzovkina - "Person sitting on a bench" • DDP - "untitled image"