Fema racconta Storia di una scelta

Ci racconti il tuo personale percorso artistico?

Certo! Ho iniziato a circa 15 anni con i piercing, mi sono fatto il primo dopo essermi lasciato con la mia ragazza, è da lì che ho scoperto la bodyart. E’ iniziato tutto quasi per gioco. Sono rimasto subito stregato da quel mondo. Mia madre è infermiera, quindi ho sfruttato le sue conoscenze su tecniche e materiali per iniziare a cimentarmi su amici e prime cavie; dopo poco tempo ho iniziato ha fare piercing ad un sacco di gente, prima amici, poi ragazzi della mia zona, finché un giorno non sono entrato a lavorare in uno studio come piercer professionista.

Non ho mai creduto che sarei riuscito a campare di quello; era una passione la mia, non ne vedevo la proiezione futura come professione, per cui continuavo a lavorare in altri settori; un po’ come clark kent, di giorno facevo il rappresentate e la sera lavoravo in studio.

E’ arrivato poi un momento, però, in cui i due lavori assieme sono diventati pesanti, in studio continuava a crescere il giro di clienti, quindi ho dovuto scegliere, ho mollato tutto e mi son dedicato al 100% in ciò che era la mia passione, i piercing. All’inizio è stata molto dura, non guadagnavo praticamente niente, mi scervellavo, inventavo un sacco di format per vendere di più, dagli eventi alle promozioni agli spettacoli nei locali, piano piano sono diventato anche un bodyperformer. Nel frattempo ho sempre fatto anche graffiti, ho militato in varie crew di cagliari, facendo un genere che dava più alla street art che al vero writing; allora il tatuatore da cui lavoravo mi chiese se potesse interessarmi iniziare a tatuare, all’inizio ero titubante ma alla fine accettai: iniziò così il mio apprendistato.

Dopo circa 2 anni di pulizie stencil, banchetti e assistenza iniziai ufficialmente a tatuare; dopo circa cinque anni con loro me ne andai per aprire il mio studio a pula, un paesino vicino a Cagliari. Dopo 3 anni, tanti colleghi e tanta, tantissima crescita, decisi di aprire a Monserrato, per avvicinarmi ai clienti che sempre più mi chiedevano di tornare!
Cosa ci dici della tua attività? Che progetto rappresenta?

Quando ho aperto il mio studio non avevo grandi ambizioni, volevo stare tranquillo, sereno, e fare il mio; dopo sei mesi è arrivato Gabriele Pais, ad oggi uno dei migliori tatuatori realistici nazionali, con lui siamo cresciuti davvero tanto, abbiamo creato un format molto goliardico e allegro di affrontare il lavoro, di approccio nel confronto dei clienti e sui social. Credo che tutt’oggi la forza di elegantink sia quello, riuscire ad offrire professionalità e qualità, ma con un modo molto allegro e scherzoso, se sei permaloso non ti conviene venire a tatuarti da noi!

A Pula avevo uno shop davvero piccolo, circa 50mq, quando ho deciso di avvicinarmi ho invece scelto di prendere uno spazio più ampio per provare un progetto che avevo in mente da un po’, creare uno spazio polifunzionale dove potessero lavorare insieme non solo tatuatori, ma anche professionisti di altri settori, grafici, web designer, video maker; ho creato così un’area tattoo adiacente ad un area coworking, a disposizione di chiunque avesse avuto voglia di lavorare con noi.

Elegant Ink Tattoo
Che difficoltà hai incontrato nel tuo percorso e nel tuo lavoro?

beh diciamo che se dovessi raccontarti tutto quello che mi è successo, diciamo da 10 anni a questa parte ( io ho 30 anni ), non basterebbero tre interviste. Mettiamola cosi, nel mondo dell'imprenditoria, le difficoltà, i fallimenti, fanno parte del gioco, ma credo che la soddisfazione e la gioia che si ha nel metter su progetti e realtà della quale la gente parla, e che magari fanno anche la differenza in un mondo che ormai si muove a rilento, ti ripaga di tutto! Sicuramente le batoste sono ciò che ti forma di più, ti aiutano a crescere e a migliorarti, per il resto guardo sempre avanti quindi ciò che è passato rimane come promemoria per non sbagliare più.

Cosa consiglieresti a chi decide di buttarsi nel mondo della body art?

Qui tocchiamo un altro tasto abbastanza delicato! Quando io ho iniziato sono stato apprendista di uno dei tatuatori più forti di Cagliari, e non era facile entrare come apprendista in uno studio!Ho fatto circa due anni in cui preparavo le postazioni ai tatuatori, facevo le pulizie, mi occupavo di stencil e nel frattempo disegnavo.. mi preparavo per quando sarebbe giunto il mio momento!

Oggi arrivano in studio una media di tre, quattro persone al mese a chiedermi di diventare tatuatori. La disoccupazione, i soldi "apparentemente" facili, tutte queste cose portano le persone a credere che il nostro sia il lavoro più bello del mondo. Vi dico una cosa, io vedo il mio carrozziere che lavora benissimo e ha la fila di clienti, vedo la pizzeria dove vado a mangiare che ha ampliato lo spazio dalla clientela che ha. I soldi sono il risultato dell'amore e della dedizione che uno mette in ciò che fa, un lavoro fatto con amore e passione ti porterà anche un ricavo economico, è normale!

Da me vengono persone che non hanno i tatuaggi, non conoscono neanche i nomi dei tatuato più famosi al mondo, mi dicono che vogliono tatuare perché sono "bravini" a disegnare, perché "ho sempre voluto fare questo nella vita".

Io non volevo fare il tatuatore, mi ci sono ritrovato, ma mi sono appassionato e ho fatto tutto ciò che mi è stato chiesto e tutto ciò che è stato indispensabile fare per arrivare a quello che era l'obbiettivo

Quindi ad oggi ti dico, la gente che realmente è appassionata, che realmente vuole entrare in questo mondo, non ha alcun problema a farlo!

Come inizieresti a raccontare a dei completi profani il mondo della body art e dei tatuaggi? Cosa rappresenta oggi e nella nostra cultura la Body Art?

Parlare ad un profano della bodyart è un po’ come parlare ad un blasfemo di Dio, se non si è un po’ di mente aperta spesso ti trovi a parlare con persone alla quale in realtà non interessa capire il perché uno si faccia tatuaggi o piercing. Ci hanno pensato vip e calciatori a sdoganare il settore, da un lato hanno totalmente azzerato quello che è il vero motivo per la quale uno si tatua o si pirsa, hanno azzerato il valore simbolico e intrinseco dell'arte e ne hanno dato uno nuovo, fatto di superficialità, apparenze ed estetica. Oggi si tatuano praticamente tutti, cercano significati su internet, gli attribuiscono qualsiasi simbologia possibile perché fruga che ti fruga alla fine una farfallina sarà il simbolo della pace, dell'amore, della vita, dell’infinito, del coraggio e così via. Creme anestetiche, cure post tatuaggi, corsi di formazione da trenta ore, con attestati europei riconosciuti, programmi tv con vincitori, il mercato nel nostro settore ormai è in caduta libera, c'è talmente tanto business che non si può più fermare. Dall'altra parte però penso, ma se non fosse così, io sarei riuscito a fare ciò che ho fatto? sarei riuscito ad aprirmi il mio studio, a crescere al punto d'avere cinque collaboratori fissi e tanti ospiti che ogni mese girano nel mio studio? E’ sempre molto difficile relazionarsi con il futuro, i cambiamenti ci spaventano, non ci piacciono, ci fanno chiudere in noi stessi, poi piano piano iniziamo a parlarne e diventano la normalità, fino al cambiamento successivo.

Purtroppo la moda ad oggi ha portato l'accettazione del tatuaggio, il problema è uno solo, il tatuaggio è per sempre, non lo cambi con la moda dell'anno dopo!

Come consiglieresti i tanti indecisi che tentennano sulla decisione di farsi un tatuaggio?

Dall'alba dei tempi l'uomo sente il bisogno d'imprimersi sulla pelle i cambiamenti, i tatuaggi rappresentano momenti di svolta, momenti di crescita, di maturazione, il tatuaggio è un gesto infinito, così come lo sarà il ricordo di quel momento ogni volta che guarderai la tua pelle tatuata. Non tutti si tatuano, non tutti si devono tatuare, però, come abbiamo detto prima, ormai tutti "vogliono" un tatuaggio, non so cosa, ma "lo voglio”. Prima, per avere l'accettazione del gruppo, avevamo le scarpe di un certo tipo, la borsa, i capelli in un certo modo, ormai tutto questo è stato sostituito dai tatuaggi. Consiglio a tutti colore che "vogliono un tatuaggio ma non sanno cosa" di ricercare la risposta in questa frase: non sei obbligato a tatuarti, comprati un vestito, una macchina, fai un viaggio, la macchina la rivendi, il tattoo non lo togli!

Il tuo primo tatuaggio? Ce lo racconti?

Lavoravo da circa due anni da apprendista nello studio di Cagliari e il tatuatore insisteva perché mi facessi il mio primo tattoo, così iniziai a cercare un qualcosa che mi potesse piacere; ti dico la verità, all'epoca ancora non tatuavo e più vedevo gente passare in studio che si tatuava roba senza senso, più mi si rafforzava l'idea della demenza della gente, ma come puoi tatuarti così qualcosa di cui non sai neanche il significato e alla quale a tua tua volta non dai nessun senso? Pensai che la mia ricerca non mi avrebbe portato da nessuna parte finché un giorno, sfogliando un libro su antiche pitture rupestri messicane, trovai un affresco di un tempio, raffigurava un sacerdote che forava la narice ad un principe per offrirne il sangue agli dei in richiesta d'aiuto, per uscire da periodi di carestia o di grande siccità; l'immagine raffigurava il principe col capo chino all'indietro e il sacerdote che con un punteruolo gli forava la narice, tutt'attorno aleggiavano piccoli spiriti in attesa di questa cerimonia. Quel sacerdote è stato uno dei primi piercer della storia, la mia professione in quel momento! In più il ragazzo con il quale lavoravo era messicano!

Così decisi che quello sarebbe stato il mio primo tattoo.

Lo facemmo a porte chiuse, lavorammo in tre, il grosso lo fece il tatuatore, un pezzettino io e un po’ anche la moglie, eravamo molto uniti e volli il ricordo di tutti su quel tatuaggio. Ecco, forse è questo che manca oggi nel tatuaggio, l'emozione, la storia, la passione.

Non importa come esce un tatuaggio, se le linee non sono perfette, il riempimento non è omogeneo, ma se per te ha un vero valore allora può uscire in qualsiasi modo che non t'importerà, perché il vero valore del tatuaggio è il motivo per cui lo fai, ti tatui per un ricordo, ma anche il tatuaggio, a sua volta, diventerà un ricordo, un'emozione, un momento.

Fotografie di Marco Ciampelli

Intervista di Anna Lobina

Credits:

Marco Ciampelli photography

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