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A proposito di Buona Salute

Tratto dalla rivista Inforchaines n°29 , secondo semestre 2008

Autore: Alain d'Ursel, Fisioterapista, insegnante del Metodo delle Catene Muscolari ed Articolari GDS Docente di Anatomia Poetica

Mi ricorderò sempre questa frase di Antonin Artaud, pronunciata con la sua voce da demiurgo: “la malattia somma (nel senso d'accumulo dei benefici in merito a quello che per lui è essenziale nella sua ricerca della verità) ma la buona salute (detto con voce in falsetto) non fa che crescere (aumentare) l'ignoranza… che si ha del proprio essere profondo..."

Racconto spesso queste storie ai miei pazienti perchè non ho voglia di essere complice di una salute fittizia. Preferisco usare delle immagini o delle metafore di viaggio, di nomadismo. Il viaggiatore apprende e accumula il suo saper vivere durante la sua vita: c'è la salute del viaggiatore che attraversa un paesaggio che si chiama malessere, blocco articolare, malattia...

E' terribile il fallimento, quando si è fatto tanto per la propria salute! Yoga, sport, meditazione, varie e molteplici terapie. Come attore nel campo della salute, vorrei che il mio messaggio non fosse “ la salute non importa a che prezzo! “

“Meglio essere belli, forti, ricchi ed in buona salute che … ecc” Bene, d'accordo, sì... ma: si vis pacem, para bellum! Se vuoi la pace, prepara la guerra!

La vera buona salute risiede, secondo me, nella capacità che ho di vivere in me e a tutti i livelli del mio essere (a livello spirituale, a livello emozionale, a livello psicologico ed organico, a livello relazionale: me stesso nel mondo e il mondo in me).

E' importante poter passare dal malessere al benessere e viceversa, dall'equilibrio al disequilibrio e dal disequilibrio all'equilibrio, dall'ordine al caos e dal caos verso un nuovo ordine “sensibile” (cfr il libro di Th. Schwenk: il caos sensibile), dalla buona salute alla malattia e dalla malattia alla buona salute.

La buona salute me la immagino quindi essenzialmente adattativa. Sarà quindi più in termini d'alternanze e di processi che io cercherò le mie parole e le mie immagini.

Oserò qualche formula choc:

La buona salute è quella che è pronta a non esserlo più!

In certi precisi momenti della vita, è meglio essere malati laddove dove bisogna che io sia, piuttosto che in buona salute altrove

Non ci sono scuse per essere vivo qui adesso, nemmeno la malattia, nemmeno la morte!”

NB Facile a dirsi quando uno è sano! Ma penso che sia essenziale integrare questa visione delle cose, proprio quando uno è sano.

In conclusione : la nozione di buona salute è una questione di filosofia, di cultura.

La prevenzione deve essere poetica oppure è un'illusione!

L'approccio della medicina classica ha un obiettivo chiaro, senza equivoci: eliminare, vincere la malattia. Cosa assolutamente utile e necessaria. Il paziente che viene preso in cura in un ospedale, lo sarà in funzione della sua malattia, dei suoi sintomi. Ma se vuole sapere come mai si è ammalato, se vuole sapere qual è il senso della malattia nella sua vita (cfr il libro molto interessante di Thierry Janssen: La malattia ha un senso? Ed Fayard) dove andare per avere una risposta a questa domanda?

Le catene GDS non sono un approccio psicologico bensì psico-corporeo

La logica del corpo è il nostro riferimento. La disposizione delle catene organizzata e preservata dallo scheletro propone, dentro di noi, una coabitazione nello spazio di tutti i nostri antagonismi.

La messa in scena delle nostre tensioni è una risposta all'integrazione di un processo che permette di viaggiare attraverso le nostre tensioni.

Non si tratta di sopprimere le tensioni, il malessere, la malattia, la paura, almeno in un primo momento, ma piuttosto di trovare loro una collocazione per dare loro una funzione utile.

Durante una sessione con un bambino, abbiamo pianificato di costruire una capanna fatta di cubi di gommapiuma, bastoni e tessuti. Il bambino era abituato a scegliere tra i suoi numerosi peluches, gli animali “amici” che voleva nella sua capanna (il serpente, il pipistrello, il topo hanno spesso tanto successo, di più dell'orso, panda, delfino o ippopotamo)

Però c'era un bel ragno nero di peluche sebbene detestasse i ragni!

Invece di tenerlo lontano, fuori dal territorio di gioco, lo ha piazzato all'esterno della capanna, posizionato in alto su un angolo del muro. Mi ha detto “ sta li per avvertirmi dei pericoli!”

Questo ha fatto “centro” nella mia testa! Che magnifica strategia!

Non è scappato, non l'ha ammazzato, gli ha donato una funzione posizionandolo esattamente al posto giusto per questa funzione!

La malattia ha un senso? Bisogna darle una funzione e per questo darle una collocazione. Così avrà motivo di esistere!

Con le catene, noi possiamo suggerire una soluzione che è una soluzione che il corpo propone.

Una ripartizione adattabile delle tensioni nel tempo e nello spazio, con la strategia de:

-la stella

-l'uomo-ruota

-i feudi e le residenze

-l'onda

-la lemniscata

A proposito dell'impatto dell'immagine di se stessi

Amo ripetere: il corpo mima quello che pensiamo di lui.

Un paziente, quando tiene una postura di stiramento, blocca la sua respirazione, contrae il viso con un ghigno di grande sofferenza.

Gli ho chiesto di immaginare che il proprio corpo, vedendo la sua espressione così dolorosa, si diceva che di sicuro quello che faceva era molto doloroso! E allora che si arrangiava per dargli conferma che era in effetti molto doloroso. Io gli suggerisco di “bluffare” e di sfoggiare un viso tranquillo, leggermente sorridente...fu molto sorpreso di poter andare più lontano nella postura con davvero meno difficoltà.

L'immaginazione articolare

Un corpo ideale sarebbe quello che, in ogni momento avesse tutti gli schemi motori di tutti i movimenti possibili pronti a funzionare, questo sarebbe magnifico! Ma, escluso qualche momento di grazia, è irrealistico. Tuttavia questa rappresentazione può essere vissuta come un riferimento da integrare.

Amo la formula: donare alle articolazioni del corpo una visualizzazione adattata.

Alla fine di un trattamento, una paziente stava in piedi, era e si sentiva presente, centrata, grande , calma come se nel suo reame una regina fosse montata di nuovo sul suo trono. Avrebbe dovuto rivestirsi e a ogni bottone del suo vestito, avrebbe dovuto rivestirsi di quello che credeva di essere (o doveva essere) Come fare?

Le ho suggerito allora, una volta a casa, di trovare uno scialle, dei tessuti e di vestirsi da regina, e in quel momento, di riattivare in lei la sensazione di una grande maestà, radicata, forte e pacifica come si era sentita alla fine della seduta.

La cosa più incredibile... è che lo ha fatto davvero!

Il lavoro sull'immagine e con l'immagine è una delle grandi “armi segrete” delle catene GDS: il corpo racconta!

Godelieve Denys-Struyf diceva: “la più grande originalità delle catene nel loro percorso di prevenzione sta nell'integrazione della struttura ossea all'interno della nostra consapevolezza corporea.

Alain d'Ursel, un grande insegnante GDS, fisioterapista e insegnante di Teatro, racconta spesso questo aneddoto:

Conosco da parecchio tempo due fratelli: uno, filosofo e banchiere, molto organizzato nelle sue ricerche e nella sua vita, andava a letto tutte le sere alle 9, praticava yoga, faceva meditazione...ma aveva una carnagione pallida!

L'altro, suo fratello, guardava le serie in TV fumando e con la bottiglia di scotch non troppo lontana.

Era un uomo che rideva molto, il suo viso era pieno di colore!

Oggi, trenta anni dopo, sono invecchiati. Il primo è molto inasprito, con molto rancore, invece l'altro ha smesso di fumare e di bere, ride sempre tanto (ha messo su giusto un po' di pancetta)

Un altro aneddoto a proposito: un giornalista chiese a Winston Churchill anziano di oltre 90 anni, quale fosse il suo segreto per vivere così bene così vecchio. Appoggiò il suo bicchiere di brandy, e tenendo il sigaro nell'altra mano disse “Niente Sport!”

Con le catene, noi abbiamo gli elementi per decodificare questi diversi modi di vivere la propria salute tramite la nozione del terreno predisponente e le varie tipologie psico-comportamentali.

Per esempio , ciò che è certo, è che Churchill fa parte degli “strutturali”e quello che conviene a loro non conviene invece ai “funzionali”che hanno, loro, bisogno di movimento, di allungamenti, di coscienza del corpo.

Risulta quindi fondamentale conoscere e riconoscere i vari terreni predisponenti alle varie tipologie di persone , per poter offrire loro il miglior percorso terapeutico e preventivo, nel pieno rispetto della tipologia comportamentale di chi andiamo ad aiutare.

In questo ,le Catene GDS risultano essere la miglior lente di decodificazione posturale attualmente a disposizione nel panorama delle varie possibilità di intervento.

Tratto dalla rivista Inforchaines n°29 , secondo semestre 2008

Autore: Alain d'Ursel, Fisioterapista, insegnante del Metodo delle Catene Muscolari ed Articolari GDS Docente di Anatomia Poetica

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Traduzione e revisione dalla rivista Inforchaînes
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