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Per non dimenticare la giornata della memoria

“Il vostro Centro, attivo in tutto il mondo, si propone di combattere ogni forma di antisemitismo, razzismo e odio delle minoranze”. È il saluto di Papa Francesco alla delegazione del “Simon Wiesenthal Center”, ricevuta in udienza. “Ormai da decenni esistono contatti con la Santa Sede”, ha proseguito Francesco: “Ci accomuna il desiderio di rendere il mondo un luogo migliore nel rispetto della dignità umana, una dignità che spetta a ciascuno in ugual misura indipendentemente dall’origine, dalla religione e dallo status sociale”. “È tanto importante educare alla tolleranza e alla comprensione reciproca, alla libertà di religione e alla promozione della pace sociale”, l’appello del Papa, che ha ricordato il 75° anniversario della liberazione del campo nazista di concentramento di Auschwitz-Birkenau, il 27 gennaio prossimo: “Lì, nel 2016, sostai per interiorizzare, per pregare in silenzio”.

75 anni fa, infatti, al mondo venne svelata nella sua crudeltà la furia nazista, quando vennero aperti i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz – Birkenau. Chi sopravvisse ha portato nel corpo, nella mente e nel cuore l’orrore vissuto. Papa Francesco, ricevendo in udienza il 20 gennaio 2019, il “Centro Simon Wiesenthal”, ricorda il 27 gennaio, giorno della liberazione del campo di concentramento, invoca l’assenza di parole dinanzi al “consumismo verbale” che si declina in “parole inutili”, “offese urlate” mentre è “il silenzio a custodire la memoria”, senza la quale si annienta il futuro. Netta la condanna del Papa per l’antisemitismo e per le “barbare recrudescenze” degli ultimi tempi. Forte l’invito a “dissodare il terreno dell’odio”, seminando pace, reintegrando chi è emarginato, sostenere chi è scartato, come forte è l’invito a collaborare insieme cristiani ed ebrei per coltivare “il terreno della fraternità”.

la strada ferrata dentro Auschwitz-Birkenau

Il campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, in Polonia, ha registrato la visita di Papa Francesco il 26 luglio 2016 che ha incontrato anche 10 sopravvissuti. Indimenticabili le immagini della preghiera del Santo Padre di fronte al muro delle fucilazioni e il raccoglimento nella "cella della fame" di padre Massimiliano Kolbe.

Al campo di concentramento di Auschwitz si accede per una porta sovrastata dalla cinica scritta e tristemente nota «Arbeit macht frei», il lavoro rende liberi. Da qui iniziava per i deportati il viaggio verso l’orrore, troppe volte senza ritorno. Oggi Oswiecim, l’allora Auschwitz I, e Brzezinka, quella che era Auschwitz II-Birkenau, è tutto un museo a cielo aperto. I monumenti dell’industria della morte organizzata sono ancora qui, intatti, a testimonianza di una tragedia, di un crimine contro l’umanità intera.

Qui hanno perso la vita Massimiliano Kolbe e Edith Stein. Con loro anche milioni di persone. Questo luogo dal 1940 al 1945 incuteva terrore tra le popolazioni dei paesi occupati dal regime nazista durante la Seconda guerra mondiale. La prima cosa che viene in mente entrando per la prima volta nel campo di sterminio tedesco è il passo della Divina commedia sulla porta dell’inferno: “Lasciate ogni speranza voi che entrate”. Quello che più di ogni altra cosa fa rimanere impietriti migliaia di visitatori da tutto il mondo è il modo in cui si organizzava l’orrore. C’è smarrimento e sconcerto davanti ai posti dove avveniva la smaterializzazione di migliaia di vite umane, senza nessun motivo o solo perché erano ebrei. Auschwitz-Birkenau incute gelo e desolazione, ma anche una grandissima malinconia e commozione, soprattutto visitando le baracche dove cercavano di sopravvivere i deportati, oppure quella strada ferrata senza ritorno che termina in una piazzola dove gli ufficiali e i medici delle SS separavano il destino di chi avrebbe lavorato da quello di chi era destinato alle camere a gas. Impossibile per qualunque visitatore non chiedersi: come possono gli uomini concepire una simile malvagità ai danni di altri uomini? Come hanno potuto i nazisti essere tutti convinti che questo era giusto? Uomini, donne, bambini privati della loro dignità, mutilati, bruciati, resi oggetto di una grande catena di montaggio che aveva come fase finale la cremazione dei loro corpi.

L'ingresso di Auschwitz-Birkenau

Bel tempo si spera, il programma di Tv2000, nel 2015 ha intervistato Piero Terracina, che racconta la sua esperienza nel campo tedesco di concentramento di Auschwitz. Tredici lunghi e drammatici mesi che danno l’idea dei patimenti a cui erano sottoposti uomini, donne e bambini.

Tra le testimonianze raccolte da Tv2000, sempre nel 2015, anche quella di Sami Modiano, che racconta la sua esperienza di deportato nel Campo di Auschwitz.

La memoria e il non permettere che l’orrore fosse dimenticato è stato un punto fermo della vita di Modesto Melis, che da giovane fu deportato al campo di concentramento di Mathausen, come racconta durante la trasmissione Siamo Noi di Tv2000, andata in onda nel 2015.

“Certi segnali oggi non si ha paura di mostrarli, pubblicarli, pubblicizzarli, fotografarli ma fino a pochi anni fa sarebbe stato osceno mostrare sentimenti che ricordavano, addirittura a un livello così alto, atmosfere di un tempo. Erano persone che subito dopo la seconda guerra mondiale non avrebbero potuto continuare a dire di essere fascisti, nazisti o dimostrare quei simboli che invece sono stati sdoganati da qualche anno”. Lo ha detto la senatrice a vita e superstite dell’Olocausto, Liliana Segre, ospite de “Il Diario di Papa Francesco” su Tv2000 il 4 giugno 2019, commentando il clima politico che vive l’Europa e il ritorno di alcuni episodi di antisemitismo.

“Ho sempre immaginato – ha aggiunto la Segre a Tv2000 - che certi segnali fossero sopiti perché non si possono cambiare le persone o popoli interi da un giorno all’altro solo perché scoppia la pace e finisce la guerra. Quelle persone che fino a ieri erano la personificazione del male altrui fuggono, spariscono, si mimetizzano, cambiano nome, atteggiamento e talvolta anche faccia. Ci fu anche qualcuno che cambiò i propri lineamenti. Ma queste persone non possono cambiare la loro coscienza e il cuore. Questi restano uguali”.

Un viaggio per non dimenticare quello che è accaduto ad Auschwitz-Birkenau è quello che ha compiuto Licia Colò nel 2017 in una puntata de “Il mondo insieme”.

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