Virgilio 70 a.C-19a.C

Publio Virgilio Marone nacque vicino Mantova il 15 Ottobre del 70 a.C. Grazie alla sua famiglia abbastanza agiata studiò a Cremona,Milano e Roma.Entrò in rapporti con la comunità epicurea a Napoli dove passò la maggior parte della sua vita adulta.La prima raccolta poetica di Virgilio sono le Bucoliche composte tra il 42 e il 39 a.C dove vengono descritte le confische delle terre da parte di Ottaviano, cui vittima fu anche Virgilio.Dopo la pubbilicazione delle Egloghe Virgilio entrò a far parte del circolo di Mecenate legato ad Ottaviano.Successivamente pubbilicò le Georgiche e l'Eneide.Egli morì a Brindisi nel 19 a.C e sepolto a Napoli.La tradizione vuole che Virgilio volesse bruciare l'Eneide perché priva di revisione.

Le bucoliche

I Bucolica (sottinteso carmina, cioè canti di pastori) furono scritti tra il 42 e il 39 a.C., e rappresentano la prima opera sicuramente virgiliana. La datazione è confermata dai dati ricavabili dall'opera stessa. Sono 10 brevi componimenti o ecloghe (in greco "poesie scelte") in esametri, disposti secondo un criterio estetico e non cronologico, la maggior parte dei quali è in forma dialogica. Il termine bucolica, derivato dal greco, si richiama direttamente al modello alessandrino e precisamente agli idilli pastorali di Teocrito.

La maggior parte delle ecloghe è ambientata in Arcadia, la regione montuosa all'interno del Peloponneso, scelta da allora per secoli nella cultura occidentale come paesaggio emblematico della poesia pastorale, dell'amore, della pace, paesaggio senza tempo e senza storia, ai limiti dell'irreale. La lontananza (Teocrito aveva scelto la Sicilia a lui più familiare) consente al poeta di velare qualunque riferimento alla storia e alla cronaca, ogni notizia autobiografica, sino quasi a occultarli o renderli percepibili soltanto a pochi.

La I e la IX ecloga: : vi si parla di Roma, Cremona, Mantova e del Mincio; i personaggi sono uomini altolocati oppure gli esuli espropriati del Mantovano; c'è chi, recatosi a Roma, ottiene "qualcosa" e chi non ha mai conosciuto le vie della capitale, ma soltanto quelle dell'esilio. Cammina per le strade del Mantovano chi deve portare il suo tributo di greggi al proprietario della terra che un tempo gli apparteneva e racconta di asprezze, soprusi, rischi mortali subiti. Compaiono inoltre i nomi di poeti romani contemporanei (Vario, Cinna), di importanti uomini politici (Alfeno Varo, colui che "gestì" le confische).

Le altre ecloghe:L'ambiente dell'Arcadia torna a essere lo sfondo in cui si muovono i protagonisti della II, III, VII e VIII ecloga: queste, tranne la II, hanno in comune il tema della gara poetica. Nella VIII ha forte rilievo il tema del mare, un tema "perturbante" in Arcadia e non casualmente collegato alla volontà di suicidio di uno dei due personaggi. Enigmatica e grandiosa, intonata su note profetiche, è l'ecloga IV, che con l'annuncio di un "fanciullo prodigioso" (inteso poi come Cristo dagli autori cristiani) contribuì per secoli all'immagine di un Virgilio "cristiano".

Le Georgiche

ENEIDE

L’Eneide è un poema in dodici libri che narra le vicende mitiche dell’eroe troiano Enea, dall’abbandono della sua terra natia all’arrivo nel Lazio, dove fonda una comunità che sarà all’origine di Roma e del popolo romano.Il poema viene composto da Virgilio tra il 29 e il 19 a.C., anno della sua morte: si tratta quindi di un’opera che l’autore non considera conclusa nella sua interezza e che viene pubblicata postuma, per volere di Augusto, dai poeti Vario Rufo e Plozio Tucca, amici di Virgilio.

La struttura stessa dell’opera, infatti, è convenzionalmente ripartita in una sezione ispirata all’Odissea – le peregrinazioni di Enea narrate nei primi sei libri – e una iliadica, corrispondente alla guerra dei Troiani nel Lazio nei restanti sei libri. Con questo rimando intertestuale a Omero - pur con delle notevoli differenze tra opera e opera - Virgilio rielabora, contamina e continua la narrazione omerica per superarla. I Troiani ora sono i vincitori, e combattono per la fondazione di una nuova comunità; Enea, dopo tante prove dolorose imposte dal Fato, ottiene infine la patria e la pace.

TRAMA

Enea fugge da Troia portando con se il padre Anchise è il figlio Ascanio,mentre la moglie Creusa muore durante la fuga.Disperato Enea si imbarca con altri troiani in cerca di una nuova terra.Il loro viaggio dura per 7 anni sopratutto perché Giunone provoca terribili tempeste.Finalmente i profughi approdano a Cartagine dove Enea conosce Didone che si innamora perdutamente di lui. I Troiani si trovano bene,il regno è ospitale e vorrebbero fermarsi ma Enea insiste per partire perché sa che è in Italia che dovranno fondare un nuovo regno.Dopo la partenza di Enea,Didone,disperata si suicida con la spada dell'amato,maledicendolo per sempre e facendo giurare vendetta al suo popolo perché distrugga i suoi futuri discendenti (cioè i Romani).

PROEMIO ENEIDE

Àrma virùmque canò, Troiaè qui prìmus ab òris

Ìtaliàm, fatò profugùs, Lavinìaque vènit

lìtora, mùlt(um) ill(e) èt terrìs iactàtus et àlto

vì superùm saevaè memorèm Iunònis ob ìram;

mùlta quoqu(e) èt bellò passùs, dum cònderet ùrbem,

ìnferrètque deòs Latiò, genus ùnde Latìnum

Àlbanìque patrès, atqu(e) àltae moènia Ròmae.

Mùsa, mihì causàs memorà, quo nùmine laèso,

quìdve dolèns, regìna deùm tot vòlvere càsus

ìnsignèm pietàte virùm, tot adìre labòres

ìmpulerìt. Tantaèn(e) animìs caelèstibus ìrae?

Ùrbs antìqua fuìt, Tyriì tenuère colòni,

Kàrthag(o), ìtaliàm contrà Tiberìnaque lònge

òstia, divès opùm studiìsqu(e) aspèrrima bèlli;

quàm Iunò fertùr terrìs magis òmnibus ùnam

pòsthabità coluìsse Samò; hic ìllius àrma,

hìc currùs fuit; hòc regnùm dea gèntibus èsse,

sì qua fàta sinànt, iam tùm tendìtque fovètque.

Prògenièm sed enìm Troiàn(o) a sànguine dùci

àudieràt, Tyriàs olìm quae vèrteret àrces;

hìnc populùm latè regèm bellòque supèrbum

vèntur(um) èxcidiò Libyaè: sic vòlvere Pàrcas.

Ìd metuèns, veterìsque memòr Satùrnia bèlli,

prìma quod àd Troiàm pro càris gèsserat àrgis

nècd(um) etiàm caus(ae) ìrarùm saevìque dolòres

èxciderànt animò: manet àlta mènte repòstum

iùdiciùm Paridìs spretaèqu(e) iniùria fòrmae,

èt genus ìnvis(um), èt raptì Ganymèdis honòres.

Hìs accènsa supèr, iactàtos aèquore tòto

Tròas, rèliquiàs Dana(um) àtqu(e) immìtis Achìlli,

àrcebàt longè Latiò, multòsque per ànnos

èrrabànt, actì fatìs, mari(a) òmnia cìrcum.

Tàntae mòlis eràt Romànam còndere gèntem!

~GAIA PANARIELLO~

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