MUSEO: origine ed evoluzione <<Macchina a funzionamento simbolico, protetta dalle Muse e dalle loro successive incarnazioni, venerata e politicamente usata, il Museo è la più enigmatica delle istituzioni culturali occidentali>>.

L. Binni, G. Pinna, Museo: Storia e funzioni di una macchina culturale dal Cinquecento a oggi, Milano 1980, p.7.

LE MUSE, immagine tratta da: http://de.academic.ru/dic.nsf/meyers/94599/Musen

Le Muse sono 9 personaggi femminili della mitologia greca e romana, figlie di Zeus e di Mnemosine (Memoria), figlia di Gea (Terra) e Urano (Cielo).

I nomi delle nove Muse sono:

Calliope: che in greco significa "dalla bella voce", era l'ispiratrice della Poesia Epica.

Erato: deriva il nome da Eros ed è considerata l'ispiratrice della Poesia lirica e del canto corale.

Clio: "Colei che può rendere celebri" è la Musa della Storia.

Euterpe: nella mitologia Greca e Romana era la musa della Musica, protettrice di strumenti a fiato e, più tardi, anche della poesia lirica.

Melpomene: "colei che canta la Tragedia" era la musa del Canto, dell'armonia musicale e della tragedia.

Polimnia: è la musa protettrice dell'orchestica, della pantomima e della danza associate al canto sacro ed eroico.

Talia:da thallein (fiorire), è colei che presiede alla commedia ed alla poesia bucolica.

Tersicore: (greco Terpsichórē; latino Terpsichŏre) è la musa della Danza, il suo nome viene dalla parola τερπέω ("mi piace") e χoρός ("danza").

Urania: (dal greco antico Ouranos, «cielo») la musa dell'astronomia e della geometria.

L'importanza delle muse, dette anche Eliconie, (poiché la loro sede era il monte Elicona). nella mitologia antica, era assai elevata, in quanto rappresentavano l'ideale supremo dell'Arte, di cui erano patrone.

Il significato etimologico proviene dal greco mouseion, termine che indicava il tempio delle Muse, il Museo. in cui si riunivano dotti e filosofi, annesso all’incredibile biblioteca, fondata da Tolomeo I Soter all'inizio del III sec. a. C., ad Alessandria.

IL TEMPIO DELLE MUSE: immagine tratta da: http://elisaibaor.blogspot.it/2013/10/las-nueve-musas.html

Era un luogo di contemplazione, il tempio delle Muse, destinato a centro di raccolta di opere d’arte e luogo d’incontro di poeti, astronomi, commediografi e danzatori.

LA BIBLIOTECA DI ALESSANDRIA: immagine tratta da: http://www.hcpress.eu/cultura/biblioteca-di-alessandria-degitto

Per gli antichi romani, il museum designava uno spazio per le discussioni filosofiche presiedute dalle Muse,

Mosaico, I se. a.C. Foto da pinterest.com

Se l’identificazione del museo come istituzione socialmente definita nell’ambito delle pratiche progettuali dell’architettura è riferibile allo sviluppo di questa istituzione nel diciannovesimo secolo, l’arte di costruire spazi per il collezionismo e l’esposizione è di antica origine e strettamente connessa all’abitazione, come testimoniano alcuni passaggi della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, dove vengono citati il cubiculum (stanza per la lettura e biblioteca personale) e la pinacotheca (“Et inter haec pinacothecas veteribus tabulis consuunt alienasque effiges collant”). Così come nel De Architectura di Vitruvio si tratta del tablinum, stanza adornata di quadri (tabulas), e ancora della “pinacotheca” quali spazi propri della casa di cui si riconoscono valori peculiari legati alla funzione collezionistica: “Le pinacoteche debbono essere costituite come esedre dalle ampie dimensioni”, “hanno bisogno di una luce uniforme a nord” e devono essere “apprestate in modo non dissimile dalla magnificenza delle opere pubbliche”,.

Nel Quattrocento il termine museo è stato ripreso dagli umanisti, gli studiosi dell’epoca (Umanesimo), per indicare i luoghi dove i principi collezionavano e conservavano quadri e antichità.

A. DA MESSINA, S. GIROLAMO NELLO STUDIO, 1475. Immagine tratta da:http://crossings.tcd.ie/issues/5.1/Bernardelli/

Le collezioni, o raccolte principesche, erano costituite da tanti oggetti differenti, che variavano a seconda dell’interesse e della cultura dei proprietari: statue, frammenti antichi, opere d’arte dei maggiori artisti dell’epoca, protetti e incoraggiati dai principi-mecenati, e ancora naturalia e mirabilia, cioè opere della natura e dell’uomo, rare e stupefacenti, come le pietre preziose, i minerali, gli animali esotici e i pezzi di oreficeria.

MUSEO DI FRANCESCO CALZOLARI (1522-1609) a Verona, il primo museo naturalistico del mondo. Immagine tratta da: http://www.kunstkammer.at/calcraum.htm

Il possesso della collezione aveva una finalità politica ed economica: garantiva ai principi, ai cortigiani e agli uomini di Chiesa un ampio prestigio presso i propri contemporanei e costituiva un prezioso tesoro al quale attingere in caso di necessità.

Le forme architettoniche elementari dello spazio museale, sezioni e piante: a sinistra, stanza a pianta centrale, studiolo; a destra, stanza a pianta longitudinale (elaborazione grafica dell'autore Guarneri). immagine tratta da: engramma.it

L’architettura museale ruota sino al secolo XX inoltrato attorno all’utilizzo e alla combinazione di due spazi elementari: l’uno a pianta centrale, lo studiolo, l’altro a sviluppo longitudinale, la galleria.La lunga permanenza di queste forme architettoniche elementari negli edifici museali, giustapposte e combinate tra loro, è il segno più evidente di quella continuità che, quantomeno a livello architettonico, ha caratterizzato il museo nei suoi cinque secoli di storia, riflettendo due modi differenti di esporre gli oggetti, di ordinarli e di fruirne.

Nata in Francia nel corso del secolo XV come variante chiusa della loggia italiana, la galleria, inizialmente luogo coperto per il passeggio o semplice collegamento tra diverse ali di palazzo, comincia a essere utilizzata come luogo per l’esposizione nel corso del secolo successivo.

GALLERIA BORGHESE, 1607 . Immagine tratta da:http://galleriaborghese.beniculturali.it/it

La galleria, per la sua natura architettonica, si presta ad essere percorsa da più persone contemporaneamente e con direzioni e velocità anche diverse. Contrariamente alla stanza a pianta centrale, dedicata alla fruizione solitaria o comunque intima delle collezioni, la stanza a sviluppo longitudinale è un luogo di socialità, dove un ampio gruppo di persone può godere e discutere degli oggetti esposti. In questo senso, la galleria diviene anche il luogo dell’ostentazione delle collezioni a un pubblico ampio; in tale ambiente è la funzione di promozione e prestigio sociale della raccolta a prevalere su quella di studio.

Il museo di Manfredo Settala, da Terzago, Scarabelli, Museo o galeria, 1666. Immagine tratta da: engramma.it

La sistemazione di dipinti e sculture lungo i muri delle gallerie segue nei secoli XVI e XVII quasi esclusivamente criteri meramente estetici. La scultura, antica e moderna, si trova spesso contestualizzata all’interno di impianti architettonici e decorativi che prevedono nicchie per statue, tondi o mensole per busti, riquadri per bassorilievi o epigrafi e altri stratagemmi per poter inserire direttamente nei muri altre rovine antiche. La quadreria è invece organizzata in composizioni simmetriche, centrate su quadri di grandi dimensioni ai quali si affiancano tele più piccole

IL PRIMO MUSEO PUBBLICO ITALIANO

I MUSEI CAPITOLINI, immagine tratta da:https://www.coopculture.it

La nascita dei Musei Capitolini viene fatta risalire al 1471, quando il papa Sisto IV donò al popolo romano un gruppo di statue bronzee di grande valore simbolico: già conservate al Laterano (la Lupa, lo Spinario, il Camillo e la testa colossale di Costantino, con il globo e la mano) e costituì il primo nucleo dei Musei Capitolini.

immagine tratta da: http://www.museicapitolini.org

La restituzione alla città delle vestigia della sua passata grandezza acquistava un più alto valore simbolico per la loro collocazione sul Campidoglio, centro della vita religiosa della Roma antica e sede delle magistrature civili cittadine a partire dal medioevo, dopo un lungo periodo di abbandono.

Cortile del Palazzo dei Conservatori (Stefano della Bella, 1610-1664 - Roma, Gabinetto Nazionale delle Stampe. Immagine tratta da: museicapitolini.org

Le sculture furono in un primo tempo sistemate sulla facciata esterna e nel cortile del Palazzo dei Conservatori ed in breve il nucleo originario fu arricchito da successive acquisizioni di reperti provenienti dagli scavi urbani e strettamente collegati con la storia della Roma antica e, successivamente, anche a Palazzo Nuovo: entrambe gli edifici si affacciano sulla michelangiolesca Piazza del Campidoglio.Si può probabilmente considerare il più antico museo pubblico al mondo, insieme al quasi coevo Giardino del Belvedere, che costituirà la genesi dei Musei Vaticani, che fu appositamente allestito nella stessa sede papale per esporre opere eccezionali di statuaria classica rinvenuti nel territorio e provenienti anche da scavi coevi.Il "Cortile delle statue" in Belvedere nasce per volontà di Giulio II e del Bramante come un ambiente naturale “organizzato” dove i marmi antichi sono calati in un continuo susseguirsi di acque, piante di aranci, limoni, mirto e alloro.

IL BELVEDERE, 1504. Immagine tratta da: http://www.romainteractive.com/ita/rinascimento/rinascimento-romano/bramante.html
IL CORTILE OTTAGONALE "DELLE STATUE", foto tratta da. https://it.wikipedia.org/wiki/Cortile_del_Belvedere
IL CORTILE OTTAGONALE DEL BELVEDERE, MUSEI VATICANI, foto tratta da:https://it.wikipedia.org/wiki/File:Musei_vaticani_-_cortile_del_Belvedere_01137-9.JPG

La collezione papale di scultura antica, fra cui, il Laocoonte, l’Apollo del Belvedere e Alcinoo,può essere considerato l'atto fondativo dei Musei Vaticani ed è forse il primo esempio di esposizione museale “pubblica” (aperta ad un ristretto numero di visitatori) di una collezione monumentale e artistica.

GRUPPO DEL LAOOCONTE, dopo il restauro del XVI sec. con il braccio in sù, prima del ritrovamento del braccio destro. Immagine tratta da:https://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_del_Laocoonte

La versione di Bandinelli (con il braccio nella posizione errata) è stata copiata più volte e viene venduta in piccoli bronzi; si trova a Firenze agli Uffizi. La statua originale fu confiscata e portata a Parigi da Napoleone dopo la conquista dell'Italia del 1799. Fu sistemata nel posto d'onore al Louvre dove fu una delle fonti d'ispirazione del neoclassicismo in Francia. Dopo la caduta di Napoleone fu riportata nel Vaticano nel 1816.Nel 1957 fu trovato il braccio destro originario ed era nella posizione che era stata ipotizzata da Michelangelo. Il braccio è ora correttamente riunito alla statua.

Immagine tratta da:http://artresearchsite.wordpress.com/2016/10/30/laocoonte/

La scoperta e la conoscenza dell’opera contribuì in modo determinante alla formazione nell’ambito del rinascimento italiano, qui più propriamente romano, delle strutture espositive museali mirate a valorizzare le maggiori opere monumentali ritrovate e divenute elementi di collezioni. I maggiori propulsori e committenti furono naturalmente gli stessi papi, mossi sia dall’ambizione di accrescere e manifestare il proprio prestigio sia dal formarsi della consapevolezza che la grandezza della Chiesa di Roma era da connettersi direttamente alla grandezza dell’arte classica.

LA PRIMA VILLA MUSEO ITALIANA A LARGA FREQUENTAZIONE

Il contenuto semantico e l’accezione moderna del museo risalgono al Rinascimento quando, nel 1539, l’umanista italiano Paolo Giovio (1483-1552) impiega il termine musaeum per indicare la sua collezione artistica e l’edificio che la ospitava.

PAOLO GIOVIO, 1483-1552. Immagine tratta da. https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Paolo_Giovio-portrait.jpg

Luogo monumentale, offerto all’uso e al godimento di una larga cerchia di persone, vi si manifestava, tra le varie intenzioni programmatiche, per la prima volta il termine “pubblico”.

LA VILLA MUSEO DI PAOLO GIOVIO sul lago di COMO, a BORGOVICO, 1536-1543; immagine tratta da:http://restaurars.altervista.org/roma-e-il-recupero-dellantico/

Il museo, termine utilizzato dallo stesso Paolo Giovio, per indicare la sua raccolta, entrerà in uso nel lessico comune per nominare un luogo organizzato nel quale vengano custodite opere d’arte. Esso si mostrerà un punto di riferimento per la costituzione delle gallerie d’arte e la disposizione delle collezioni private.

“Il collezionista di meraviglie. L’Ermitage di Basilewsky”. Immagine tratta da: http://www.diggita.it/ero-

I manuali di museologia concordano nel ritenere il collezionismo, mosso dal rispetto del passato, dall’amore per l’arte e per il bello, il presupposto dell’origine dei musei.

L’ICOM (International Council of Museums) definisce la Museologia come una scienza applicata, la scienza del museo, che studia la conservazione, l’educazione e l’organizzazione di questo.

A Firenze la Galleria degli Uffizi, costituita, in fasi successive, nel palazzo mediceo delle Imposte, originò dal parziale trasferimento, allo scopo di decorare alcuni saloni-gallerie in quella sede amministrativa e tributaria, di oggetti che erano parte della collezione privata dei Medici, ben esposta e custodita nella loro abitazione principesca, il Palazzo Pitti. La Galleria degli Uffizi, continuamente arricchita con oggetti acquisiti dai Medici, fu aperta al pubblico su richiesta nel 1591, permanentemente, per il pubblico, nel 1769.

LA GALLERIA DEGLI UFFIZI, cioè gli uffici delle imposte istituiti dai Medici, poi trasformati in Gallerie d’arte: Immagine tratta da: http://www.universy.it/2013/10/una-notte-al-museo-gli-appuntamenti-agli-uffizi-accademia-e-cappelle-medicee/

Nel XVI secolo, sotto la spinta dell’Umanesimo, le gallerie dove esporre le proprie collezioni private divennero una moda. Nella Firenze medicea una grande ala del palazzo degli Uffizi fu impiegata per ospitare la collezione della famiglia Medici.

LA TRIBUNA DEGLI UFFIZI, il primo museo moderno: immagine tratta da:https://legalgrandtour.com

La Tribuna fu il primo nucleo della Galleria degli Uffizi: uno spazio concepito da Francesco I e realizzato da Bernardo Buontalenti, per esporre al pubblico una serie di opere d’arte, ritenute le più preziose della collezione medicea. Fino a quel momento, la famiglia dei Medici aveva esposto i suoi quadri presso Palazzo Vecchio, dove abitò fino al 1540. Oltre ai quadri, che abbellivano i saloni del palazzo, vi era una serie di oggetti preziosi, custoditi nello Studiolo di Francesco I, dentro appositi armadi. Nella Tribuna, al contrario, ogni dettaglio era pensato per far sì che tutte le opere potessero essere ammirate dal pubblico, secondo un vero e proprio percorso.

LO STUDIOLO DI FRANCESCO I, 157072, PALAZZO VECCHIO, FIRENZE-Immagine tratta da: http://www.turismo.intoscana.it

Il tema fondamentale era quello del rapporto tra Arte e Natura illustrato al centro della volta affrescata nel riquadro con l’immagine di Prometeo che riceve dalla Natura una pietra preziosa. Accanto si distribuivano le rappresentazioni dei quattro elementi, i quattro legami esistenti tra di loro, cioè le qualità, e i quattro temperamenti, anch’essi collegati con le decorazioni sottostanti. Sulle pareti erano infatti previste due serie di dipinti, i superiori quadrati eseguiti su lavagna, gli inferiori ovali su tela. Le tavole dell'ordine superiore erano legate ad una illustrazione pratica di arti, mestieri, creazione o elaborazione di forme e oggetti nuovi derivati dai doni naturali provenienti dall'elemento sotto il cui segno sono disposti oppure esemplificazioni della ricerca di quei doni allo stato naturale. Gli ovali inferiori sono invece destinati alla rappresentazione di scene mitologiche o storiche in qualche modo legate al tema dominante e cioè alla predominanza naturale dell'elemento guida o all'azione esercitata sull'uomo da oggetti connessi.

LO STUDIOLO DI FRANCESCO I, Ricostruzione del 1910. Immagine tratta da:http://fotoalbumnew.aruba.it/fotoalbum_grifoarciere_org/f2cd779783c.html

“Il museo non può essere unico e uguale ovunque, secondo generali principi standardizzati, ma, nel rispetto di regole tecniche riconosciute le migliori dallo studio scientifico di problemi di conservazione degli oggetti, deve assumere di volta in volta il carattere che il suo patrimonio e la sua storia esigono.” F. Russoli, 1970 .

LA TRIBUNA DEGLI UFFIZI:,immagine tratta da: http://www.mfa.org/collections/object/the-tribuna-of-the-uffizi-540784

I lavori iniziarono nel 1581 e terminarono nel 1583. La sala è caratterizzata dalla pianta ottagonale con cupola, e dalle alte pareti, che terminano in un doppio tamburo e in una lanterna, ispirato alla Torre dei venti di Atene. Questi ultimi sono funzionali, con le loro varie aperture, all’illuminazione naturale e zenitale della Tribuna, particolare che la avvicina al concetto moderno di esposizione museale.

Altre gallerie importanti nacquero nei palazzi di tutta Europa, tra cui le maggiori a Vienna, Dresda e Dusserldorf.

LA COLLEZIONE NATURALISTICA PRIVATA DI FERRANTE IMPERATO, NAPOLI 1599, immagine tratta da:https://traveltoeat.com/the-first-museums-kunst-und-wunderkammer/

Nei musaea dei collezionisti di rarità artificiali e naturali cinque-seicenteschi lo spazio interno è occupato da stipi, armadi, scaffali, ripiani mentre altri reperti (normalmente di origine naturale) coprono le parti più alte delle pareti e le volte dei soffitti in una incrostazione che si fa decoro delle superfici architettoniche. Lo studiolo rinascimentale, il più noto di questi spazi 'proto-museali', è archivio e anche biblioteca di oggetti, e della biblioteca ha la struttura architettonica di luogo chiuso, interiore.

LO STUDIOLO DEL DUCA DI MONTEFELTRO A URBINO, 1476. immagine tratta da:http://www.italy24.ilsole24ore.com/art/arts-and-leisure/2015-03-29/urbino-uomini-illustri-184226.php?uuid=ABqLuQHD

Neickel ne definisce anche i caratteri funzionali e spaziali, fino al dettaglio: la “camera delle rarità” va “disposta verso sud-ovest a causa del vento favorevole”, deve essere “circa lunga il doppio rispetto alla sua larghezza ed è disposta in tale maniera rispetto alla luce del sole che anche il più piccolo dettaglio possa essere colto”. Su di un lato si trovano i prodotti della natura e sull’altro lato quelli dell’attività dell’uomo, l’allestimento consiste di repositoria, armadi e mensole. I repositoria “possono presentare nella parte anteriore un grazioso balcone o arco e si possono fare dipingere con un colore conveniente e adatto”. Ancora nella prima metà dell’Ottocento, nel suo Dizionario storico dell’architettura Quatrèmere de Quincy definisce il cabinet come spazio della casa destinato “allo studio, alla conservazione di documenti scritti, alla custodia di curiosità”, dunque luogo di studio e lavoro. Per de Quincy il termine cabinet è sempre riferito a una stanza della casa e declinato in cabinet de travail, cabinet d’etude, cabinet d’antiquités et de médailles, cabinet d’histoire naturelle, cabinet de tableau. In quest’ultimo caso l’illuminazione dall’alto “è indispensabile”

LA WUNDERKAMMER, J. G. HEINZ. immagine tratta da: http://www.floornature.eu/la-wunderkammer-et-la-naissance-du-musee-moderne-4176/

E' proprio lo studiolo rinascimentale, (sintesi della tradizione religiosa della cella monastica e di quella laica della stanza del tesoro), una stanza ritirata ove pregare, meditare, leggere e scrivere che gradualmente diviene luogo di conservazione ed esposizione di oggetti preziosi, a costituire il nucleo della wunderkammer. Qui trovarono collocazione naturalia e mirabilia, cioè oggetti provenienti dalla natura – elementi particolari caratterizzati da forme antropomorfe, strani pesci, rami di corallo che ricordavano preziose frasche di un albero – e i mirabilia o artificialia, che sono prodotti della natura manipolati e artisticamente definiti dall’artefice. La stanza delle meraviglie era parte integrante dello studiolo, della biblioteca.

Le prime, grandi wundekammer nascono nel Nord Europa. Ricordiamo le stanze delle meraviglie di Rodolfo II d’Asburgo a Praga (l’imperatore alchimista, ndr), di Cristiano IV di Danimarca, di Ferdinando II, nel Tirolo. Collezioni di cose meravigliose appartenevano comunque anche ai Farnese, ai Medici. Buona parte delle collezioni del Museo degli argenti del Pitti proveniva dalla stanza delle meraviglie medicee. Questa tipologia si sviluppò per tutto il Seicento alimentandosi delle grandiosità barocche e si protrasse fino al Settecento favorito dal tipico amore per le curiosità scientifiche, proprio dell'Illuminismo.

L'ARCIDUCA LEOPOLDO GUGLIELMO NELLA SUA GALLERIA A BRUXELLES, 1651; immagine tratta da: https://traveltoeat.com/the-first-museums-kunst-und-wunderkammer/
La Galleria di rarità naturali e artificiali di Vincent Levinus a Haarlem, da Levin, Wondertooneel der Natuur, 1706-1715. immagine tratta da:http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=2350

Le collezioni, alle quali vengono di solito fatte risalire le origini del museo nel mondo occidentale, erano, com’è noto, espressione di una larghissima varietà di interessi e presentavano, di conseguenza, una notevole promiscuità di reperti: meraviglie dell’arte e della natura, dipinti, disegni, libri e manoscritti, ma anche reliquie, strumenti scientifici, modelli di macchine e di architetture, raccolte di minerali, orti secchi, animali impagliati, resti archeologici e così via. La collezione rispecchiava l’identità e le aspettative del collezionista: era insieme evocativo ‘studiolo’ e camera di risonanza di ambizioni autocontemplate e interessatamente esibite a un pubblico molto selezionato, al di fuori di ogni preoccupazione informativa e didattica.

Johann Bretschneider, La Galleria Imperiale del Castello di Praga, 1714. immagine tratta da:http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=2350

I quadri coprono le pareti dal pavimento al soffitto e corrispondono a una composizione simmetrica a secondo della dimensione e del soggetto. Artisti, scuole, epoche diverse sono mescolati senza altri criteri se non quello estetico. Altri esempi di questo tipo di allestimento ci sono noti attraverso dipinti o immagini che si trovano nei cataloghi dell’epoca in cui sono riprodotte, oltre alle singole opere, anche vedute degli ambienti che le ospitano. É il caso della galleria del palazzo di Hubertusburg a Pommersfelden, della Galleria Reale di Dresda, della Galleria Imperiale di Vienna e della Galleria di Sansouci a Potsdam.

La tipologia della galleria rappresenta, dal punto di vista dell’architettura, un momento di cerniera tra i primi spazi in cui il collezionismo privato si era “messo in mostra” (studioli, cabinet e sale) e il sistema di spazi che si andranno a consolidare, alla fine del Settecento, nella tipologia architettonica del museo pubblico.

Più spesso – e sempre di più con la diffusione della passione per il collezionismo – molte collezioni oltrepassarono i confini imposti dai muri di studioli e gallerie per occupare diverse stanze. Conseguenza di questo processo, già evidente nel corso del secolo XVI, fu la comparsa dei primi edifici specificamente pensati e interamente dedicati all’esposizione di collezioni. Nella progettazione di essi, collezionisti e architetti non crearono forme o modelli inediti ma si rifecero a quelle che si sono definite forme architettoniche elementari, combinandole in pianta e in alzato per creare composizioni originali.

Kunstkamera, San Pietroburgo, piante, iniziata nel 1718. Immagine tratta da: engramma.it

La combinazione di forme architettoniche elementari che ha avuto maggiore successo nella storia dell’edificio museale è quella mista in cui stanze a pianta centrale si alternano a spazi a sviluppo longitudinale. Nel corso del secolo XVIII,grandi edifici museali, autonomi anche se in genere collegati a residenze principesche, cominciano a essere progettati sempre di più sulla base di combinazioni di gallerie e sale centralizzate – quadrate, circolari, ottagonali e pure con piante mistilinee. Particolarmente sfruttata è la composizione simmetrica incentrata su una rotonda, segnalata all’esterno dall’emergenza di un pronao d’ingresso o di una cupola estradossata, affiancata da due identiche gallerie laterali. Il modello che nel corso del secolo diverrà canonico.

immagine tratta da: https://www.atiner.gr/papers/ARC2014-1346.pdf

Nel Précis di Durand, (1760-1834) da cui è partita la trattazione, il prototipo è pronto a essere ulteriormente rielaborato in infinite variazioni dalle successive generazioni di architetti che, dall’Altes Museum di Berlino alla National Gallery di Washington, ne fecero uso per oltre un secolo, fino a quando il Movimento Moderno non fu in grado di offrire dei validi modelli alternativi.

C. TOWNELEY nella sua galleria privata di Burnley, dipinto da Zoffany, 1781-83. Immagine tratta da:https://traveltoeat.com/the-first-museums-kunst-und-wunderkammer/

La serie di 'quadri-progetti' dipinti da Hubert Robert alla fine del Settecento sono una testimonianza del processo di trasformazione della Grande Galerie del Louvre da lungo e buio corridoio-percorso-deposito, che univa la dimora dei re di Francia al palazzo delle Tuileries, a spazio espositivo riccamente decorato e illuminato da ampi lucernai, prefigurando assetti che saranno realizzati solo dopo la metà del secolo successivo.

LA GRANDE GALERIE DU LOUVRE, Immagine tratta da:https://it.wikipedia.org/

Alla vigilia dell’apertura del museo del Louvre, nel 1793, le questioni riguardanti l’architettura del museo sono affrontate con ampiezza, e non soltanto in Francia. In quegli anni sono infatti realizzati il Museum Fridericianum a Kassel (Simon Louis Du Ry, 1769-1779) e il Museo Pio Clementino a Roma (Michelangelo Simonetti e Giuseppe Camporesi, 1773-80), tra i primi edifici appositamente creati per ospitare musei di carattere, se non ancora completamente d’uso, pubblico, mentre del 1754 sono i primi progetti (non realizzati) di Cornelius Johnston e di John Vardy per il British Museum di Londra.

PROGETTI DI MUSEI IDEALI. A sinistra: É.-L. Boullée, Progetto per un museo, da Architecture, essai sur l’art, 1783; al centro: G. de Gisors, Progetto di museo, Prix de Rome, École des Beaux-Arts, Paris, 1778-79 e J.F. Delannoy, Progetto di museo, Prix de Rome, École des Beaux-Arts, Paris, 1778-79; a destra: N.-L. Durand, Museo, da Précis des leçons d’architecture, 1805. Immagine tratta da: engramma.it

Il museo diventa oggetto di concours all’Académie Royale d’Architecture di Parigi, in un contesto cioè in cui le concrete questioni che riguardano gli interessi professionali diventano oggetto di sperimentazione, ricerca e didattica. Possiamo così notare che se nel Grand Prix del 1753 il tema assegnato riguarda la galleria di un palazzo (cioè lo spazio di una collezione privata) e nel 1754 si parla genericamente di un edificio “destinato a raccogliere le tre arti: pittura, scultura e architettura”, nel Prix d’émulation del novembre 1774 viene per la prima volta dato da sviluppare “un museo o edificio consacrato alle lettere, alle scienze e alle arti”. Con il Grand Prix del 1779, in cui viene chiesto di sviluppare “un édifice destiné à former un Muséum, contenant les productions et le dépôt des sciences, celui des arts libéraux et celui des objets de l’histoire naturelle”, si dà il via al primo di una serie ricorrente di concorsi riguardanti la tipologia del museo pubblico.

LA ROTONDA DELL'ALTES MUSEUM DI BERLINO, SCHINKEL, 1823-1830

Il modello museale di Durand, unanimemente considerato per tutto il secolo punto di riferimento imprescindibile nella progettazione museale, deriva la sua esemplarietà dalla capacità di sintesi che esso offre fra la tradizione degli spazi dell’esposizione che si sono venuti evolvendo in Europa tra Cinquecento e Settecento e le domande sociali riferite a una nuova istituzione culturale. Durand coglie e depura gli elementi comuni alla tradizione delle architetture per il collezionismo privato, fornendo una risposta semplice e unitaria alle istanze legate alla costruzione e diffusione dei musei pubblici: la sala e la galleria come luoghi del percorso espositivo e la rotonda come fulcro dell’intera composizione. L’assetto planimetrico, un quadrilatero contenente sale e gallerie con la rotonda al centro servita da quattro crociere, verrà più volte riprodotto e adattato alle situazioni contestuali modificandone più o meno marcatamente l’impianto.

KUNSTHISTORISCHE MUSEUM, VIENNA. 1891. Immagine tratta da:https://www.mimmorapisarda.it/vienna.HTM

MUSEOGRAFIA

Nel 1727 appare per la prima volta il termine Museographia come titolo di un trattato in latino, nel quale l’autore, Caspar F. Neickel, esponeva una serie di direttive da seguire per la classificazione, la disposizione e la conservazione delle collezioni.

LA STANZA DELLE COLLEZIONI, da C. F. NEICKEL, MUSEOGRAPHIA, 1727;immagine tratta da. https://traveltoeat.com/the-first-museums-kunst-und-wunderkammer/

Vi si trovano, inoltre, principi concreti riguardo alla forma delle sale d’esposizione, all’orientamento della luce ed alla distribuzione degli oggetti artistici. Le sale, a parte essere lo spazio espositivo, erano considerate il luogo più adeguato per lo studio e la ricerca: infatti, prevedevano un gran tavolo centrale dove poter esaminare singolarmente gli oggetti esposti ed un importante repertorio bibliografico come aiuto per lo studio.

immagine tratta da: http://www.infoprofessional.net/start.php?lang=en

Con il museo teorizzato da Neickel, anche se non si prevede un’apertura ad un ampio pubblico ma solo a quello di studiosi, comincia a delinearsi la funzione pedagogica del museo, luogo destinato all’apprendimento.

Immagine tratta da: https://www.haikudeck.com/la-rivoluzione-francese-education-presentation-mqDS2dYuGd

Bisognerà aspettare i principi illuministici e gli esiti della rivoluzione francese per assistere a una modifica reale del rapporto tra il museo e il pubblico.

Profonde rielaborazioni concettuali proprie dell’età dell’Illuminismo, produssero una radicale ristrutturazione della missione dei musei. L’affacciarsi di nuove esigenze educative sempre più pressanti accelerò la trasformazione del museo, spingendo le collezioni promiscue delle Wunderkammern verso la specializzazione. Ebbero così origine, da un lato, i primi musei della scienza e della tecnica, depositi di reperti storici memorabili, centri di ricerca e di formazione e, insieme, ‘templi’ evocativi della razionalità scientifica, considerata come strumento fondamentale per il riscatto e per il progresso dell’umanità.Dall’altro, vennero formandosi i primi musei d’arte, collezioni di opere ‘belle’, capaci, proprio perché belle, di educare al buongusto e di elevare la qualità morale dei soggetti che le ammiravano.

IL BRITISH MUSEUM 1753. Nato in seguito all’acquisizione e allo spostamento di una collezione privata, la Biblioteca di Montague HouseImmagine tratta da:http://www.cultorweb.com/Musei/M.html

La nuova separazione tra collezioni d’arte e di scienze costituiva il primo sintomo di un processo di specializzazione che verrà intensificandosi nel corso dell’Ottocento.

Nel 1791 fu istituito il museo del Louvre, il primo museo moderno, costituito per il bene pubblico, come luogo di raccolta di un sapere enciclopedico e con dichiarate finalità pedagogiche.

Sotto la spinta degli ideali illuministici si consolida l’immagine del museo come istituzione appartenente ad una cerchia sempre più vasta di persone. Il museo viene aperto al pubblico per mostrare le collezioni dello stato che finora erano rimaste inaccessibili. Il Louvre sarà il modello per la costituzione dei grandi musei nazionali che nacquero un po’ in tutta Europa durante il secolo successivo.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si sviluppa un ampio dibattito teorico sul concetto stesso di museo e sulle sue funzioni. Da una parte si trovano i difensori dell’istituzione mussale, i quali vedono nell’arte e nel museo il più alto ideale della rappresentazione dell’uomo; dall'altra i detrattori concordano nell’accusare il museo di essersi convertito in uno statico mausoleo e cimitero per l’arte.

PIANTE DI MUSEI DELL'800. immagine tratta da: http://www.engramma.it/eOS2/index.php?id_articolo=2350

Tra le alterne fortune sociali del museo è utile ricordare il Primo Manifesto del Futurismo del 1909 nel quale l’invettiva di Martinetti contro il museo non ha bisogno di commenti<<Noi vogliamo combattere accanitamente la religione fanatica, incosciente e snobistica del passato, alimentata dall’esistenza nefasta dei musei>>.

Il provocatorio grido di battaglia futurista, che si scagliava contro l’accademismo col quale il museo si identificava, non ha, per fortuna, avuto il successo sperato: infatti nel XX secolo l’istituzione museo prolifica copiosamente, si arricchisce di nuovi compiti e si trasforma sempre di più da semplice contenitore e conservatore di oggetti in produttore di cultura.

immagine tratta da:http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_1497357373.html

Nel 1947 viene istituito l’ICOM (International Council of Museums), con il compito di portare avanti una politica di scambio e dibattito a livello internazionale sulla museologia, nel suo Statuto il museo è definito:

<<un’istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che compie ricerche sulle testimonianze materiali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e soprattutto le espone a fini di studi, educazione e diletto>>.

Questa che può essere considerata la prima moderna definizione del museo, ne determina la funzione educativa, considerandola uno dei compiti caratterizzanti l’istituzione, rivolta alla collettività che ha il diritto di fruirne liberamente.

A partire dagli anni Sessanta l’educazione nei musei diventa una materia di riflessione e di studio. Si supera la politica del museo fondata sull’acquisizione e conservazione degli oggetti per concentrare il discorso sui destinatari che di essi possono usufruire.

IL MUSEO MODERNO

Le funzioni base del museo moderno sono cinque; le prime tre corrispondono alle funzioni storiche e sono: il recupero, la conservazione e la tutela dei beni culturali; seguono la produzione culturale, che in altre parole è la ricerca scientifica ed ultima, ma non ultima, la trasmissione culturale, vale a dire la divulgazione dei contenuti e delle ricerche svolte dal museo nel quale entra in gioco il ruolo della didattica. Essa è considerata lo strumento principale per garantire al museo un’azione culturalmente incisiva per la società.

LA GALLERIA NAZIONALE D'ARTE MODERNA, ROMA. immagine tratta da: http://lagallerianazionale.com

A Roma, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna sperimenta, fin dagli anni Cinquanta, le prime proposte didattiche (cicli di conferenze e di lezioni, proiezioni di documentari d’arte, mostre fotografiche) rivolte principalmente ad un pubblico adulto.

La svolta nel dibattito educativo dei beni culturali avviene, in Italia, negli anni Settanta, come dimostrano gli atti del convegno Nazionale “Il Museo come esperienza sociale”,svoltosi a Roma nel dicembre 1971. Il convegno è stata la prima occasione d’incontro in Europa tra direttori, conservatori, psicologi, esperti in comunicazione museale ed ha rappresentato un salto di qualità nello studio della tutela del patrimonio artistico, storico e naturale.

Alla fine dell’Ottocento si affermano alcuni movimenti artistici che già anticipano i movimenti d’avanguardia: Realismo, Impressionismo, Simbolismo, sfidano l’impopolarità e l’incomprensione del pubblico, rinunciano ai valori della tradizione ed assumono un atteggiamento antagonistico nei confronti delle concezioni artistiche consacrate dalla critica ufficiale.

E. DANTAN, SALON del 1880, immagine tratta da:http://www.lascatoladelleidee.it/la-biennale-darte-di-venezia-altre-tipologie-di-esposizioni-salon-parigini/

L’arte contemporanea comincia dunque con una frattura, linguistica e formale. L’Impressionismo è considerato la prima vera Avanguardia, che inaugura un nuovo corso per l’arte, trasgredendo la regola pittorica tradizionalmente costituita, innovando un repertorio stilistico e formale invariato ormai da anni, facendo emergere la soggettività dell’artista.

C. MONET, IMPRESSIONE LEVAR DEL SOLE, 1872. Immagine tratta da:http://www.arte.it/notizie/italia/l-ora-precisa-in-cui-nacque-l-impressionismo-9687

Il cambiamento operato dagli impressionisti è un mutamento epocale, si creano nuovi problemi anche per la fruizione dell’opera d’arte.

In questo panorama, infatti, si afferma la figura del critico che deve mediare tra la soggettività dell’artista e le difficoltà di fruizione da parte del pubblico.

<<Un museo non può affidare la propria funzione educativa ad una fruizione basata sulla pura e semplice contemplazione delle opere, ma deve essere in grado di sviluppare e trasmettere dati, informazioni e notizie sulle proprie collezioni a coloro che entrano a vario titolo e in modo diverso a contatto con esso>>.L. Solima, Il pubblico dei musei. Indagine sulla comunicazione nei musei italiani, Roma, 2000, p.23.

ICOM

International Council of Museums - è l'organizzazione internazionale dei musei e dei professionisti museali impegnata a preservare, ad assicurare la continuità e a comunicare il valore del patrimonio culturale e naturale mondiale, attuale e futuro, materiale e immateriale.

Fondata nel 1946, ICOM è un'organizzazione senza fini di lucro che riunisce oltre 30.000 aderenti nei 5 continenti.

DEFINIZIONE DI MUSEO secondo ICOM

“Il Museo è un’istituzione permanente senza scopo di lucro, al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva, le comunica e specificamente le espone per scopi di studio, istruzione e diletto.”

Questa definizione è un riferimento per la comunità internazionale.

DI COSA SI OCCUPA UN MUSEO?

Ricerca

La ricerca contribuisce a produrre nuova cultura. È rivolta sia alla acquisizione che alla conservazione e al restauro, ad affinare le tecniche di cura delle collezioni, sia alla comunicazione, per studiare i migliori sistemi di allestimento o di messa in scena nelle sale del museo. La ricerca è anche garanzia di indipendenza intellettuale del museo, permettendogli di sviluppare tematiche e diffondere significati culturali legati alle sue collezioni, garantendo così una produzione di conoscenza. L’attività di ricerca e studio del museo è bene sia coordinata e integrata con quella di altri istituti che svolgono ricerca, come le università.

Conservazione

La conservazione consiste nello studio e riordino dei reperti posseduti o che arrivano nel museo e nella cura delle collezioni. Fondamentale da questo punto di vista è il registro degli ingressi, in cui viene documentato tutto ciò che entra / esce dal museo, il suo stato di conservazione, la sua collocazione e tutte le informazioni che garantiscono di sapere ciò che succede al nostro oggetto dal momento in cui è stato acquisito. Infatti, ogni oggetto deve sempre portare con sé la sua storia. Inventario e catalogazione completano l’opera di conservazione, unitamente alla gestione dei depositi.

Comunicazione

La comunicazione di un museo avviene principalmente attraverso l’attività didattica e le esposizioni sia permanenti che temporanee, le quali, oltre che sull’apparato ostensivo interno devono reggersi su una rete di comunicazioni esterne attive a tutti i livelli . L’ideale per la didattica sarebbe che questa fosse integrata con i programmi delle scuole, in modo che la visita scolastica non sia solo una gita fine a se stessa, ma uno strumento educativo capace di comunicare un messaggio.

Le esposizioni, permanenti e temporanee, e gli allestimenti raccontano una storia: pertanto la visita al museo diventa un processo di interazione tra il visitatore e gli oggetti, con gli ambienti che trova; il visitatore non è un semplice vaso vuoto da riempire ma un attore dinamicamente coinvolto nel processo di autoapprendimento, una fiaccola da accendere.

Il vecchio museo era centrato sugli oggetti, il nuovo museo è centrato sull’ orientamento del visitatore

ANNI "20 E "30

Musei tassonomici, musei di ambientazione, percorsi verso una nuova museologia.Il Museo di Castelvecchio o quello di Palazzo Venezia, il Poldi Pezzoli di Milano o il Museo Cà d’Oro di Venezia sono alcuni fra i numerosi esempi di allestimenti d’ambientazione realizzati in Italia negli anni venti.Luoghi che sono l’immagine di un paradigma storiografico in ascesa tra fine Ottocento e inizio Novecento, un paradigma che assieme agli ambienti mira alla ricostruzione della vita privata dell’epoca e che trova espressione letteraria in varie opere

Considerevole clamore suscita nel 1930 l’Enquête internationale sur la réforme des galeries publiques. L’obiettivo è di adeguare i musei alle nuove esigenze che la società esprime e che la congiuntura storica rende impellenti. Musei come luoghi di rappresentazione del passato cui si vuole far assumere il ruolo di mediatori, cui si chiede di costruire un dialogo inclusivo, quindi di individuare nuove strategie di comunicazione.

La veste ufficiale internazionale dell’Italia era, a questa data, solidamente schiacciata su posizioni conservatrici e di retroguardia. Le manifestazioni internazionali fanno ancora parte, a questa data, dello scenario internazionalista del regime che, nelle conferenze legate alla cooperazione come anche in esposizioni temporanee quali Italian art 1200-1900, (ROYAL ACADEMY OF ARTS LONDON 1930),trova efficaci occasioni di propaganda nella costruzione di uno spirito patriottico e nazionalista che dia lustro al Fascismo.

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IL MUSEO VIRTUALE

«Una collezione di immagini digitali, file sonori, documenti testuali e altri dati di interesse storico, scientifico o culturale ai quali si può accedere per mezzo di media elettronici. Un museo virtuale non ospita oggetti reali e quindi è privo della dimensione materiale e delle caratteristiche peculiari di un museo nel senso tradizionale del termine». Geoffrey Lewis,1996.

Al momento della sua introduzione, nei primi anni Ottanta del 20° sec., con museo virtuale (o digitale) si indicava la rappresentazione digitale delle collezioni di un museo fisicamente esistente. Questo tipo di realizzazione rispondeva a una duplice esigenza. Anzitutto, offriva ai curatori una soluzione eccellente sia per archiviare e consultare la documentazione sulle collezioni sia per gestire le pratiche di natura amministrativa (restauri, prestiti e così via).

L'INVENTARIO TRADIZIONALE, immagine tratta da: http://www.lisolachenoncera.it/rivista/recensioni/inventario/

La prima configurazione assunta dal museo virtuale coincise con il riversamento su supporto digitale dello schedario e dell’inventario tradizionali. Contestualmente, cominciò ad affermarsi l’idea che l’automazione poteva servire anche a potenziare l’efficacia delle strategie di comunicazione, favorendo una più consapevole fruizione dei contenuti del museo.

L'INVENTARIO DIGITALE, immagine tratta da: https://www.mindomo.com/it/mindmap/inventario-38fac3469d9b4fa5b39c2191b46261e1

In questa fase, che si protrasse fino a oltre la metà degli anni Novanta, i principali musei dell’intero pianeta, soprattutto d’arte e di antichità, produssero, quasi sempre con la collaborazione di editori privati, CD-ROM che consentivano la visita virtuale delle loro collezioni. Questi nuovi prodotti si basavano su metodologie e approcci abbastanza omogenei. La finalità centrale era quella di offrire una simulazione digitale il più possibile realistica del museo reale.

immagine tratta da: http://www.iconarchive.com/tag/cd-rom

Oltre alla visita virtuale delle sale del museo, ricostruite fedelmente grazie a modellizzazioni tridimensionali, era possibile attingere notizie relative alle singole opere (di solito nel formato delle tradizionali schede di catalogo), visualizzare informazioni biografiche e bibliografiche e, nel migliore dei casi, compiere un’esplorazione iconografica delle opere più importanti.

I musei virtuali su CD-ROM venivano distribuiti come prodotti indipendenti, oppure a corredo dei cataloghi cartacei, delle pubblicazioni periodiche o di opere enciclopediche. La sempre più larga diffusione di computer dotati di lettore CD-ROM rappresentò la condizione per il successo (sempre comunque limitato) di questo tipo di produzione.

immagine tratta da: http://www.catalogart.it/pages/view/le-nostre-pubblicazioni.html

Contestualmente, alcuni musei allestirono apposite sale nelle quali i visitatori potevano consultare la simulazione virtuale dell’allestimento. In un numero minore di casi (quasi mai nei musei d’arte) postazioni di computer vennero installate all’interno delle stesse sale espositive, per consentire l’esplorazione virtuale delle opere. In questa fase iniziale, le esperienze più interessanti e avanzate furono compiute dai musei d’arte contemporanea (anche in conseguenza dell’impetuoso sviluppo del nuovo fenomeno dell’arte elettronica) e di archeologia.

MUSEO VIRTUALE DEL PALEOLITICO, immagine tratta da: https://enzodannibale.wordpress.com/references/muvi/

Le tecnologie digitali e, soprattutto, la modellizzazione tridimensionale consentivano di restituire fedelmente strutture architettoniche la cui fruizione risultava ardua a causa delle rilevanti dimensioni o per ragioni di conservazione (come le volte affrescate, le grandi tombe dell’antichità con importanti cicli pittorici, o ambienti ed edifici monumentali di struttura costruttiva complessa).

MUSEO GALILEO, SALA II, FIRENZE, ricostruzione virtuale, tratta da: http://www.museogalileo.it/esplora/museovirtuale.html

Nel contempo, quasi sempre al di fuori del mondo istituzionale dei musei, cominciò a prendere campo la produzione di una diversa tipologia di musei virtuali, che illustravano in maniera organica tematiche o aree disciplinari particolari (il museo virtuale di un determinato artista o movimento artistico, quello della fisica nucleare, dell’astronomia, della fotografia ecc.), prescindendo programmaticamente dai musei reali.

Le tecnologie informatiche hanno contribuito a superare quelle logiche che avevano generato la frammentazione del patrimonio culturale e la sua distinzione in strutture di conservazione diverse e irrelate secondo le varie tipologie dei documenti. Un nuovo eccitante scenario si è andato prospettando. Liberati dalle preoccupazioni di tutela che ostacolano le strategie di comunicazione del museo tradizionale (una volta digitalizzato, l’oggetto reale può essere manipolato liberamente senza preoccupazioni per la sua conservazione materiale), è diventato possibile reinserire gli oggetti del museo nei contesti di riferimento,collegarli alla biografia del suo autore, spiegarne la tecnica esecutiva e la composizione, la storia, le motivazioni del committente, mostrando contestualmente i documenti collegati alla sua genesi e fortuna, i disegni preparatori, i modelli e le derivazioni.

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