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Isfahan, la metà del mondo IRAN

Isfahan

Tra i ricordi più belli del nostro viaggio in Iran c'è l’ingresso in piazza Imam, in un tardo pomeriggio di giugno, con il sole che iniziava a calare alle spalle dei bellissimi monumenti che vi si affacciavano e con decine di famiglie di Isfahan che arrivavano alla spicciolata.

Trascorrono le ore serali insieme, chiacchierando e mangiando, seduti sopra il grande prato che occupa la parte centrale della piazza. E quando la luce si attenua ed i palazzi si illuminano l’atmosfera che pervade la piazza diventa unica.

Isfahan è una città dell'Iran centrale resa famosa dalla ricchezza dei suoi monumenti. Ospita alcuni tra i palazzi più maestosi di tutto il mondo islamico ed è conosciuta anche con il soprannome di "la metà del mondo" per via di un proverbio persiano che ne celebra proprio le bellezze artistiche. E' la meta preferita anche dagli sposini iraniani per la loro luna di miele.

E' quasi fisiologico che la visita di Isfahan inizi da piazza Imam perché vi si affacciano tre edifici imperdibili. E' una piazza enorme (è stata concepita per contenere anche un campo da polo) e dal 1979 è Patrimonio Unesco. Il gioiello più prezioso della piazza è la Moschea dello Scià, con i suoi mosaici di piastrelle blu. Sul lato settentrionale si trova la porta di Qeysarieh, che serve da sontuoso ingresso al bazaar di Isfahan. Nel mezzo si possono osservare la splendida Moschea dello Sceicco Lotfollah e il palazzo Ali Qapu. Percorrerne i porticati lungo i quattro lati, con i negozi ed il passeggio di abitanti e turisti è quasi d’obbligo. E' stato un peccato per le nostre fotografie che alla Moschea dello Scià ed al palazzo Ali Qapu ci fossero impalcature e non ci fosse acqua nelle grandi fontane della piazza.

Un aspetto comune in tutto il paese, ma in special modo passeggiando in piazza Imam, è stata la voglia dei giovani di interagire. Avevano proprio voglia di conversare, dimostrando molta curiosità verso di noi ed il nostro paese.

Brevi cenni storici

Paradossalmente l'età dell'oro di Isafhan è cominciata in un periodo di grande difficoltà per l'Impero persiano. Nel secolare conflitto con l'Impero ottomano infatti le circostanze imposero di spostare la capitale più ad est per motivi di sicurezza e di abbandonare Tabriz. Inzialmente venne prescelta la città di Khasvin ma in seguito, Shah Abbas salito al trono nel 1587 decise di spostare la capitale ancora più all'interno della Persia, ad Isfahan.

Shah Abbas diede il via ad un profondo rinnovamento urbanistico della città, vennero edificati: una nuova rete viaria, nuove grandi piazze, grandi monumenti religiosi e palazzi sontuosi con eleganti giardini.

I quasi trecentomila Armeni deportati dal Caucaso che in questo periodo vennero reinsediati nella nuova capitale della Persia, ebbero una parte di grande rilievo nell'età d'oro di Isfahan. Abbiamo visitato il quartiere Armeno e la Cattedrale del Santo Salvatore con l'annesso museo del genocidio.

La Moschea dell'Imam

La Moschea dello Scià ribattezzata moschea dell'Imam, ha un bellissimo portale alto 30 metri decorato da mosaici raffiguranti motivi geometrici, floreali e calligrafici affiancato da due minareti.

E' famoso l'effetto eco sotto la grande cupola che permetteva all’Imam di essere sentito da ogni punto della moschea anche parlando a bassa voce.

Moschea di Sheikh Lotfollah

Lo scopo di questa moschea era di essere la moschea privata della corte reale e per questo motivo non ha né minareti nè il cortile centrale ed è di una dimensione più piccola.

Ha due particolarità, il primo è che Shah Abbas chiese all'architetto di costruire un tunnel che attraversasse tutta la piazza, dal suo palazzo Ali Qapu alla moschea, l'altro è il particolare effetto ottico che può essere osservato dall'ingresso della sala interna guardando al centro della cupola. Da quel punto è' possibile vedere un pavone, la cui coda è composta dai raggi del sole provenienti da un foro nel soffitto.

Masjed-e Jāmé (Moschea del venerdì)

Masjed-e-Jame, detta anche Moschea del Venerdì, dal 2012 è un bene protetto dall’UNESCO, è un edificio enorme, più di 20 000 mq, ed è la più antica moschea della città essendo la sua costruzione risalente all' XI secolo.

L'enorme struttura della moschea si è evoluta tra aggiunte e ricostruzioni, tanto da presentarci tutta la storia dell’architettura religiosa persiana stratificata al suo interno. Si integra con il tessuto urbano, attenuando i confini tra spazi cittadini e spazi religiosi, attraverso i numerosi accessi condivisi con altri edifici, frutto del processo costruttivo e ricostruttivo verificatosi nel tempo.

I suoi due minareti e le sue due grandi cupole si stagliano nettamente sul profilo di Isfahan costituendo un elemento panoramico inconfondibile.

Bazar di Isfahan (Bazar Bozorg)

Ha quasi mille anni di storia ma la sua struttura attuale risale all'epoca di Abbas, l'inizio del 1600. Il Bazar di Isfahan è molto bello dal punto di vista architettonico, è formato da diverse sezioni e da vari bazar ed è un luogo reso affascinante dall'antichità e dall'atmosfera.

Si può entrare da diversi punti , ma il monumentale ingresso principale è la porta di Qeysarieh, decorata con splendide piastrelle ad intarsio e affreschi che raffigurano la guerra dello scià Abbas contro gli Uzbeki. La porta si trova in Piazza Imam, sul lato opposto rispetto a quello dove si trova la moschea dello Scià.

Da qui il Bazar si snoda attraverso un labirinto di vicoli, sale con soffitto a cupola, aree porticate dedicate al commercio di singoli prodotti, tutto al coperto, fino ad arrivare alla Moschea del Venerdì.

La zona più antica e caratteristica è quella che si sviluppa a nord della porta di Qeysarieh, dove si trovano i prodotti di uso più comune. Al suo interno ci sono, collegati da vicoli e cupole, moschee, madrase, caravanserragli, cortili luminosi e tanta gente, in un tripudio di colori, di profumi e di suoni. L'ambiente pulito e ordinato con merci di tutti i tipi e qualche valido negozio d'antiquariato.

E' il cuore battente della città ed ha caratteristiche uniche. Nel bazar, oltre a poter osservare la creazione e la vendita di articoli di artigianato come stoviglie di rame, oggetti di bronzo e gioielli, si possono acquistare spezie, tappeti, ceramiche, frutta secca, stoffe, borse, scarpe, vestiti, tessuti e tantissime altre cose come la specialità della città, il torrone con pistacchi (gaz), dolci e gelati gustosi e l'immancabile Occhio di Allah il famoso Amuleto contro il “Malocchio”,

I portici della piazza dell’Imam, in alcuni tratti caratterizzati da lame di luce che penetrano la penombra entrando dalle volte, sono poi un naturale prolungamento del bazar, ma qui i prodotti sono più ad uso e consumo dei turisti, l’atmosfera rimane caratteristica e piacevole, ma tutto è più ordinato e con meno fascino.

Ali Qapu Palace

Il Palazzo Ali Qapu è l'antico palazzo degli Scià di Persia situato in piazza Imam. Per la parola Qapu ho trovato traduzioni come "Soglia Reale" o "Alto portale". Venne eretto agli inizi del XVII secolo dallo Scià Abbas I il Grande.

Ali Qapu Palace ha sei piani ed al terzo di questi c'è la grande loggia da dove un tempo lo Scià poteva assistere alle partite di polo ed alle corse dei cavalli. Oggi da questo terrazzo costellato da 18 altissime colonne di legno che sorreggono il soffitto finemente intarsiato si gode di una bellissima vista su piazza Imam.

Il palazzo in origine era finemente decorato, ma molto si è perso nei saccheggi dei conquistatori e nel corso delle rivolte sociali che si sono succedute nei secoli.

Al sesto piano del palazzo si tenevano i ricevimenti reali e i banchetti. Qui si trovano le stanze più grandi di tutto il palazzo, quella dedicata ai banchetti e la sala della musica, ricca di stucchi rappresentanti strumenti musicali. Questi, oltre rappresentare un segno della creatività e dell’intraprendenza degli artisti stuccatori, erano realizzati in modo tale che le forme incavate assorbissero l’eco prodotto dalle melodie dei suonatori e dei musicisti e le voci arrivassero in modo naturale e senza rimbombo alle orecchie degli ascoltatori.

Chehel Sotoun

Il giardino Chehel Sotun con una superficie di oltre 67.000 metri quadrati è una piccola parte dell’ampio parco “Jahan Nema”. Il nucleo primitivo del palazzo Chehel Sotun era un padiglione che Shah Abbas I aveva fatto costruire nel mezzo di questo giardino. Durante il regno di Shah Abbas II furono fatte notevoli aggiunte all’edificio, la più caratteristica delle quali è la loggia colonnata. Proprio le 20 colonne della loggia ed il riflesso della loro immagine nell’acqua della piscina di fronte al palazzo, hanno ispirato il nome “Chehel Sotun” il cui significato in persiano è “40 colonne”.

Esiste anche una leggenda legata al nome Chehel Sotoun: lo Scià Shah Abbas II avrebbe chiesto al suo architetto una costruzione monumentale, con almeno 40 colonne, tale da stupire i dignitari in visita. Ma a causa di finanziamenti insufficienti alla fine dei lavori le colonne erano solo 20 e lo Scià era intenzionato a tagliare la testa del povero architetto. Quest’ultimo affermò in un ultimo ispirato tentativo di salvarsi, che le colonne erano veramente 40: 20 in legno che sorreggevano il padiglione d’ingresso del palazzo e altre venti che si vedevano riflesse nella bella fontana. Inutile dire che lo Scià risparmiò la vita al furbo architetto.

Shah Abbas II lo utilizzò per il suo divertimento, per i ricevimenti e per accogliere dignitari e ambasciatori. Nel Grande Salone o Sala del Trono gli affreschi e i dipinti riempiono completamente lo spazio.

Si-o-Se Pol bridge (o ponte dei 33 archi)

E' un bellissimo ponte pedonale che mostra il suo lato migliore la sera per via della sapiente illuminazione sia del corridoio centrale che dei due laterali ad arcate che si affacciano sul fiume ed è un luogo d'incontro frequentatissimo la sera.

La parte superiore del ponte è costruita in mattoni mentre il piano inferiore è in pietra, ha uno stretto passaggio coperto in ciascuno dei due lati. Vi sono un camminamento pedonale nel piano superiore e un altro coperto nel piano inferiore, costruito in mezzo ai pilastri centrali del ponte, a poca distanza dal letto del fiume.

In origine il ponte aveva 40 arcate ma oggi ne rimangono 33 ed è per questo motivo che viene chiamato Si-o-se (“trentatré”).

Khaju bridge

Oggi lo si potrebbe indicare come una struttura polifunzionale, è un ponte, una diga, un luogo d'incontro e, nel centro del piano superiore, c'è un padiglione fatto costruire dallo Scià Abbas per osservare le competizioni di nuoto e di canottaggio. La facciata orientale del ponte ha dei basamenti a forma di gradinata sui quali ci si può sedere. Anche questo ponte è un luogo d'incontro frequentatissimo la sera.

La struttura di ponte-diga dava la possibilità di formare un laghetto artificiale utilizzato per scopi ricreativi sportivi e di arredo urbano che poteva diventare anche un'utilissima provvista d’acqua.

Ho trovato in rete questa bellissima descrizione di questo ponte: " è un punto di incontro per chi abita qui e si veste di momenti e usi diversi: dall'incontro al passeggio, dal gioco al pranzo, dal momento religioso del canto alla declamazione di struggenti poesie. Il tutto nel rispetto dell'altro e riuscendo anche a conservare pause di silenzio. Vi saprà regalare, se saprete aspettare e cogliere il momento, la magia di un assolo melanconico di chi, appoggiato ad un' arcata inferiore canta la propria tristezza e insieme la propria speranza" e noi abbiamo avuto la fortuna di arrivare nel momento giusto.

La Cattedrale di Vank (o del Santo Salvatore)

La cattedrale di Vank risale al tempo del re Shah Abbas, si trova nel quartiere Armeno di Nuova Julfa, “Vank” in lingua armena significa “monastero”.

Gli ornamenti in oro del soffitto e della superficie interna della cupola e le pitture a olio sulle pareti con le storie della vita di Gesù, influenzate dallo stile italiano, sono le decorazioni più distintive di questa chiesa.

La chiesa di Vank è un esempio notevole di architettura composita islamo-cristiana. Nello stesso complesso si trovano anche il museo e la biblioteca.

Il museo storico Armeno di Vank ospita una completa collezione di fotografie, mappe e documenti sul massacro degli Armeni effettuato dai sultani ottomani nel 1915.

Created By
FABRIZIO VANZINI
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Credits:

Grazie ad Amir Ghezelayagh che ci ha accompagnati in questa avventura.