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VILLA GRISMONDI FINARDI Le origini e la famiglia Grismondi

Le origini della Villa, riportata negli antichi documenti come "Il Palazzo" (palatium), risalgono al XVI secolo o forse antecedentemente almeno come nucleo iniziale. La storia dell’edificio infatti ha inizio da un impianto arcaico come edificio fortificato e isolato facente parte dei cosiddetti “corpi santi”. Successivamente si affianca una destinazione agricola fino alla destinazione di villa padronale protraendosi sino alle decorazioni sette-ottocentesche con una progressiva sovrapposizione di stili.

Villa Grismondi-Finardi, come è evidente, porta con sé il nome di due famiglie. Anche se precedentemente era appartenuta in origine ai Biava e ai Cornolti, i Grismondi si occuparono della trasformazione dell’abitazione (1760) da semplice casa di campagna a vero e proprio palazzo pensato come seconda residenza del Conte Luigi Grismondi e della moglie Paolina Secco Suardo.

La struttura nasce con l’impronta tipica della casa di campagna, in cui i coniugi avrebbero potuto gustare la quiete dell’immenso parco e occuparsi della campagna circostante, ma ben presto diviene sede degli incontri di Paolina con il suo circolo letterario di amici acculturati e poeti dell’Accademia dell’Arcadia, spesso descritti nelle loro attività intellettuali ai piedi della grande magnolia a fianco della residenza.

I Finardi: trasformazioni e sovrapposizioni

La successiva famiglia ad aver abitato e adattato l’edificio a propria residenza, tutt’ora proprietaria, è quella dei Finardi: possidenti agricoli originari della zona dell’Isola bergamasca ma già con dimora in città. Tra il 1855 e 1858 era stata commissionata all’architetto Giacomo Bianconi una massiccia restaurazione del palazzo dominicale portata a termine dai Finardi, appena acquisita la villa. A quest’epoca risale anche l’edificazione della scuderia a volte per i cavalli che divideva la corte.

Per quanto riguarda gli ambienti interni, centrale è l’impronta neo-gotica: le sale, affrescate da Luigi Scrosati, affermato pittore e decoratore milanese (suoi lavori sono presenti nei palazzi Serbelloni, Poldi Pezzoli e a Villa Litta) presentano scenari romantici, drappeggi lussureggianti, pietre preziose, paesaggi bucolici e campi di battaglia.

Cornici, rappresentazioni e stemmi celebrano ripetutamente uomini illustri delle famiglie.

Tra questi nelle sale troviamo ritratto Giovanni Finardi (1840-1904), Sindaco di Bergamo, Garibaldino, presidente dell’Accademia Carrara e parlamentare del regno.

Nei primi decenni del XX secolo si assiste a una radicale trasformazione dell’area agricola circostante la villa. L’ingegner Angelo Finardi, a quell’epoca proprietario con i fratelli della magione, decide di lottizzare il terreno e creare un quartiere residenziale di ville, inizialmente in stile liberty, destinato all’alta borghesia cittadina. Il progetto era quello di seguire lo stile inglese con una rete di vie interne intitolate ai luoghi e personaggi garibaldini e mantenere più verde possibile intorno alle case così da ricreare un ambiente gradevole e riposante. Lo sviluppo del quartiere Finardi, così come lo conosciamo oggi, inizia negli anni Venti e prosegue fino agli anni Settanta.

Attualmente la Residenza presenta ancora il duplice aspetto del settecentesco luogo di villeggiatura e dell’antica abitazione rurale bergamasca: vi sono in un androne anche resti di affreschi sacri di epoca medievale: una dimora che parla di storia, che porta tracce del passato e riporta, con la sua quiete, ad un’atmosfera d’altri tempi.

La passione per la letteratura della contessa Paolina Secco Suardo

Nata a Bergamo nel 1746 dal conte Bartolomeo Secco Suardo e dalla nobildonna Caterina Terzi, Paolina Secco Suardo cresce in un ambiente familiare colto e raffinato. Grazie alla straordinaria libreria del padre la giovane ha modo di sviluppare la sua passione per la scrittura e la poesia mentre l’interesse per l’arte, lo studio e la letteratura vengono incoraggiati dalle frequentazioni, in casa Secco Suardo, di personaggi della nobiltà e della cultura bergamasca.

Ritratto di Lesbia Cidonia (Paolina Secco Suardo Grismondi)

A diciotto anni la famiglia la dà in sposa al conte Luigi Grismondi, uomo di ricca famiglia ma dalla personalità anonima. Al suo più caro amico e confidente, l’abate Bettinelli, Paolina scrive: 

Sono sola in famiglia con una buona suocera ed un affettuoso ed onesto marito di cui sono arbitra

Villa Grismondi e il desiderio del viaggio

Il centro della sua vita diviene ben presto il salotto della residenza Grismondi (oggi palazzo Grismondi Finardi) in cui Paolina si riunisce con un circolo di amici. Ben presto Paolina e il suo entourage diventano il cuore dell’ambiente culturale cittadino. Indomabile e ambiziosa, la contessa è quotidianamente circondata da ammiratori e adulatori tra gli uomini più eleganti e colti dell’epoca.

Il desiderio del viaggio contrassegna sin dalla giovinezza la contessa. I suoi frequenti spostamenti hanno come meta privilegiata Verona, dove risiedono i suoi cugini Pompei ed è nel 1777, durante l’ennesima visita alla città scaligera, che la donna incontra il poeta Ippolito Pindemonte, che le dà l’appellativo di “Lesbia Cidonia”. Tra i due nasce un amore improvviso e fatale.

L’anno successivo Paolina intraprende un lungo viaggio: cinque mesi lontana dal “suo monotono paese” e nel marzo 1779 viene proclamata “pastorella d’Arcadia”. Ma il viaggio memorabile, che suscita clamore e curiosità, è quello a Pavia, su invito del Rettore dell’Università, Lorenzo Mascheroni. Il docente, invaghito della figura di Paolina e impressionato dai suoi scritti, le dedica una famosa epistola in 529 endecasillabi: "L'invito a Lesbia Cidonia".

Calunnie, difficoltà e soddisfazioni

Contesa da molte Accademie e conosciuta a livello internazionale come mecenate delle arti maggiori e minori, Paolina Secco Suardo è ben presto oggetto di voci e maldicenze che mettono in dubbio la vera paternità dei suoi versi, ma la contessa non si arrende: sono il suo modo fiero di condurre la vita e le testimonianze di stretti conoscenti a dimostrare che queste insinuazioni sono solo calunnie, di quelle riservate alle donne che pretendono di poter esercitare il loro intelletto al pari degli uomini. Scrive di lei l’abate Bettinelli:

Non sarò adunque orator pervenuto a favor di colei, che mai non vidi, e che pregai soltanto in iscritto pe' suoi rari talenti [...] Io ne sono testimonio per mia fortuna [...]

Ed è grazie a questa forza straordinaria e voglia di stare al passo con i tempi che negli ultimi anni di vita della poetessa il salotto della Villa diviene il punto di rifermento non solo della “cultura”, ma di quella cultura nuova, moderna, aperta agli influssi dell’Illuminismo e dello spirito scientifico. La contessa, oltre agli omaggi di numerosi illuministi, riceve di persona parole d’apprezzamento dallo stesso Voltaire.

Con la morte di Paolina (1801) termina anche la diffusione e la trasmissione dei suoi scritti. La sua produzione è soggetta a quella “Damnatio Memoriae” comune alle letterate della sua epoca che negli anni ha sottratto alla memoria storica la storia di una femminista ante litteram: forte, sicura e indipendente.

I "DESIGNERS FOR BERGAMO" DI VILLA GRISMONDI FINARDI

DANIELE PARIO PERRA

Hanno partecipato a DimoreDesign a Villa Grismondi Finardi:

  • 2011 Andrea Salvetti con l'installazione "Sono e non Sono"
  • 2012 Marcello Jori con l'installazione "I tavoli del tesoro"
  • 2015 Marco Ferreri con l'installazione "Sposa Garibaldi"
  • 2016 Clino Trini Castelli con l'installazione "Stanze d’Ombra"
  • 2018 Odo Fioravanti con l'installazione "Fil Rouge"

Grazie a Villa Grismondi Finardi | Testi a cura di Leone Belotti | Fotografie: Ph. di Villa Grismondi Finardi © Villa Grismondi Finardi