Adelphoe Terenzio II secolo ac

Trama:Démea, un uomo all'antica, ha due figli, Eschino e Ctesifone; fa adottare il primo dal fratello Micione, mentre si occupa personalmente dell'educazione del secondo. Micione è un uomo di mentalità aperta e liberale, ed educa il figlio adottivo con un metodo basato sulla reciproca fiducia e liberalità; Demea, invece, educa il proprio con il metodo tradizionale, basato sui principi del mos maiorum, il costume degli antenati, e sull'esercizio della patria potestas, l'autorità paterna. Eschino rapisce da una casa una citarista, Bacchide, perché di lei si è innamorato il fratello, che per terrore del padre non ha mai osato nulla per realizzare la sua storia d'amore.

Personaggi:

Micione: è il padre adottivo di Eschino, figlio di suo fratello Dèmea. È probabilmente il personaggio in cui l'autore si identifica, sostenendo il metodo educativo che caratterizza questo personaggio; egli è convinto che tra padre e figlio vi debba essere un dialogo aperto e senza paura da parte del giovane, garantito da un comportamento tollerante e generoso del padre.

Dèmea: è il padre di Ctesifone oltre che di Eschino, affidato però al fratello Micione. Egli vive in campagna e rispecchia la figura del padre all'antica, burbero, severo e autoritario; è fermamente convinto che solo usando le maniere forti con i figli essi si guarderanno dai comportamenti sbagliati e staranno ai buoni insegnamenti dei genitori.

Eschino: è affidato all'educazione di Micione, che ama e rispetta. È di indole generosa e semplice, nonostante i suoi comportamenti siano spesso sconsiderati e scriteriati.

Ctesifone: Fratello di Eschino, è il figlio che Dèmea ha deciso di tenere con sé, e di educare a suo modo. Egli infatti, a differenza del fratello Micione, è un padre severo e austero, che esercita sul figlio la patria potestas, spesso in maniera troppo ossequiosa. Ctesifone, giovane onesto e morigerato, cresce sottomesso ai valori etici del mos maiorum, imparando innanzitutto a lavorare nei campi per guadagnarsi da vivere. La attenta supervisione del padre non gli impedirà di invaghirsi di una citarista che, grazie all'aiuto del fratello, riuscirà ad ottenere in moglie.

Siro: è la figura tipica del servo scaltro. Egli aiuta i giovani a sbrogliare la intricata vicenda e contemporaneamente si beffa di Dèmea riuscendo a imbrogliarlo a suo piacimento. Dimostra anche di saper approfittare delle situazioni a suo vantaggio, riuscendo a rimediare cibo e vino, una pennichella e, infine, addirittura la libertà.

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