La quiete dopo la tempesta di Giacomo Leopardi

Qualche informazione sull'opera...

  • Componimento realizzato tra il 17 e il 20 settembre 1829.
  • Rappresenta una perfetta canzone leopardiana, nel suo stile più puro.
  • Scritta praticamente in parallelo con l'opera "Il sabato del villaggio.
  • Pubblicata nell'edizione fiorentina dei "Canti", bell'anno 1831.

La struttura e il contenuto...

L'opera è divisibile in tre strofe, la prima più lunga e le altre più brevi. Nella prima, il poeta descrive la vita che torna tranquilla dopo il temporale: gli uccellini, la gallina, l'artigiano, la giovane, etc., tutto nel pieno di un contesto idillico e rurale, al riaprirsi della natura e del cielo.

Nella seconda strofa, invece, il poeta sottolinea subito la sensazione di felicità che prova colui che osserva questo paesaggio, a cui segue una serie di domande: quando mai l'uomo è così felice e spensierato? Quando l'uomo accetta le proprie fatiche come in questo caso, quasi dimenticandosene? Il poeta risponde che l'uomo trova pace solo quando la sua vita è scampata ad un pericolo che la minacciava, quando la paura di morire ha pervaso l'uomo, per poi liberarlo. Il poeta si lascia così guidare da un raffinato pensiero filosofico.

"Piacer figlio d'affanno, gioia vana, ch'è frutto del passato timore, onde si scosse e paventò la morte"

Nella terza strofa, infine, Leopardi dialoga direttamente con l'interlocutrice Natura, mostrando sarcasmo nel ringraziarla per i doni che lei dona agli uomini, che coincidono con dolori ma lui li definisce "diletti", quando per l'uomo il vero piacere è "uscir dalla pena". Ringrazia, in conclusione, la Natura, perché pur causando dolori agli uomini, è proprio mediante essi che lei permette agli uomini di vivere la felicità, mera e falsa felicità per il poeta, ma l'unica possibile.

Analisi dell'opera...

Alle fresche e idilliche immagini della prima strofa, in cui la vita del villaggio si rianima, si contrappongono le forti interrogative della seconda strofa, che permettono a Leopardi di offrire la sua personale interpretazione dell'esistenza umana: l'uomo è destinato ad essere infelice, e perciò il piacere diventa una mera illusione.

La poesia si mostra così divisa in due parti: la prima più descrittiva e la seconda più filosofica e nichilista. La prima può sembrare un tentativo di rappresentare la realtà idillica del villaggio rurale, ma il richiamo ai suoni lontani e gli spazi indeterminati rendono questa poesia un esempio della poetica del "vago e indefinito" di Leopardi. Con esso, intendiamo dire...

La seconda metà esprime la visione filosofica di Leopardi: il piacere è "figlio d'affanno", e l'unico modo che noi abbiamo di sperimentare il piacere è quando un dolore o un timore che ci affligge e mette in pericolo la nostra esistenza, cessa di esistere. Ecco quindi che la felicità diventa un momentaneo e illusorio attimo di tranquillità in una vita fatta di dolore, affanno e noia.

In tutto ciò, la Natura gioca un ruolo cruciale. Il poeta è duro con lei, usa sarcasmo per risaltare la sua malvagità nei confronti dell'uomo. Ecco quindi che Leopardi è approdato ad una visione assolutamente pessimistica della vita umana, perché non vi è modo di sfuggire all'infelicità dell'uomo.

Il componimento risalta importanti opposizioni, come quelle illusione/consapevolezza del vero(che distingue il poeta-intellettuale) e vagheggiamento di una vita di gioia/conoscenza della vera natura dell'esistenza umana. Il contrasto è anche tra le scene idilliche e le riflessioni nichiliste: Leopardi è conscio della reale condizione dell'uomo, ma non sa rinunciare al desiderio di vivere, visto come unica arma per vincere la terribile Natura che domina sull'uomo.

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