IL RINASCIMENTO LA STAGIONE DELLE CERTEZZE

Nei primi decenni del XVI, il ricco ceto borghese veneziano, conosce uno dei suoi momenti di maggiore splendore economico, politico e culturale. La raffinata vita sociale ne è un'esempio; in fatti i patrizi amavano riunirsi nei loro palazzi o giardini, collezionando numerose opere di età classica e bizantina. In questo ambiente di estrema vivacità intellettuale, gli artisti trovano abbondante spazio ed opportunità sempre nuove.

I più distinti del periodo sono: Giorgione e Tiziano (per Venezia) e Correggio (per il Reggio Emilia).

La loro fama non è dovuta allo strumento tipico del "disegno", bensì grazie al colore, l'armonia delle tonalità, ma più specificatamente: allo studio delle possibili "giustapposizioni" (mettere accanto due elementi che non si toccano).

GIORGIONE

VITA: Giorgione, primo grande pittore veneto del Cinquecento, nasce Castelfranco Veneto in nel 1477. Considerato il fondatore della Pittura Veneziana, nel breve tempo di 15 anni, Giorgione crea uno stile decisamente nuovo, trampolino di lancio per l'arte di Tiziano. L'artista è riuscito a sciogliere gradualmente la rigidità degli schemi intellettuali del Quattrocento, sino a creare l'atmosfera naturale per oggetti, paesaggi e figure, probabilmente influito da Leonardo, che fu a Venezia nel 1500.

Ritratto di Giorgione

Vasari nelle sue "Vite" descrive l'artista e pare che l'accrescitivo del nome, Giorgione, gli venga attribuito dal Vasari stesso, perchè come lui scrive:

"dalle fattezze della persona e dalla grandezza dell'animo".

La maggior parte dei suoi soggetti sono ispirati alla mitologia ed alla letteratura laica, ma il paesaggio ha sempre un ruolo importante nelle sue composizioni. Infatti, amava in particolare rappresentare le tempeste, i tramonti e gli altri fenomeni naturali, ma era apprezzato, nella cerchia dei patrizi veneziani, come pittore di ritratti, nei quali il soggetto veniva rappresentato in fantasiose vesti mitologiche, realizzazioni che hanno creato una moda.

La tempesta

La tempesta

E' uno degli esempi più completi della forte visione naturale di Giorgione. Il dipinto rappresenta in primo piano una donna ed uno uomo, che sembrano non avere alcun contatto tra di loro, con sullo sfondo una tempesta in avvicinamento.

SIGNIFICATO: Sono attribuiti a questo quadro diverse interpretazioni simboliche. La donna posta infondo a destra, rappresenterebbe Eva che sta allattando Caino, mentre alla sinistra, in tipici abbigliamenti 500eschi, l'uomo sarebbe Adamo. I ruderi che emergono dalla vegetazione simboleggiano la Morte, mentre la città lontana l'Eden. La folgore divina sta invece a rappresentare Dio, il Creatore e la sua ira.

In Giorgione, come in Leonardo, c'è una perfetta simbiosi tra "uomo e natura", dove protagonista non è più il disegno ma bensì i colori alquanto suggestivi.

LA VENERE DORMIENTE

Nel 1508 circa realizzò la Venere dormiente, un olio su tela dove la dea è colta mentre dorme rilassata su un prato, inconsapevole della sua bellezza. Giorgione non intendeva dipingere una venere, piuttosto una donna. Anche in quest'opera la natura sembra essere partecipe dell'opera. Sembra che il paesaggio, il più ammirato tra tutti i dipinti dell'artista, sia stato dipinto da Tiziano dopo la morte del suo maestro e amico, con l'aggiunta di un cupido tra le gambe della Venere ( ora non più visibile).

TIZIANO

VITA: nasce a Pieve di Cadore un paese di provincia e studia a Venezia dove compie la sua formazione. Fu allievo di Giovanni Bellini, la più importante bottega artistica veneziana e di Giorgione, portando ciò che lui ha lasciato. Tiziano a differenza del meastro avrà una committenza vasta, lavora anche per committenze pubbliche, per ordini religiosi, per una rosa dunque più ampia, come ad ampio raggio sarà la diffusione delle sue opere. Lavora anche in altre città oltre Venezia, presso varie corti ad esempio dai Gonzaga a Mantova , dagli Estensi a Ferrara e a Roma presso il Papa.

Il disegno

Contrariamente a Giorgione, Tiziano si applica anche al disegno, dove dimostra di possedere un tratto espressivo. L'effetto finale dei suoi disegni è abbastanza pittorico, molto vicino al gusto fiorentino.

amor sacro e amor profano

L'opera, simbolo della Galleria Borghese e una delle più belle dell'artista eseguita in età giovanile. La scena rappresenta due donne, una vestita e una seminuda, stanno nei pressi di un sarcofago adibito a fontana, nel quale un Eros rimesta le acque. Le due donne presentano una fisionomia identica e questo significa, secondo la psicologia di Tiziano, che ogni persona possiede entrambe le caratteristiche di natura opposta, in questo caso sono: l'amore sacro/divino e l'amore profano/passionale. Sullo sfondo si vedono una città all'alba (a sinistra) contrapposta da un villaggio al tramonto (a destra), dei cavalieri e dei pastori.

PALA dell'assunta

Un'opera di tema religioso dalle dimensioni esorbitanti.Gli viene commessa appena 30enne. La cosa particolare è che Tiziano,una volta imparato l'uso della pittura tonale dal Giorgione, per la prima volta la applica in un opera di così grande formato.

In questo quadro il significato è il senso del miracolo, dato dalla forte luce di colore giallo-dorato, che contrasta con il rosso ed il verde. Nel piano basso c'è grande dinamismo, e lo stupore della folla è manifestato da una gestualità concitata. Sopra al secondo piano, è presente la vergine posta al centro che poggia su un pavimento di nuvole sorretto da cherubini. La vergine è contornata da una luce fortissima che viene da un terzo elemento in alto, Dio padre.

venere di urbino

Tiziano dipinge questo tema di figura mitologica, già trattato da Giorgione. Il contesto però è ben diverso. Giorgione pone la sua venere in un paesaggio naturale inconsapevole della sua nudità, Tiziano invece la pone in un interno contestualizzandola, dandole dei particolari reali, (il cane, le due serve di cui una cerca gli abiti della padrona, etc). La figura di Giorgione è dormiente, quella di Tiziano è sveglia e guarda lo spettatore maliziosa, facendo apparire la sua nudità ancor più evidente.

CORREGGIO

VITA: Le notizie sulla vita di Antonio Allegri, detto il "Correggio", dal nome del paese della sua nascita, sono scarse e spesso incerte. La data di nascita è collocata circa nell'Agosto 1489 a Correggio, piccola cittadina della provincia di Reggio Emilia. Il Borgo di Correggio da secoli era feudo dei nobili Correggio. Studiò pittura a Mantova dove fu allievo, di maestri che gli inculcarono l'amore per il mito e la classicità facendogli nel contempo assimilare i caratteri di dolcezza della pittura emiliana. Uno dei suoi ultimi maestri fu Mantegna.

LA CAMERA DELLA BADESSA

A Parma, si cimentò nella sua prima grande impresa pittorica con la decorazione della "camera della Badessa" nel Monastero di San Paolo.Si trattò del primo capolavoro ad affresco e segnò l'avvio di un decennio fortunatissimo, in cui si concentrarono i suoi più grandi capolavori a Parma. La Camera stessa segnò un nuovo traguardo nell'illusionismo pittorico e venne ammirata e citata da pittori

Lo sfondo è un finto pergolato, che ricorda i temi della Camera degli Sposi di Mantegna. Ciascun festone termina in un'apertura ovale dove, sullo sfondo di un cielo sereno, si affacciano gruppi di puttini. In basso poi, lungo le pareti, si trovano lunette che simulano nicchie contenenti statue, realizzate con uno straordinario effetto a trompe l'oeil studiando l'illuminazioine reale della stanza.

cupola del duomo di parma

Correggio concepì la sua decorazione affidandosi, come già in San Giovanni Evangelista, a un illusionismo libero da partiture geometriche. Organizzò invece lo spazio dipinto intorno a un vortice di corpi in volo, che crea una spirale eliminando visivamente gli angoli e facendo scomparire la fisicità della struttura muraria: i personaggi infatti sembrano "librarsi in aria".

Correggio, muore improvvisamente, nel marzo del 1534 a soli 45 anni, lasciando straordinarie opere, l'ultima per Carlo V "Giove ed Io".

Marta Pepe IV DL

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