Inferno, mostri ed altre storie. Da dante a Dylan Dog

Dante , la Divina Commedia

Uno dei testi più letti e studiati al mondo.

Perché? Perché parla di noi in fondo, delle nostre paure, del nostro essere fragili, indifesi.

il genere horror forse inizia proprio qui, fra queste pagine medioevali che pur lontane ci condurranno ai raccontini Edgar Alan Poe e a Dylan Dog indagatore dell'incubo.

Scopriremo che gli ingredienti della paura si ripetono da molto tempo e sono infine sempre gli stessi.

Proveremo ad addentrarci in qualche piccolo sprazzo di questa storia tremenda e a capirlo insieme

È antica, è vero. Del secolo XIV. Ma ció non ci impedirà di conoscerne la vicenda e soprattutto di concentrarsi sulla cantica più impressionante L'inferno

Andiamo a cominciare

Che vediamo in questa scena? Si tratta delle più famose illustrazioni di questo testo . Sono di un francese Gustave Doré

È in questa?

E ancora qua?

In tutte e tre queste illustrazioni c'è qualcosa di comune? L'atmosfera qual è? Che cosa percepiamo? Dove ci troviamo? Che cosa sta succedendo?

Nel mezzo del cammin di nostra vita

mi ritrovai per una selva oscura

ché la diritta via era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura

esta selva selvaggia e aspra e forte

che nel pensier rinova la paura!

Tant'è amara che poco è più morte;

ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,

dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte

Io non so ben ridir com'i' v'intrai,

tant'era pien di sonno a quel punto

che la verace via abbandonai.

La selva oscura, un bosco, un luogo pauroso.

Anche nelle fiabe che sono antichissime il bosco è sempre simbolo di paura e morte. ne conosci qualcuna?

Ecco l'estensione delle foreste nell'alto medioevo. Più o meno all'epoca del nostro amico Dante.

Oggi la selva ci farebbe la stessa paura? Forse no. Ma all'epoca di Dante doveva essere tremendo rimanere soli di notte in un bosco. C'erano animali, anche feroci, nessuna luce possibile rischiarava la via. Non giungevano bagliori di città da lontano. C'era di notte il buio assoluto. C'erano spesso i briganti, La mente dell'uomo medioevale immaginava mostri che popolavano luoghi come quelli. La foresta era il teatro in cui si scontravano le forze occulte, gli esseri buoni (gli angeli, responsabili dei fenomeni positivi) e gli esseri malvagi ( i diavoli, responsabili delle disgrazie).

Mosaico del battistero di Firenze Coppo di Marcovaldo 1270 circa
Mostro che divora un bambino Francia chiesa di Chevigny XII secolo circa

Quali sono oggi i luoghi della paura secondo te?

Facciamone un elenco

Eccolo qui dunque Dante avventurarsi solo nella selva. Un poema dell'orrore che sta per cominciare. Il luogo è perfetto.

Ora vediamo che succede.

Siamo di fronte a tre fiere: lupa leone lonza. Chi sono ? Ma soprattutto cosa rappresentano?

Ed ecco, quasi al cominciar de l’erta,

una lonza leggiera e presta molto,

che di pel macolato era coverta;

e non mi si partia dinanzi al volto,

anzi ’mpediva tanto il mio cammino,

ch’i’ fui per ritornar più volte vòlto.

..........................

ma non sì che paura non mi desse

la vista che m’apparve d’un leone.

Questi parea che contra me venisse

con la test’alta e con rabbiosa fame,

sì che parea che l’aere ne tremesse.

Ed una lupa, che di tutte brame

sembiava carca ne la sua magrezza,

e molte genti fé già viver grame,

questa mi porse tanto di gravezza

con la paura ch’uscia di sua vista,

ch’io perdei la speranza de l’altezza.

Ed ecco che apparve, quasi all'inizio della salita, una lonza snella e molto agile, ricoperta di pelo maculato; e non si allontanava di fronte a me, anzi, impediva a tal punto il mio cammino che io pensai più volte di tornare indietro.

...... ma non al punto che non mi desse paura la vista, che mi apparve subito dopo, di un leone.

Questi sembrava venire contro di me, con la testa alta e con fame rabbiosa, al punto che persino l'aria sembrava tremare.

Ed ecco apparire una lupa, che nella sua magrezza sembra piena di tutti i desideri e spinse molte persone a vivere miseramente; questa mi procurò una tale angoscia, col terrore che mi ispirava il suo aspetto, che persi la speranza di raggiungere la sommità del colle.

Lupa = L'avarizia

Chi sono per noi oggi gli animali o gli esseri spaventosi? cosa rappresentano per te oggi le tre fiere? scriviamolo sul quaderno.

Così: per me oggi la lupa affamata e bramosa è la fretta. Io spesso soccombo alla fretta. Ne ho paura. Mi manca sempre il tempo per fare le cose che amo e corro corro. spesso a vuoto. Il leone imponente è il giudizio degli altri. Lo vedo spesso enorme , mi sovrasta e mi spaventa. Non riesco a liberarmi di lui. La lince tutta maculata è l'invidia anche per me. Spesso ne sono stata vittima inconsapevole altre volte cosciente. Vorrei sfuggirle ma non è facile. Mi insegue spesso.

Arriva un salvatore. Un'anima o un vivente? Chi è?

Un amico. Un poeta dunque un collega.

Virgilio poeta latino del I secolo ac

Eccoci all'entrata del regno infernale:

PER me si va nella città dolente

PER me si va nell'eterno dolore

Per me si va tra la perduta gente

e più oltre....Lasciate ogni speranza voi che entrate.

Cosa scrivereste sulla porta della nostra aula?

Provate con l'anafora e in versi scrivendo una terzina

Esempio:

per me si va fra telefoni mai spenti A

per me si va tra i banchi pasticciati B

per me si va tra fantastiche menti A

Un' altra delle creature dantesche: CARONTE

CARONTE

Personaggio della mitologia classica, figlio dell'Erebo e della notte, traghettatore delle anime dei morti al di là del fiume dell'Ade Acheronte. Virgilio lo descrive nel libro VI dell'Eneide, durante la discesa agli Inferi di Enea: è un vecchio dall'aspetto squallido, che fa salire sulla sua barca le anime dei defunti ma lascia sulla riva gli insepolti

Il Caronte di Dante è un vecchio coperto di barba bianca, con gli occhi circondati da fiamme, che minaccia severi castighi ai dannati e li fa salire sulla sua barca, battendo col remo le anime che si adagiano sul fondo (forse per stiparne il maggior numero possibile). Anch'egli si oppone al passaggio di Dante, ma è zittito da Virgilio con una formula identica a quella usata poi con Minosse e analoga a quella usata con Pluto.

Ed ecco verso noi venir per nave

un vecchio, bianco per antico pelo,

gridando: «Guai a voi, anime prave!

Non isperate mai veder lo cielo:

i' vegno per menarvi a l'altra riva

ne le tenebre etterne, in caldo e 'n gelo.

E tu che se' costì, anima viva,

pàrtiti da cotesti che son morti».

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Quinci fuor quete le lanose gote

al nocchier de la livida palude,

che 'ntorno a li occhi avea di fiamme rote.

Ma quell' anime, ch'eran lasse e nude,

cangiar colore e dibattero i denti,

ratto che 'nteser le parole crude.

Bestemmiavano Dio e lor parenti,

l'umana spezie e 'l loco e 'l tempo e 'l seme

di lor semenza e di lor nascimenti.

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Caron dimonio, con occhi di bragia

loro accennando, tutte le raccoglie;

111 batte col remo qualunque s'adagia.

Come d'autunno si levan le foglie

l'una appresso de l'altra, fin che 'l ramo

vede a la terra tutte le sue spoglie,

similemente il mal seme d'Adamo

gittansi di quel lito ad una ad una,

per cenni come augel per suo richiamo.

Canto III

Una scena apocalittica: da film horror

Morti che bestemmiano e nudi si accalcano sulla barca, un demonio peloso e con occhi fiammeggianti, un fiume in piena, una barca , un uomo vivo e solo se non fosse per il suo unico amico Virgilio.

Caronte: scriviamo adesso le parole che secondo te il diavole potrebbero rivolgere a Dante. Che tipo di linguaggio userà? Che vocaboli?

Credits:

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