i cent'anni dalla grande guerra

MARGHERITA CAPRIOLI

la 1° guerra mondiale

...LA CHIESA RIFIUTAVA L'ENTRATA IN GUERRA,

La vita sul fronte costrinse gli uomini a convivere continuamente con la presenza della morte.

In qualsiasi momento del giorno e della notte, all’improvviso, un proiettile o una scheggia di granata avrebbero potuto togliere la vita. Appare quindi quasi naturale, in mezzo a questa situazione irreale, la presenza della religione, vissuta come fede o più semplicemente come superstizione.

Questa necessità nella vita di un soldato per affrontare la guerra e fu risolta dalla presenza dei cappellani militari nell’esercito e dalla massiccia distribuzione di santini e materiale devozionale.

I primi, banditi dall’esercito dopo l’unificazione italiana, vennero riammessi nel 1915 da Cadorna in vista dello scoppio della guerra. Oltre 2200 cappellani militari ingrossarono così le file dell’esercito a cui si aggiunsero anche i preti ed i chierici arruolati nelle retrovie. In tutto perciò le presenze religiose sul fronte ammontarono a circa 20000 uomini.

In alcuni musei invece è possibile trovare alcuni esempi del materiale devozionale distribuito in grandissima quantità nelle linee del fronte. Milioni di santini, cartoline e libri di preghiere furono stampati grazie al lavoro di alcune istituzioni religiose come la Santa Lega Eucaristica e l’Opera per la regalità di Nostro Signore Gesù Cristo. Immagini religiose, allegorie, preghiere e suppliche furono i soggetti principali che i soldati potevano vedere e leggere ogni giorno.

In questi cartoncini si trovavano stampate ad esempio la preghiera di pace di Papa Benedetto XV e l’immagine di Maria come Regina della Pace che invitava a rispettare il nemico dopo la sua uccisione. Oppure si cercava di tranquillizzare il soldato con parole di accettazione per la morte vista come una fatalità, consapevole che la Madonna avrebbe comunque vegliato su di lui. I più scaramantici invece appendevano, all’altezza del cuore, un cartoncino con scritto “Fermati!”. Si trattava di una sorta di supplica (e speranza) rivolta all’eventuale pallottola nemica.

Dopo la disfatta di Caporetto anche i santini e le cartine devozionali cambiarono rispetto al passato: la censura venne applicata con rigore in modo che venissero diffusi solamente immagini religiose dal valore chiaramente patriottico. La preghiera di Papa Benedetto XV fu considerata troppo pacifista e venne quindi vietata mentre i cappellani militari, durante le predicazioni, non potevano più usare la parola “Pace”. Ciononostante, questo tipo di materiale riuscì comunque ad arrivare nelle mani e sotto gli occhi dei soldati fino all’ultima battaglia della Grande Guerra.

la guerra oggi

MENTRE OGGI LE RELIGIONI SONO LA BENZINA DEI CONFLITTI...

Non è guerra di religione. È guerra alla religione

La grande narrazione procede ormai dal 2001: Twin Towers, 11 settembre. La religione islamica avrebbe – si dice – dichiarato guerra all’Occidente. Ci troveremmo, dunque, nel bel mezzo di una “guerra di religione” dichiarata dal mondo islamico a quello cristiano. La si è battezzata “terrorismo”, come se Islam e terrore coincidessero in toto. Sia pure per cenni, propongo qui di rovesciare la prospettiva e di guardare le cose da un angolo prospettico diametralmente opposto: non è guerra di religione. È guerra alla religione. Non è l’Islam che ha dichiarato guerra all’Occidente. È l’Occidente del partito unico della produzione capitalistica che ha dichiarato guerra all’Islam e a ogni religione della trascendenza (cristianesimo compreso, sia chiaro).

Dopo la fine ingloriosa del comunismo storico novecentesco (Berlino, 1989), le religioni della trascendenza restano un ostacolo per l’economia di mercato: già solo in ragione del fatto che sono monoteismi alternativi a quello del mercato. Già solo in ragione del fatto che ci ricordano che il vero Dio è quello che sta nei cieli e non nelle banche; che i luoghi sacri sono le chiese e le moschee e non i centri commerciali.

Comunque la si voglia intendere, la religione della trascendenza – sia islamica, sia cristiana – è una feconda risorsa di senso e di resistenza rispetto al monoteismo idolatrico del mercato, all’integralismo fanatico dell’economia e al nichilismo assoluto della forma merce.

“Il tempio è sacro perché non è in vendita”: così scriveva Ezra Pound. Per questo, il capitale ha dichiarato guerra alle religioni e aspira ad abbatterle: le fa passare per intrinsecamente terroristiche, fanatiche e violente, di modo che l’opinione pubblica sia pronta all’attacco contro di esse.

Di più, fa sì che gli islamici si illudano che i loro nemici siano i cristiani e i cristiani si illudano che i loro nemici siano gli islamici: laddove il vero nemico degli uni e degli altri è il fanatismo economico, la violenza immanente del mercato, l’integralismo liberista. In questo modo, anziché lottare insieme contro l’integralismo economico, islamici e cristiani finiscono per favorirlo: e per dissolvere se stessi in questo esiziale gioco al massacro da cui a uscire sconfitta è la religione della trascendenza.

Ce l’ha insegnato Pasolini: il contrario della religione della trascendenza non è il comunismo, ma il capitalismo. Che è ateo, nichilista e, per ciò stesso, nemico di ogni religione della trascendenza. Se il capitale, come ci insegna Marx, mira ad abbattere ogni ostacolo che lo limiti, ben si capisce perché esso oggi sia in lotta contro le religioni. È bene saperlo. Siamo nel bel mezzo di una guerra alla religione: una guerra tutta funzionale alla teologia economica del mercato, che aspira a essere il solo monoteismo legittimo, riconosciuto e venerato. Non a caso si combatte anche usando il prezzo del petrolio. Ma anche ignorarlo non serve a risolvere il conflitto.

Sostenere che quella in corso non è anche una guerra di religione sarebbe come negare la storia, dalle Crociate in poi, e abiurare i testi sacri delle religioni monoteiste. Certo il papa fa il suo mestiere e usa la religione per predicare la pace. Del resto non c’è dubbio che dietro la religione si nascondano altri interessi: economici, geopolitici, di potere. Ma si può dire che la religione è estranea alle lotte di potere? Non lo è e non lo è mai stata, è sempre esistito nella storia un intreccio perverso tra lotta politica e religione. Lo scontro in Medio Oriente tra la corrente sunnita (guidata dai wahabiti sauditi) e quella sciita (con a capo l’Iran) dell’islam non riguarda solo la religione.

BIBLIOGRAFIA

  • testi tratti da itinerarigrandeguerra.it e il fattoquotidiano.it
  • immagini tratte dalla ricerca Google immagini: la grande guerra, la 1° guerra mondale, religione nelle trincee, la guerra oggi, Isis
  • video tratti dalla ricerca su YouTube: religione nelle trincee, la 1° guerra mondiale
Created By
margherita caprioli
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