THE STORY OF SSC NAPOLI SSC NAPOLI

Dalle origini al secondo dopoguerra[modifica | modifica wikitesto]

Una formazione del neonato Napoli nel campionato 1926-1927

Giorgio Ascarelli fondò il 1º agosto 1926 l'Associazione Calcio Napoli, della quale assunse la presidenza[2]. L'Internaples era sorto a sua volta come frutto della fusione di altre due compagini, il Naples Foot-Ball Club e l'Unione Sportiva Internazionale Napoli[6][7] grazie all'intermediazione di Emilio Reale[7]. Il 3 agosto venne istituito il Direttorio Divisioni Superiori, l'antesignano dell'odierna Lega Calcio, al quale il Napoli ottenne l'affiliazione, unico club del Centro-Sud insieme ai sodalizi capitolini Alba Audace e Fortitudo Pro Roma, in virtù del piazzamento conseguito dall'Internaples nella Prima Divisione 1925-1926[2].

La società esordì in massima serie nella Divisione Nazionale 1926-1927. Le prime due stagioni si chiusero con la retrocessione in Seconda Divisione, ma la FIGC in entrambe le occasioni accordò il ripescaggio per premiare gli sforzi del club partenopeo di recuperare il pesante gap con le società settentrionali[8]. Il Napoli prese parte al primo torneo di massima serie a girone unico, la Serie A 1929-1930 ottenendo la prima vittoria in tale competizione ai danni del Milan[9]. La società scelse come allenatore il mister[10] William Garbutt, vincitore di due scudetti alla guida del Genoa[11], e grazie al contributo di giocatori come Antonio Vojak e Attila Sallustro raggiunse notevoli risultati, come il doppio terzo posto consecutivo nelle stagioni 1932-1933 e 1933-1934 e la qualificazione alla massima competizione europea dell'epoca, la Coppa Mitropa[12][13][14]. Nel 1936 entrò in società il comandante Achille Lauro[15][16], armatore di grande successo, che non riuscì tuttavia ad apportare particolari benefici al club partenopeo: nella seconda metà degli anni trenta la qualità della squadra andò declinando, fino a culminare nella retrocessione nella categoria inferiore nel 1941-1942[17].

Terminata la seconda guerra mondiale, il Napoli prese parte alla Divisione Nazionale 1945-1946, vincendo il Girone Misto Centro-Sud e riconquistando la massima serie[18]. Tornò in Serie B due anni dopo, retrocesso dalla CAF per illecito sportivo[19]. La panchina venne affidata ad Eraldo Monzeglio, che riportò la squadra in Serie A e avviò un lungo periodo alla guida del club partenopeo[20]. Nonostante i rinforzi del presidente Achille Lauro, tra i quali Bruno Pesaola, Hasse Jeppson e Luís Vinício, il Napoli non andò oltre il quarto posto del 1953 e del 1958[21]. Nel 1959 venne inaugurato lo stadio San Paolo[22].

L'era Ferlaino[modifica | modifica wikitesto]

Tornato in Serie B nel 1961[23], il Napoli venne affidato a Bruno Pesaola, il quale riportò gli azzurri in massima serie e vincendo anche il primo trofeo della storia del club, la Coppa Italia 1961-1962, divenendo con il Vado l'unica società a vincere il trofeo non militando in massima divisione. Questo successo, sancì l'esordio del Napoli in europa, giocando la Coppa delle Coppe, nella quale raggiunse i quarti di finale. Il 25 giugno 1964 il club assunse la denominazione di Società Sportiva Calcio Napoli, diventando contestualmente una società per azioni[24]. Achille Lauro ottenne una quota rilevante delle azioni in virtù dei crediti vantati e garantì al figlio Gioacchino l'ingresso tra i soci, mentre Roberto Fiore venne eletto presidente[25][26]. Alcuni dei giocatori più rappresentativi dell'epoca furono Dino Zoff, Antonio Juliano, Omar Sívori e José Altafini[27]; il miglior risultato fu il secondo posto del 1968[28].

Il 18 gennaio 1969 la società, sull'orlo del dissesto finanziario, passò nelle mani di Corrado Ferlaino, che avviò la più longeva e vincente presidenza della storia partenopea[29]. Con l'acquisto di calciatori come Sergio Clerici, Giuseppe Bruscolotti e Tarcisio Burgnich, il Napoli raggiunse due volte il terzo posto (1971 e 1974) e un secondo posto nel 1975, questi ultimi due piazzamenti ottenuti grazie al calcio totale di Luís Vinício[30][31][32]. Nel 1976 il club azzurro vinse la seconda Coppa Italia, superando in finale il Verona[33]. Nella seconda metà degli anni settanta nonostante l'acquisto del bomber Giuseppe Savoldi, il rendimento in campionato peggiorò, culminando con il decimo posto del 1980[34].

Il Napoli campione d'Italia nella stagione 1986-1987

Dopo uno scudetto sfiorato nel 1981, con il libero olandese Ruud Krol tra i protagonisti[35], la svolta si ebbe nell'estate del 1984: il presidente Ferlaino il 30 giugno 1984 definì l'acquisto più importante della storia del club, il campione argentino Diego Armando Maradona dal Barcellona per la cifra record di 15 miliardi di lire[36].

Sotto la guida di Ottavio Bianchi e con l'innesto di calciatori come Bruno Giordano, Salvatore Bagni, Claudio Garella e Alessandro Renica[37], nel 1987 il Napoli conquistò il suo primo scudetto[38][39] e la terza Coppa Italia[40].

Diego Armando Maradona con la Coppa UEFA 1988-1989

Il club si consolidò ai vertici del calcio italiano con gli innesti di Careca e Alemão; il Napoli arrivò per due volte consecutive secondo (1988 e 1989) e sempre nel 1989 ottenne anche il primo alloro internazionale, la Coppa UEFA, superando nella doppia finale lo Stoccarda[41][42]. Nel 1990, con Alberto Bigon allenatore, il club partenopeo conquistò il secondo scudetto, cui fece seguito la vittoria della Supercoppa Italiana[43]. Nel 1991 con la partenza di Maradona, si chiuse il primo importante ciclo della storia azzurra[44].

Declino e rinascita[modifica | modifica wikitesto]

Negli anni seguenti il Napoli ottenne discreti risultati, un quarto posto nel 1992 con Claudio Ranieri in panchina[45] e un sesto posto nel 1994, allenatore Marcello Lippi[46]. La crisi finanziaria costrinse il club a privarsi dei suoi uomini migliori[46]. Nei due anni successivi, con Vujadin Boškov in panchina, il Napoli ottenne un settimo e un decimo posto[47] e raggiunse la finale di Coppa Italia 1996-1997, sconfitto dal Vicenza[48]. La crisi raggiunse l'apice nel 1998, con la retrocessione in Serie B dopo 33 anni consecutivi di massima serie[49]. Il club ritornò in Serie A nel 2000[50], per retrocedere dopo appena un anno[51]. L'entrata in società di Giorgio Corbelli[52] prima e di Salvatore Naldi[53] poi, non portò benefici al club, ma la squadra ristagnò a metà classifica.

Alla crisi di risultati si aggiunse l'ormai compromessa situazione finanziaria, che portò nell'estate del 2004 al fallimento del club con conseguente perdita del titolo sportivo[54]. Nelle settimane successive l'imprenditore cinematografico Aurelio De Laurentiis rilevò il titolo sportivo dalla curatela fallimentare del tribunale di Napoli e iscrisse la squadra, con la denominazione di Napoli Soccer, al campionato di terza serie[55][56]. Soltanto sfiorata nel primo anno, la promozione arrivò nel 2006 sotto la guida di Edoardo Reja[57].

L'era De Laurentiis[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver riacquisito la denominazione originaria di Società Sportiva Calcio Napoli, volutamente non utilizzata nei due campionati di terza serie[58], nel 2007 il club conseguì l'immediata promozione in Serie A ritornandovi dopo 6 anni di assenza[59]. Alla guida della squadra si avvicendarono l'ex CT della Nazionale Roberto Donadoni[60] sostituito da Walter Mazzarri[61] che nel 2011 riportò il club nella massima competizione europea, la UEFA Champions League, 21 anni dopo l'ultima partecipazione[62]. Il 20 maggio 2012 vinse la quarta Coppa Italia, 25 anni dopo l'ultima affermazione e in assoluto quasi 22 anni dopo l'ultimo trofeo, battendo in finale la Juventus per 2 a 0[63].

Per la stagione 2013-14 venne ingaggiato come allenatore Rafael Benítez[64], che conquistò subito un trofeo, consegnando al club la quinta affermazione in Coppa Italia, grazie alla vittoria per 3-1 in finale contro la Fiorentina[65]. Nella stagione successiva, il Napoli vinse la seconda Supercoppa italiana battendo la Juventus nella finale di Doha, in Qatar[66]. Dopo i due anni sotto la guida di Benítez, terminata appunto con un 5° posto in Serie A e la vittoria in Supercoppa, la squadra viene affidata all'ex Empoli Maurizio Sarri che al primo anno, rende il Napoli simbolicamente campione d'inverno (non succedeva dalla stagione 1989-90), raggiungendo poi il secondo posto finale e stabilendo il record di punti (82) conquistati in una sola stagione.

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