La Shoah Alessia Branduardi, Giulia Giardelli, Matilde Pilia e Gabriele Pagetti

Che cos'è?

Tanti nomi , una tragedia. Il termine ebraico Shoah significa “annientamento”, distruzione totale. Questa è l’espressione più usata per indicare lo sterminio di circa 6 milioni di ebrei attuato dal regime nazista (anni 1933-1945). Per indicare questo crimine sono stati usati vari nomi:

- “soluzione finale” è il termine usato dai nazisti per indicare i provvedimenti contro gli ebrei

- il termine “genocidio” cioè distruzione di una nazione o di un gruppo etnici

- negli anni ’70 si impose il termine “Olocausto” che significa “sacrificio di una vittima a Dio”.

Perché oggi si celebra il Giorno della Memoria?

Istituito tredici anni fa, il Giorno della Memoria si celebra il 27 gennaio perché in questa data le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Al di là di quel cancello, oltre la scritta «Arbeit macht frei» (Il lavoro rende liberi), apparve l’inferno. E il mondo vide allora per la prima volta da vicino quel che era successo, conobbe lo sterminio in tutta la sua realtà. Il Giorno della Memoria non è una mobilitazione collettiva per una solidarietà ormai inutile. È piuttosto, un atto di riconoscimento di questa storia: come se tutti, quest’oggi, ci affacciassimo dei cancelli di Auschwitz, a riconoscervi il male che è stato.

"E tu non sei tornato" libro di Marceline Loridan-Ivens

Il libro ci porta nel 1944: l’autrice, allora 14enne, viene deportata insieme al padre: lei a Birkenau, lui a Auschwitz. Lei si salva, il padre no. Oggi 86enne, in queste memorie in forma di lettera al padre Marceline ricorda gli orrori subiti, ma soprattutto rivela l’amore incondizionato che la lega al genitore, le cui parole al momento della deportazione – «Tu tornerai, Marceline, perché sei giovane» – l’accompagnano, spronandola a sopravvivere, per tutto il percorso che la attende, da un campo all’altro, da Birkenau a Bergen-Belsen, da Lipsia a Theresienstadt, fino alla liberazione e al ricongiungimento con la madre e i fratelli.

I campi di Concentramento

Per campo di concentramento si intende una struttura carceraria all'aperto molto vasta per contenere una grande quantità di persone, non solo prigionieri ma anche un piccola batteria militare.

Di solito i detenuti sono prigionieri militari, ma nel caso di Lager (campi di concantramento nazzisti) sono state massacrate all'incirca 6 milioni di politici oppositori alle idee di Hitler, omosessuali, ebrei, zingari che nei ultimi due casi erano accusati solamente di essere nati di quella nazionalità.

I prigionieri erano sottoposti giornalmente a durissimi lavori e regole: pena la morte. Solitamente si muoriva per freddo, fame e per il duro lavoro.

Uno dei più famosi e più duri campi di sterminio fù Auschwitz. Dove all'entrata si trova la famosa scritta "Arbeir Mach Fre" (il lavoro rende liberi).

VIDEO DI UNA TESTIMONIANZA:

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