La filosofia moderna origini e sviluppo

Con filosofia moderna intendiamo quel periodo che inizia con Bacone e Cartesio e termina con Hegel. Quando parliamo di filosofia moderna non ci riferiamo a qualcosa del passato bensì a qualcosa che con il linguaggio, con le idee e con i concetti, persiste ancora oggi. L'epoca moderna dura due secoli, durante i quali avvennero dei mutamenti che investirono il modo di intendere la natura umana nella sua dimensione conoscitiva e volitiva.

Bisogna dire che il termine moderno non ha un'origine moderna, si presenta alla fine del V secolo. Ha un significato più che cronologico, legato alla coscienza del tempo come una novità. La disputa sul primato dei moderni rispetto a quello degli antichi nasce in Italia nel XVII secolo e successivamente in Francia e in Inghilterra da raggiungere così una valenza agonistica. C'è però da dire che la filosofia moderna viene definita come ''figlia del proprio tempo''.

Immanuel Kant

Se secondo il pensiero rinascimentale vi era una frattura tra antico e moderno, con il pensiero moderno si parla della costruzione di una vera e propria nuova classicità. La modernità prende le sue mosse da una rottura causata da un lato dalla Riforma protestante e dall'altro dall'anti-aristotelismo. Presto la rottura diventa ''Sistema''.

Kant quando spiega il termine ''moderno'' lo fa affermando che la nostra epoca è una vera e propria epoca della critica. Definisce la critica come un qualcosa di necessario e di valore razionale.

Ben presto la filosofia moderna è diventata una tradizione e dall'intreccio di questa tradizione si è voluto mettere nuovamente in evidenza le questioni che si sono posti i filosofi moderni. Riproponendo questi quesiti la filosofia moderna merita di essere ripercorsa

Francisco Suàrez

Lo scolastico Francisco Suàrez introduce la metafisica, ovvero l'essere dell'ente e dice di individuare in essa perfettamente la natura di una cosa in ciò che è pensabile invariabilmente da essa. Quest'ultima è una delle linee guida della filosofia moderna e diviene un programma ontologico ovvero che intende l'essere stesso del mondo.

La ragione diviene l'ultima "misura" dell'esistente sia perché l'esistente è tutto ciò che conosciamo attraverso l'intelletto umano,sia perché vi è la possibilità di operare sulla natura attraverso le leggi meccaniche.

La nascita di una nuova scienza della natura svolge un ruolo essenziale per due motivi:sia perchè costituisce le fondamenta del progetto moderno della ragione, sia perchè la ragione va intesa come esperienza.

D'ora in poi conoscenza starà a significare scienza.

La scienza moderna può essere vista come un qualcosa da cui prendere spunto mentre la filosofia lo giustifica.Da qui s'intreccia la metafisica che torna ad essere intesa come il massimo della scientificità. Ritorniamo, dunque, a Kant che intende la metafisica come l'auto-critica della conoscenza umana.Ancora una volta troviamo due direzioni contrarie che spiegano il concetto di moderno.

Per la filosofia moderna il problema del sapere e del conoscere non si limita solo ai rapporti tra l'io e la natura ma anche a quelli tra l'io e Dio.Pure in questo caso il campo filosofico è attraversato da tensioni contrastanti. Dal Dio di Galilei al Dio newtoniano in particolare ci soffermiamo su quello di Spinoza che diviene come un termine costante di riferimento.

Dalla concezione di razionalità come misurazione del reale dipende la prospettiva pratica della soggettività, caratteristica fondamentale dell'individuo moderno nel campo delle sue libere scelte, ma soprattutto delle sue conoscenze. L'uomo,perciò, si ritrova ad essere un elemento parziale nel corpo più vasto della società, in cui si può costruire la sua identità di cittadino arrivando ad un contrasto tra individuo e Stato.

Fëdor Dostoevskij

La libertà dei ''moderni'' sta proprio nella pretesa di diterminare ciò che c'è insieme a ciò che deve essere squilibrando così il rapporto su ciò che si deve realizzare e su ciò che è dato.

Dostoevskij ha dato voce a quel problema persistente mostrandocelo come un'aporia: la possibilità che i desideri dell'io possano essere determinati dalla misura del reale, ignorando ciò che è davvero utile all'uomo, ovvero la libertà. Infine questo dubbio della modernità invece di cessare si riapre e chiede ancora la ragione dell'io.

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