L'età dei lumi Illuminismo in Italia

L'illuminismo fu un movimento politico, sociale, culturale e filosofico sviluppatosi intorno al XVIII secolo in Europa. Nacque in Inghilterra, ma ebbe il suo massimo sviluppo in Francia, poi in tutta Europa e raggiunse anche l'America.

I maggiori centri dell’Illuminismo sono le due città più grandi, le due metropoli della penisola italiana: Milano e Napoli.

Nel Settecento Milano si trovava sotto il dominio degli Asburgo e il primo segno evidente dell'evoluzione culturale, fu la fondazione, nel 1762, dell'Accademia dei Pugni, subito affiancata da quella dei Trasformati. L'Accademia dei Pugni curò l'edizione di un giornale letterario e culturale, pubblicato ogni dieci giorni dal giugno '64 al mag­gio '66. Il nome del periodico era "Il Caffè" e indicava esplicitamente il locale all'ultima moda, nel quale veniva servito il caffè, la bevanda di origine americana, che aveva conquistato l'Europa.
Il Caffè era frequentato dalle gente di mondo e vi si riuniva la società elegante, ma rappresentava anche il luogo, nel quale avveni­vano gli scambi d'idee e opinioni da parte di pensatori e artisti, che discutevano sulle mode, sulla Cultura e sui gusti estetici del loro tempo. "Il Caffè" trattava le tematiche più avanzate dell'Illuminismo; vi presero parte intellettuali come Cesare Beccaria, Alessandro Verri e tanti altri. Grazie a Pietro Verri (fratello di Alessandro) in poco tempo "Il Caffè" assunse un ruolo di punta all'interno della società lombarda, trattando i temi illuministici (come la lotta all'ignoranza, il libero commercio, I'avversione per l'autoritarismo economico) senza polemiche astratte o intransigenze ideologiche.

Figura di spicco dell'Illuminismo italiano è Cesare Beccaria, giurista, filosofo, economista e letterato. Beccaria entra a far parte del cenacolo dei fratelli Pietro ed Alessandro Verri, collabora alla rivista Il Caffè e contribuisce a creare l'Accademia dei Pugni, fondata sul concetto educativo secondo il quale la persona colta e’ meno incline a commettere delitti.

Nel 1764 pubblica il suo capolavoro “Dei delitti e delle pene”, un breve scritto in cui esprime la sua decisa opposizione alla pena di morte e alla tortura, che considera disumane e inefficaci, convinto che il vero freno alla criminalità non sia la crudeltà delle pene, ma la certezza che il colpevole sarà punito.
«Non è utile la pena di morte per l’esempio di atrocità che dà agli uomini. Se le passioni o la necessità della guerra hanno insegnato a spargere il sangue umano, le leggi moderatrici della condotta degli uomini non dovrebbono aumentare il fiero esempio, tanto più funesto quanto la morte legale è data con istudio e con formalità. »

La pena non dev’essere cioè terribile e breve, quanto certa, implacabile ed infallibile. Inoltre la misura dei delitti deve essere il danno arrecato alla società e non l’intenzione, che varia in ciascun individuo, e scopo della pena deve essere sempre la prevenzione dei delitti.

L’aspetto più interessante della produzione del Regno di Napoli fu quello giuridico/legislativo, che rappresentava motivo di profonda riflessione anche per gli Illuministi francesi. Giambattista Vico (1668-1744), con la sua Scienza nuova, aveva dato avvio a un filone di riflessione sulla società civile che raggiunse il massimo sviluppo proprio durante l’Illuminismo. Non è un caso, del resto, che dieci anni dopo lo scoppio della Rivoluzione francese ci sarà una rivoluzione partenopea che ne ricalcherà, per molti aspetti, le orme, essendo fondata su presupposti teorici di origine, appunto, francese e partenopea

Discorso sopra il vero fine delle lettere e delle scienze (1753) di Antonio Genovesi (1713-1769), per esempio, dètta gli ambiti di interesse della nuova classe degli intellettuali, che ha, secondo l’autore, la finalità di raggiungere la pubblica felicità, il bene comune, svecchiando il panorama culturale italiano e liberandolo da tutti gli orpelli della retorica classica. La scienza della legislazione (1780-1791), la principale opera di Gaetano Filangieri (1752-1788), fu profondamente apprezzata in ambito europeo, dal momento che la situazione di ingiustizia sociale in essa denunciata, con particolare riferimento a Napoli, era di fatto assimilabile a quella di tutte le altre metropoli europee. Il trattato venne subito tradotto nelle principali lingue europee, e venne messo all’Indice, come moltissime altre opere illuministe. In quest’opera viene contemporaneamente denunciata l’ingiustizia sociale e richiesto l’intervento di un sovrano “illuminato” per la soluzione della questione sociale.

Realizzato da Ylenia Postiglione

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