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Don Giovanni Minzoni L'educazione delle coscienze libere

Biografia

Nasce a Ravenna il 29 giugno del 1885. Compie gli studi nel seminario di Ravenna, diventa sacerdote il 19 settembre del 1909 e viene inviato ad Argenta come cappellano dell’anziano parroco. Particolarmente interessato agli ideali di un cristianesimo sociale frequenta a Bergamo, negli anni 1912-1914, la Scuola Sociale conseguendo la laurea in Scienze Sociali.

Alla morte del parroco nel 1916, viene designato a succedergli con voto unanime dei capi famiglia, per un antico privilegio, ma preferisce rispondere alla mobilitazione della sua classe, rimandando la presa di possesso a dopo la guerra.

Prima come soldato di sanità poi, su sua richiesta, parte per il fronte come Cappellano Militare, dove, durante un’azione militare in prima linea, merita la medaglia d’Argento al valore militare.

Alla fine della guerra nel giugno del 1919 diventa parroco ad Argenta dove sviluppa una intensa attività pastorale particolarmente nel campo sociale e dell’educazione della gioventù. L’insorgente squadrismo fascista non nasconde la propria ostilità verso questo prete il quale, anche per il forte ascendente che esercita, attira attorno a sé tutta la gioventù argentana. Poco dopo la fondazione degli Esploratori Cattolici dell’ASCI, la sera del 23 agosto 1923 viene proditoriamente aggredito da due sicari fascisti che con mazze ferrate gli sfondano il cranio.

Ha lasciato una serie di Diari dai quali è possibile ricostruire i fatti più salienti della sua vita, dal seminario, al periodo di guerra, fino alla sua attività di parroco.

Dall’ottobre del 1983 i suoi resti mortali riposano nel duomo di Argenta in una tomba sormontata dal Giglio, ricoperta dai fazzoletti colorati lasciati dai tanti scout che la visitano.

FONDAZIONE DEI DUE REPARTI DI ESPLORATORI
Il clima di violenza in cui sorsero gli Esploratori ad Argenta

In alcuni giornali del tempo, vengono segnalati fin dal 1922 atti di violenza dei giovani fascisti contro gruppi di esploratori: a Bologna, Faenza, Finale Emilia e in tante altre città dell’Emilia-Romagna. Nel 1926 furono segnalati oltre 50 incidenti e aggressioni.

Le prime avvisaglie sulle reali intenzioni del governo fascista di sopprimere tutte le associazioni giovanili si ebbero all’inizio del 1923, con il Decreto istitutivo della Milizia Volontaria per la sicurezza nazionale. Inizialmente nel mirino non c’era l’ASCI ma diverse prefetture, interpretando la legge alla lettera pensarono anche allo scautismo per favorire lo sviluppo delle istituzioni fasciste e fecero finta di non vedere, ma soprattutto lasciarono liberi i fascisti più facinorosi di compiere azioni intimidatorie e dissuasive. In questo contesto così turbolento e pericoloso, don Giovanni decise di fondare ben due Reparti di esploratori, dimostrando un grande coraggio e una forte volontà, non curante delle avvisaglie esistenti.

Come sappiamo lo scautismo italiano fu soppresso definitivamente 6 anni più tardi, nel 1929.

I due reparti di esploratori
Breve cronistoria della fondazione dei due Reparti

Si tratta di un periodo abbastanza breve, meno di 4 mesi, dal 20 aprile al 23 agosto 1923. Don Giovanni venne a conoscenza del movimento scout cattolico dal dinamico don Emilio Faggioli, parroco della chiesa di San Giovanni in Monte di Bologna, fondatore dello scautismo cattolico nell’Emilia-Romagna e Assistente regionale dell’ASCI.

Ecco la cronaca in breve:

  • 20 aprile: si tenne ad Argenta il convegno dei giovani cattolici della diocesi di Ravenna nel corso del quale venne annunciata la nascita degli Esploratori Cattolici;
  • 12 giugno: scrive gli appunti per tenere conversazioni ai giovani che dovevano prepararsi a divenire scout;
  • 8 luglio: inaugurazione di due Reparti, con 70 iscritti presso il ricreatorio parrocchiale, alla quale don Giovanni diede volutamente la massima pubblicità, anche per chiarire quali fossero gli scopi della nuova istituzione. In questa occasione fu invitato don Emilio Faggioli per illustrare il metodo educativo dello scautismo. Nella cronaca della serata si legge: “noi intendiamo formare attraverso questo tirocinio degli uomini di carattere", fu interrotto dall’allora segretario del fascio di Argenta con le parole “c’è già Mussolini”. Seguì un po’ di trambusto che non impedì all’oratore di portare a termine la propria relazione “inneggiando ai giovani esploratori, con il largo cappello e il fazzoletto azzurro che attraverseranno la larga piazza di Argenta, cantando”. Allora lo stesso di prima ammonì: “in piazza non verranno”. Don Giovanni prese la palla al balzo e rispose perentoriamente: “finchè c’è don Giovanni verranno anche in piazza”.
  • 24 luglio: nel Bollettino ufficiale dell’ASCI appare l’immatricolazione dei due Reparti, uno intestato a San Giorgio, l’altro a San Giacomo, in tutti e due risulta assistente il cav. Mons. Giovanni Minzoni;
  • 1-16 agosto: nella parrocchia di Prunarolo di Vergato (Bo) si tiene un campo regionale di formazione scout al quale parteciparono anche 10 ragazzi di Argenta, assieme a don Pietro Cellini collaboratore di don Giovanni, per conoscere ed apprendere le tecniche scout;
  • 9 agosto: don Giovanni scrive a don Giovanni Mesini, suo amico e suo principale biografo: “Ho vinto la battaglia: abbiamo già gli scout in montatura, 10 li ho già mandati al campo, su da Vergato”;
  • 16 agosto: al ritorno degli Esploratori dal campo scuola si verificò un incidente fra un capo squadriglia e un giovane fascista;
  • 17 agosto: alla sera una ventina di giovani fascisti si misero a girare in prossimità della canonica cantando inni fascisti che parodiavano inni religiosi nel quali i nomi dei santi venivano sostituiti con la parola “san manganello”. Ormai non si trattava più di episodi isolati, ma l’evidente espressione della volontà di impedire l’attività pastorale del parroco che si andava progressivamente concretizzando.
Educazione di coscienze libere

La sua azione pastorale, rivolta soprattutto all’educazione di coscienze libere, faceva così paura al potere politico che fu eliminato tempestivamente e con lui il suo progetto educativo, prima che potesse dare i frutti sperati, ma il seme ormai era stato gettato e il martirio di don Giovanni fu di esempio e sostegno ai tanti capi che, dopo la caduta del fascismo, ricostruirono in Italia lo scautismo che crebbe più numeroso e forte di prima.

il martirio
Il delitto, 23 agosto 1923

Dalla cronaca di don G. Mesini: “Don Giovanni se ne ritornava verso casa dopo una breve passeggiata in compagnia di un giovane del ricreatorio, potevano essere le 22 o le 22,30. Giunti a pochi passi dal cinematografo, nel buio della stretta via, ad una svolta che assai bene si prestava all’assalto, don Minzoni e il suo giovane compagno vennero seguiti da due persone, che essi non poterono neppure avvertire. L’intervento e l’azione dei due sicari furono fulminei e mortali. Un colpo di bastone, vibrato con terribile violenza, si abbatté sulla nuca di don Minzoni che, dopo aver barcollato un istante precipitò a terra senza poter dire una parola.”

Le sue ultime parole sono scritte per gli Esploratori

Nelle sue carte don Giovanni parla per l’ultima volta degli Esploratori, forse il giorno prima di essere ucciso, in una lettera indirizzata al sindaco nella quale illustra di nuovo le finalità dell’associazione scout e chiede un intervento autorevole e pacificatore. Ecco un breve brano: “In Argenta è sorta l’Associazione dei giovani esploratori, che in Italia opera nelle grandi città, che ha molte benemerenze. È una grandiosa rinascita della nostra gioventù italica che alla scuola limpida, costante e profonda della religione si prepara a formare una patria più pura e più grande.” Mentre nella sua ultima lettera all’amico don G. Mesini scrive, quasi con spirito profetico: “Come un giorno, per la salvezza della Patria offersi la mia giovane vita, felice che a qualche cosa potesse giovare, oggi mi accorgo che battaglia ben più aspra mi attende.”

AUTOREVOLI TESTIMONIANZE CON LA COSTANTE PRESENZA DI GRUPPI SCOUT

Oltre agli scout molte personalità, sia religiose che laiche, si sono recate presso la tomba di don Minzoni per ricordare il suo eroismo, specialmente il 23 agosto di ogni anno, giorno del suo martirio. Per brevità si ricordano solo alcuni di questi avvenimenti:

  • 23 aprile 1963: in occasione del S. Giorgio, centinaia di esploratori provenienti da tutta l’Emilia-Romagna partecipano alla Messa suffragio per il 40° della morte;
  • 5 agosto 1973: il Presidente del Consiglio Mariano Rumor, insieme al presidente della Camera B. Zaccagnini, del Senato G. Spagnolli e diversi ministri aprono ufficialmente ad Argenta le celebrazioni per il 50° della morte di don Minzoni;
  • 13 ottobre 1973: il Presidente della Repubblica Giovanni Leone inaugura il monumento bronzeo al martire e conferisce alla città la Medaglia d’oro al Valore Civile;
  • 2 ottobre 1983: in occasione del 60° della morte le spoglie di don Minzoni vengono portate da Ravenna nel duomo di Argenta, con la presenza del Presidente del Senato Francesco Cossiga e l’Arcivescovo di Ravenna, mons. Ersilio Tonini che benedice il nuovo sarcofago di marmo. Per l’occasione il Papa Giovanni Paolo II invia una lettera, indirizzata “Agli uomini di frontiera”, nella quale oltre a ricordare, in vari passaggi, la figura del sacerdote come martire, scrive: “Fu il suo fascino spirituale esercitato…in particolare su i giovani a provocare l’aggressione…Per questo gli Esploratori Cattolici sono a lui estremamente debitori”;
  • 23 settembre 1990: Papa Giovanni Paolo II, insieme al Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, prega sulla sua tomba e l’Arcivescovo di Ravenna Ersilio Tonini al termine de suo saluto dice: "L’ultimo pensiero è per don Minzoni, per l’ora della sua morte, il suo martirio.”
  • 6 ottobre 1991: posa sulla tomba del giglio di bronzo offerto dal MASCI, AGESCI e Scout d’Europa;
  • 25 aprile 1995: il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro rende omaggio alle sue spoglie;
  • 10-11 maggio 2003, incontro regionale dei rover/scolte dell’AGESCI sul tema “Fatti di coraggio: sulla traccia di don G. Minzoni”;
  • 3-4-5 giugno 2005: Convegno nazionale Giungla, organizzato dalle Branche Lupetti/Coccinelle dell’AGESCI;
  • 23 agosto 2008: il Cardinale E. Tonini, durante l‘omelia pronunciata in occasione del 85° anniversario della morte di don Minzoni lo ha definito: “Martire della chiesa, sangue sparso per Gesù Cristo”;
  • 23 agosto 2013: in occasione del 90° anniversario celebra la messa solenne, mons. Arrigo Miglio, vescovo di Cagliari, già Assistente Generale dell’AGESCI; per l’occasione viene inaugurato il Museo al Martire;
  • 23 agosto 2014: la messa di suffragio viene celebrata da padre Alessandro Salucci, Assistente Generale dell’AGESCI, con una folta rappresentanza di varie associazioni scout cattoliche;
  • 25 aprile 2015: il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in uno dei suoi primi interventi pubblici dichiara di essere cresciuto “…nel culto delle figure di don Minzoni, Giacomo Matteotti, don Morosini e Teresio Olivelli.
BIBLIOGRAFIA

Su don Minzoni esiste una letteratura molto vasta, sia di libri che di articoli e opuscoli, che, naturalmente, non si può elencare in questo breve profilo. Basti ricordare gli autori principali:

  • L. Bedeschi, suo principale biografo insieme a G. Mesini e lo storico R. Cerrato.
  • Fondamentali gli atti del convegno di Ravenna (1984) a cura di B. Zaccagnini e R. Ruffilli con un saggio di M. Sica “Don Minzoni e lo scautismo”.

Si ringrazia Vittorio Pranzini per la preziosa collaborazione nella stesura di questa puntata.