Sa limba est sa ricchesa nostra Tenela contu

In Sardegna si parla in Sardo? , certamente, ma questa è una risposta che non rende giustizia alla varietà, alla ricchezza delle parlate della nostra isola.

Secoli di invasioni, dominazioni, colonizzazioni e accoglienza di popoli in fuga da povertà e discriminazioni hanno reso la nostra terra un crogiolo linguistico.

Ma procediamo con ordine.

La lingua sarda

Innanzitutto vogliamo presentarvi due documenti in lingua sarda logudorese, due componimenti del poeta Antoninu Mura Ena, nato a Bono nel 1908, in provincia di Sassari, vissuto a Lula in Barbagia, docente di Pedagogia all'Università Tor Vergata di Roma. Con la raccolta di versi "Recuida" ci ha consegnato un autentico capolavoro in cui i ricordi si rapportano a luoghi vissuti e amati, ma sentiti e percepiti emotivamente. Nelle sue poesie lo spazio fisico diviene metafora di una vita tormentata e carica di nostalgia, motivo di riflessione disincantata sull'esistenza umana.

"Tempus inconnottu" ci offre una riflessione sulle nostra esistenze, spesso spese a ricercare ossessivamente ciò che è irraggiungibile piuttosto di soffermarci su ciò che siamo riusciti a conquistare e conoscere.

"Ue sa recuida" canta la nostalgia per una terra, la Sardegna, ormai lontana, che sembra destinata a rimanere solo un ricordo.

Il Sardo è una lingua appartenente al gruppo romanzo delle lingue indoeuropee ed è considerato un idioma a sé stante nel panorama neolatino. Da molti studiosi è considerata la più conservativa delle lingue derivanti dal Latino.

La lingua sarda è nata dall'evoluzione del Latino importato nell'isola dai Romani a partire dal III secolo a.C.

Il Sardo, tuttavia, conserva qualche testimonianza del substrato delle lingue parlate prima della conquista romana: diversi vocaboli hanno infatti origine paleosarda o fenicia. Alcuni toponimi, come Nurallao (Nur-Adda) e Cagliari (Kalaris) sono paleosardi mentre Bosa e Macomer sono, forse, fenici.

Alla crisi dell'impero romano, la Sardegna cadde sotto il controllo dei Vandali per essere poi riconquistata dai militi greci dell'impero bizantino, lasciando qualche traccia nel lessico (Olbia è un nome di origine greca), ma l'idioma latino era ormai diffuso in tutta l'isola e rimase il carattere primario della sua costituzione linguistica.

Successivamente, per effetto delle diverse genti che giunsero nell'isola, la lingua autoctona è stata esposta all'influenza di diverse lingue esterne che ne hanno modificato e arricchito in modo particolare il lessico.

Già dal secondo millennio d.C., i primi documenti scritti testimoniano il sorgere di differenziazioni interne in particolare tra le varianti meridionali e quelle settentrionali.

Le varietà del sardo e le principali caratteristiche comuni

Le principali varianti sono due, una parlata nel centro-sud: il campidanese e un’altra diffusa nel centro-nord che si articola in logudorese a nord-ovest e in nuorese a nord-est. Pur accomunate da una morfologia e da una sintassi fondamentalmente omogenee, le due varietà presentano rilevanti differenze fonetiche e talvolta anche lessicali, che ne ostacolano la comprensione agli abitanti delle diverse zone dell'isola.

Esistono inoltre numerose parlate, come il barbaricino meridionale o l'ogliastrino che presentano caratteristiche appartenenti ora all’una, ora all’altra varietà e ciò rende difficile tracciare un confine netto tra logudorese e campidanese. Tra Campidano e Logudoro, si colloca un altro dialetto, quello arborense, che pare corrispondere alla lingua d’uso del Giudicato medioevale d’Arborea.

Le diverse varianti hanno comunque dei tratti in comune, come il mantenimento di vocali e consonanti finali, la derivazione dal latino ipse dell’articolo determinativo (issu/issa), e un patrimonio lessicale di diretta derivazione latina, che si è mantenuto fino ai nostri giorni, nonostante i rilevanti prestiti e influssi delle lingue di superstrato.

Come distinguiamo il logudorese dal campidanese?

La principale differenza sta nell'articolo determinativo plurale: "is" in campidanese e "sos/sas" in logudorese, ad esempio per indicare i bambini, a seconda della parlata, si dirà "is pippios" o "sos picioccos".

Quattro secoli di dominazione spagnola, dal 1327 al 1720, hanno reso ancora più vario il sardo, influenzandone notevolmente il lessico: parole spagnole come ventana (finestra), calentura (febbre), luego (subito), carapigna (sorbetto), cherrere [sp. querer] (volere) vengono normalmente usate.

Non solo, alcuni termini imposti dai dominatori spagnoli sono o castigliani o catalani: per dire "brutto" in logudorese diciamo "feu" [cast. feo] mentre in campidanese "leggiu" [cat. lleig].

Perché non si è realizzata l’unità linguistica sarda?

La Sardegna è storicamente una terra scarsamente popolata e ha un ambiente naturale segnato in gran parte da una morfologia particolarmente accidentata e dalla scarsità di vie naturali di comunicazione che hanno ostacolato nel tempo l’affermazione di dinamiche unificatrici di vasto raggio.

La causa principale è stata soprattutto la perdita di libertà e di autonomia politica dell’Isola, a partire dal crollo del sistema giudicale medioevale e dall’occupazione straniera. L’introduzione di lingue ufficiali esterne ha impedito l’emergere di territori capaci di imporre una sola lingua usata in tutta l'Isola.

Diffusione dell’Italiano

A partire dagli anni Cinquanta e Sessanta l’italiano ha progressivamente sostituito la lingua sarda: la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa e l’istruzione scolastica hanno diffuso capillarmente l’uso della lingua italiana ma, al contempo, non è stato previsto l’insegnamento di quella sarda, anzi, ne è stato scoraggiato l’uso: sia perché è stata ritenuta una forma “bassa” di espressione, circoscritta ad ambiti legati al mondo agropastorale, sia perché si è ritenuto che la lingua sarda ostacolasse l’apprendimento corretto dell’italiano, lingua di maggior prestigio.

Attualmente si riscontra, purtroppo, una lenta ma costante regressione nella competenza sia attiva che passiva di tale lingua e in taluni centri logudoresi (come Laerru, Chiaramonti e Ploaghe) in cui il tasso di sardofonia dei bambini è pari allo 0%, vi è chi parla di una perdita irreversibile della nostra lingua in capo a ormai poche decine di anni.

Le varietà alloglotte

Il sassarese e il gallurese

I confini geografici della lingua sarda non coincidono col profilo costiero dell’Isola, infatti in area settentrionale estrema sono in uso due dialetti di tipo italiano: il sassarese ad occidente e il gallurese ad oriente.

Il dialetto di Sassari – parlato oggi nei centri di Sassari, Porto Torres, Sorso e Stintino – è una varietà formatasi nel Medioevo, durante il periodo di maggiore influenza di Pisa sul settentrione isolano.

È una commistione di logudorese e volgare toscano, come conseguenza del processo di integrazione sociale e culturale che interessò i due gruppi etnici.

Il gallurese è un dialetto corso meridionale, introdotto in Sardegna dall’immigrazione di popolazioni corse, richiamate in Gallura dallo spopolamento che interessò l’area a partire dal XV secolo.

Il catalano di Alghero

L’isola alloglotta di Alghero ebbe origine nel XIV secolo, durante la dominazione aragonese, a seguito dell’allontanamento forzato degli abitanti locali e del suo ripopolamento con genti di lingua catalana.

Il catalano algherese comprende le parlate delle province di Barcellona, di Girona, delle Isole Baleari e di Valencia.

Ora il catalano continua a sopravvivere in città senza sostanziali evoluzioni, a differenza di quello usato attualmente in Catalogna, ed è pertanto una varietà linguistica con numerose forme ed espressioni considerabili come antiche.

Il genovese tabarchino

Il tabarchino è un dialetto ligure introdotto nel XVIII secolo nelle isole sulcitane di San Pietro e di Sant’Antioco dai discendenti di quei liguri che, nel Cinquecento, si erano trasferiti nell’isolotto tunisino di Tabarka e che, per via dell’esaurimento dei banchi corallini e del deterioramento dei rapporti con le popolazioni arabe, ebbero da Carlo Emanuele III di Savoia il permesso di colonizzare le due piccole e inabitate isole sarde nel 1738.

La permanenza compatta nelle due piccole isole ha comportato nella popolazione locale un alto tasso di lealtà linguistica a tale parlata ligure.

Il veneto di Arborea

Nella città di Arborea è anche parlato il veneto portato dai migranti delle zone di Treviso, Rovigo, Vicenza, Padova e Venezia negli anni Trenta del Novecento, giunti a colonizzare il territorio durante il fascismo. Inoltre vi si parla anche il friulano, frutto dell'immigrazione di famiglie provenienti dal Friuli. I due dialetti sono oggigiorno in forte regresso, soppiantati sia dal sardo campidanese che dall’italiano.

Anche nella frazione algherese di Fertilia sono predominanti, accanto all’italiano standard, dialetti veneti introdotti nel secondo dopoguerra da gruppi di profughi istriani e dalmati su un preesistente substrato ferrarese.

Come sono tutelate le minoranze linguistiche in Sardegna?

L’art. 6 della Costituzione (La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche) tutela tutte le comunità parlanti una lingua diversa dall'italiano.

Solamente nel 1997 la Legge Regionale 26/1997 ha riconosciuto il sardo come lingua ufficiale dell'isola assieme all'italiano. La medesima valenza attribuita alla cultura ed alla lingua sarda è riconosciuta alla cultura ed alla lingua catalana di Alghero, al tabarchino delle isole del Sulcis, al dialetto sassarese e a quello gallurese.

Dal 1999, in virtù della Legge 482/99, il sardo e il catalano sono riconosciuti e tutelati come minoranze linguistiche da parte della Repubblica Italiana. Ciò significa che tali lingue possono essere insegnate nelle scuole materne, primarie e secondarie di primo grado accanto alla lingua italiana, negli uffici delle pubbliche amministrazioni è consentito l'uso orale e scritto; i toponimi possono essere indicati con denominazione bilingue e, su richiesta, i nomi e cognomi possono essere registrati in sardo o in catalano.

A che valgono le leggi di fronte al continuo erodersi della nostra ricchezza principale, la nostra lingua e la nostra cultura?

A poco.

Oggi ci sentiamo derubati e impoveriti ma, se vogliamo salvare quel poco che ci rimane, continuiamo a parlare la nostra lingua, leggiamo racconti e poesie, ascoltiamo e componiamo musica e canzoni in limba, rammentando sempre che, come diceva un poeta, "Su sardu est s'ammentu de su sole in su trigu".

Per concludere, vogliamo farvi conoscere una canzone in sardo campidanese, "Su sardu alfabetu" di Dr.Drer & CRC Posse. Il testo è un'esortazione a parlare il sardo, lingua non inferiore alle altre parlate in Italia e da anni studiata ed analizzata in diversi atenei europei.

Principali fonti: Antonietta Dettori, Lingua sarda in movimento: dal parlato all'uso letterario, Presses Universitaires de France, 2008. Giovanni Lupinu, Alessandro Mongili, Anna Oppo, Riccardo Spiga, Sabrina Perra, Matteo Valdes, Le lingue dei sardi, una ricerca sociolinguistica, Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato alla Pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport, 2007. Lingua sarda, https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_sarda. Carlo Tagliavini, Le Origini delle lingue neolatine: introduzione alla filologia romanza, Patron, 1962

Created By
maria stella gulmanelli
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