Il Barocco Napoletano

il Barocco napoletano fiorisce verso la metà del Seicento con l'opera di alcuni architetti locali molto qualificati e termina a metà del secolo successivo con l'avvento di architetti di stampo neoclassico.

Lo stile

Il barocco napoletano è una forma artistica e architettonica sviluppatasi tra il XVII secolo e la prima metà del XVIII secolo a Napoli ed è riconoscibile per le sue sgargianti decorazioni marmoree e di stucchi che caratterizzano le strutture portanti degli edifici.

Le varie Fasi

Il barocco è caratterizzato da verie fasi

Prima Fase

La prima fase del Barocco napoletano prese avvio nel XVI secolo con i piani di urbanizzazione voluti fortemente da Don Pedro di Toledo, che fu il primo a curarsi di un'espansione accurata dell'urbe. Dalla seconda metà del secolo fino al Settecento furono innalzati i Quartieri Spagnoli ed i borghi esterni alle mura della capitale del regno (come quelli dei Vergini e di Sant'Antonio Abate), mentre altri nuclei urbani si sviluppano alle pendici del Vomero come aggregati della città.

Seconda Fase

La seconda fase del Barocco napoletano inizia con l'avvento di Cosimo Fanzago nel cantiere della Certosa di San Martino. La certosa divenne in un certo senso un laboratorio di architettura e scultura per Fanzago e per tanti altri artisti dell'epoca. Nella sua longeva carriera il Fanzago fu scultore e architetto e realizzò pregevolissime opere in città. Peraltro, le sue notevoli capacità di architetto lo portarono ad occuparsi di innumerevoli fabbriche. La sua attività ebbe inizio intorno al 1626, quando il suo predecessore, Giovan Giacomo Di Conforto, abbandonò il cantiere di San Martino. Fanzago divenne il supervisore della certosa, realizzando le decorazioni scultoree nella chiesa maggiore del complesso, le sculture nel chiostro grande con annesso cimitero dei monaci e altre opere di valore. Inoltre si interessò anche alla pittura, soprattutto grazie alle sue conoscenze in campo artistico e culturale; ad esempio conosceva lo Spagnoletto, alias Josep de Ribera, ed altri.

Terza Fase

Verso gli anni novanta del XVII secolo si susseguirono, in un breve lasso di tempo, due terremoti che danneggiarono molti edifici dell'urbe. Il terremoto del 1688, che precedette quello del 1693, causò diversi crolli, tra cui l'antico prospetto della basilica di San Paolo Maggiore, che, pochi anni prima, era stato ammodernato secondo gli stilemi barocchi su disegno di Dionisio Lazzari. Grazie all'intervento della nobiltà i danni furono riparati in breve tempo: un caso esemplare è la ricostruzione, voluta fortemente dal conte Marzio Carafa, del paese di Cerreto Sannita a seguito del disastroso terremoto del 5 giugno 1688.Durante le riparazioni post-sismiche furono attivi architetti di transizione fra i due secoli; il primo fu il pittore e architetto Francesco Solimena, che progettò ad esempio il Palazzo Solimena come propria abitazione, la facciata della chiesa di San Nicola alla Carità (eseguita successivamente da Salvatore Gandolfo) e varie opere minori, come il campanile della Cattedrale di San Prisco a Nocera Inferiore e il nuovo portale della chiesa di San Giuseppe dei Vecchi.

La scala napoletana

La scala è un elemento molto importante del palazzo napoletano, sia in quello rinascimentale che in quello barocco. La scala barocca s'innesta nel cortile divenendo lo scenografico punto di fuga della visuale d'insieme del palazzo.

Nel Seicento, la scala è ancora relegata ad un compito essenzialmente funzionale alla struttura; quella decorativa e simbolica si presenta soprattutto nei sagrati delle chiese, dove la scala sottolineava il dislivello tra sacro e profano, sapienza e ignoranza, ricchezza e povertà. Solo nel Settecento si sviluppò il modello barocco della scala aperta, che si sovrappose, nella maggior parte dei casi, a strutture già esistenti.

Le piazze

Napoli è nota per essere stata una delle grandi città europee con piccolo numero di piazze progettate come intervento di riassetto urbano. Nella maggioranza dei casi questi spazi pubblici erano costituiti da spazi di risulta delle fabbriche residenziali e religiose. I primi interventi pianificati di spazi urbani furono già pensati con le espansioni di Don Pedro de Toledo, ma ebbero una limitata diffusione a causa di continui litigi tra privati e, in alcuni casi, anche con ordini religiosi sull'appartenenza degli spazi antistanti ai loro edifici, visto che la regolamentazione urbana era spesso affidata ai privati. Un caso su tutti fu quello di largo di Palazzo, oggi piazza del Plebiscito, dove le vicende edilizie determinarono una visione generale dello spazio urbano in modo caotico e solo a partire dal XVII secolo fu lentamente regolarizzato nella sua forma dalla edificazione del Palazzo Reale ad est dello slargo; ad ovest lo spazio era caratterizzato dalla preesistenza di due monasteri, San Luigi di Palazzo e il Santo Spirito, oggi demoliti per far spazio alla piazza neoclassica. La necessità di regolarizzare il largo di Palazzo emergeva ogni volta che doveva essere "apparato" per le feste pubbliche che prevedevano una recinzione, molto spesso rettangolare, di spalti su due livelli in modo da estromettere alla vista il disordine architettonico che si manifestava alle spalle.

Le Fontane

Le fontane monumentali secentesche traevano ispirazione, analogamente a quanto avveniva con le guglie, dal tema dell'effimero ed in particolare il modello privilegiato fu quello dell'arco di trionfo, anche se non mancano composizioni a carattere piramidale. Come ricorda la Cantone[15] la prima fontana monumentale fu quella del conservatorio dello Spirito Santo, realizzata da Cosimo Fanzago nel 1618 ricordando l'impianto della successiva fontana del Sebeto.

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Davide Esposito
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