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Imparare dalla complessità L’auto-organizzazione

Un’altra caratteristica fondamentale dei sistemi complessi, sulla quale è bene soffermarsi, è l’auto- organizzazione.
L’auto-organizzazione è la comparsa spontanea di ordine, di nuove strutture e nuove forme di comportamento, senza che vi sia una direzione “centrale”, un controllo dall’alto.

ESEMPI IN NATURA: stormi

Gli stormi di uccelli non hanno un progetto, nessuno schema di movimento prefissato, non hanno un leader. Il comportamento collettivo è auto-organizzato sulla base di alcune semplici regole di interazione.

Lo stormo si muove attorno a un “centro”, un polo di attrazione che può essere del cibo, oppure un albero. Il volo è preciso, coordinato e armonioso, sebbene non esista un leader che indichi una direzione. Talvolta lo stormo sembra una creatura dotata di intelligenza propria. Invece è il risultato della somma di azioni elementari dei singoli uccelli: evitano di urtarsi l’un l’altro e cercano di mantenere una velocità costante.

ESEMPI IN NATURA: formiche

Una colonia di formiche è in grado di risolvere problemi di strabiliante complessità come costruire un nido perfettamente organizzato, trovare il tragitto più breve verso il cibo, difendere il territorio. La colonia è un sistema auto-organizzato. Tutti svolgono compiti elementari, nessuno “comanda”. Anche la regina non ha alcun ruolo, se non quello di deporre le uova.

È incredibile constatare come un livello così sofisticato di organizzazione derivi dalla somma di azioni elementari. La singola formica è come un minuscolo robot che risponde a semplici stimoli olfattivi con un’azione pre-programmata. Milioni di interazioni semplici danno vita a un comportamento immensamente complesso.

osserviamo dal vero una colonia gigante!

...ancora formiche...che cosa ci possono insegnare!

Nel 1992 la pesca dei merluzzi in Canada si è esaurita, e quarantamila pescatori del posto sono rimasti senza lavoro. Quando la pesca del merluzzo crollò, l’industria alimentare del Canada, ormai in crisi, cercò le cause del fenomeno: perché il pesce scompariva? La risposta dei biologi fu: «Cacciate le foche che divorando il pesce». Per tutto il decennio successivo, malgrado una ferocissima strage di foche, il numero di merluzzi continuò a declinare.

La domanda sorge spontanea: perché? Pare la più ovvia soluzione, no?

Non ci sono più merluzzi → Le foche mangiano i merluzzi → Ammazziamo le foche così torneranno i pesci.

E' lineare, così come la catena alimentare. E' ragionevole, ed....errato. La conseguenza di questo ingenuo (anche se apparentemente ovvio) modo di ragionare, fu che la pesca del merluzzo nel nord Atlantico, da allora, non si è mai più ripresa.

Si scoprì, infatti, che la foca, oltre che a cibarsi del merluzzo, si nutriva anche di altri pesci, a loro volta predatori del merluzzo: venute meno le foche, questi ultimi proliferarono e segnarono il declino dei poveri pesciolini. Si era trattato in maniera lineare un sistema complesso, che di per sé è più simile ad una rete, che non ad una linea diritta. D'altronde «rete» è termine preso in prestito dalla pesca: un intrecciarsi di nodi e corde che li congiungono. L’errore dei canadesi era proprio di «rete», stavolta nel senso di «network»: guardando solo al legame vorace tra foche e merluzzi avevano dimenticato che la catena alimentare non è una linea, ma un reticolo, dove decine di predatori interagiscono.

DAGLI ANIMALI ALL'UOMO...

perchè Lionel Messi è un asso strepitoso nel Barcellona e solo "buon giocatore" nella Nazionale argentina?

La spiegazione non si trova nel diverso valore tecnico dei compagni, ma nei diversi rapporti di «rete» che il numero 10 intrattiene con loro. Se i giocatori sono "i nodi" della rete che chiamiamo "squadra", nel Barcellona Messi è un "nodo importante", la palla gli arriva sempre (ovvero è un nodo collegato con tutti gli altri), mentre in Nazionale è il migliore, ma non il fulcro (ha meno link con gli altri giocatori),e la giocata deve conquistarsela.

Lo sviluppo del gioco non è predefinito ma è il risultato di un insieme di scelte che i giocatori compiono sulla base delle percezioni che hanno all’interno delle situazioni di gioco e delle loro interpretazioni personali. La condivisione a livello “locale” di semplici regole si traduce a livello globale in un comportamento coerente, strutturato e allo stesso tempo flessibile! Spesso gli schemi preparati a tavolino sono irrimediabilmente sconfessati nel momento in cui ci si immerge nella complessità del gioco!

Il tutto è maggiore della somma delle parti!

l'auto-organizzazione guidata

Non bisogna però confondere l’auto-organizzazione con una sorta di "lasciar fare". Come sostiene il premio Nobel per la Fisica Philip Warren Anderson, “L’auto-organizzazione non ha luogo se non vi è un flusso continuo di energia all’interno del sistema”.

Questa energia, nel mondo del calcio, è fornita principalmente dalla figura dell’allenatore. Egli è colui che fornisce l’energia necessaria per permettere al gruppo di auto-organizzarsi ed evolversi diventando “squadra”. Si tratta di un’operazione tutt’altro che passiva e che non ha nulla a che fare con un atteggiamento permissivo. L’allenatore deve farsi carico di una serie di azioni decisive ai fini del rendimento della squadra: dare l’esempio, creare un contesto di valori, proporre una Visione da condividere, alimentare le motivazioni individuali, cementare uno spirito comune. Affinché i giocatori si riconoscano in uno stile di gioco è necessario che ognuno di loro si senta parte di un tutto. L’allenatore è il catalizzatore delle trasformazioni.

osservare e comprendere la complessità

L'uomo è un sistema complesso, che vive in un mondo complesso, fatto di reti e relazioni sociali, economiche, digitali, ecologiche.

Pensiamo, ancora una volta, all' epidemia biologica che stiamo vivendo: dato un insieme di condizioni iniziali per lo scoppio locale di un nuovo patogeno potenzialmente pandemico, la cronologia dell’arrivo dell’epidemia in ciascun paese è determinata principalmente dalla rete di mobilità umana che accoppia diverse regioni del mondo.

Fonte immagine: Pastore y Piontti, Perra, Rossi, Samay, Vespignani, “Charting the Next Pandemic”

Ad esempio quest’immagine è lo scenario previsionale di diffusione di un’ipotetica influenza pandemica che scoppiasse a Barcellona. Il nodo centrale è appunto l’aeroporto di Barcellona e quelli circostanti sono gli hub principali direttamente collegati. Il colore indica il tempo, cioè la velocità di diffusione: più il colore è scuro, prima avverrà il contagio.

Da qui l’importanza di un approccio globale nella valutazione delle minacce emergenti per la salute, per poter intercettare e combattere tempestivamente la possibile evoluzione della prossima pandemia.

«Conosciamo tutti la metafora dell’essere capaci di “tirarsi indietro” dai dettagli abbastanza da poter “vedere la foresta invece dei singoli alberi” ma, purtroppo, la maggior parte di noi quando si tira indietro vede soltanto “un gran numero di alberi”». (P. Senge, 1992)

Si diventa capaci di governare la complessità solo vivendoci dentro, mantenendo però uno sguardo globale

Possiamo per analogia pensare alla guida di un autoveicolo in una strada molto trafficata. Le condizioni “cognitive” sono molto simili, anche se meno complesse di una partita di calcio dove si sviluppano interazioni cooperative con i compagni e oppositive con avversari che nel traffico cittadino non sono presenti. Come nel gioco del calcio, però, esistono regole ben precise affinché le cose funzionino: semafori, indicazioni, divieti ecc. Tutti accorgimenti idonei per permettere una circolazione stradale la meno caotica possibile.

Tuttavia il comportamento del singolo conducente di un mezzo di trasporto non può essere deciso a priori, ma deve tenere conto del comportamento di tutti gli altri, o perlomeno dei guidatori più vicini a lui.

Qual è la strategia migliore per “adattare” il nostro automobilista – immaginiamo un principiante – a sopravvivere all’interno della giungla del traffico cittadino? Sicuramente al neo-guidatore si dovranno trasmettere inizialmente le conoscenze riguardanti i “principi fondamentali tecnici” per spostarsi con l’autoveicolo: come metterlo in moto, come partire, come cambiare le marce, come arrestarsi ecc. I primi tentativi di guida saranno effettuati in “condizioni facilitate”, magari in un largo piazzale libero da ostacoli, dove potrà cimentarsi nel controllo del veicolo senza particolari pressioni emotive. Una volta acquisite le basi, verrà però il momento di buttarsi a capofitto all’interno della vita reale del traffico cittadino, magari cominciando a muoversi in ambienti meno caotici, per poi imparare a gestire l’autoveicolo in situazioni sempre più complesse. Sarà presto chiaro al nostro giovane guidatore che… si diventa bravi a guidare nel traffico… solo guidando il più possibile nel traffico! Si diventa abili nel gestire la vita all’interno dei sistemi complessi solo con l’esperienza. Non esistono scorciatoie. S’impara a giocare a calcio… solo giocando a calcio per il maggior tempo possibile!

un ultimo sguardo alle reti...

Lo psicologo Stanley Milgram, fu il primo ad indicare che molte reti complesse sono configurate in modo tale che due nodi qualsiasi possono essere collegati da un percorso costituito da un numero relativamente piccolo di collegamenti, indicati come gradi di separazione.

Altra traduzione dei gradi di separazione è il numero di Kevin Bacon, che mappa il numero di salti necessari per collegare l’attore americano con qualsiasi altro attore che abbia girato un film. Chi vuole provare in prima persona quanti sono i gradi di separazione tra gli attori di Hollywood, scoprirà che sorprendentemente una buona parte degli attori mappati (ad esempio Roberto Benigni nell’esempio qui sotto) hanno un numero di Bacon pari a 2: hanno cioè recitato con un attore che a sua volta ha recitato con Kevin Bacon.

Questa divagazione serve a sottolineare una proprietà di molte reti come le reti sociali o il World Wide Web: un’altissima interconnessione tra gli elementi, che rende possibile in pochi salti raggiungere anche un nodo apparentemente molto lontano da noi, come purtroppo si è ben visto nell'epidemia da coronavirus.

In chiusura: i virus esistono sulla terra da ben prima dell’uomo stesso, e ci dobbiamo convivere. Abbiamo visto come in un mondo globalizzato, tutto si propaga più velocemente. Diventa fondamentale avere maggiore consapevolezza dei principi di base delle reti complesse, studiate dalla Scienza delle reti, diventata nell’arco di due decenni sempre più centrale per comprendere fenomeni biologici, fisici, sociali.

Created By
Elisa Celano
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