Cap.5 Dalla crisi della distensione alla "seconda guerra fredda 1972 - 1981

DALLA CRISI DI DISTENSIONE ALLA "SECONDA GUERRA FREDDA"

Difficoltà degli USA e fine conflitto Vietnamita

All'uscita della 2a guerra mondiale gli USA si ritrovarono in una situazione di superiorità economica grazie alla sua uscita vincente dall guerra mondiale, l'inutilizzo del suolo americano come campo di battaglia e infine perché la guerra stimolò la crescita industriale americana notevolmente. All'inizio degli anni settanta però l'America si trovò in un periodo di crisi sia dal lato politico che quello economico. Dal lato economico deriva dal fatto che, le potenze precedente messe in ginocchio dalle nazioni uscite vincitrici dalla 2a GM, stavano diventando molto competitive sul mercato, e ciò comportò meno sbocchi commerciali nel mondo per gli USA. A questo si aggiunge anche le enormi spese dovute tenere da Washington per la guerra in Vietnam che provocò, assieme alla competitività delle nuove superpotenze un calo nel tasso di crescita Americano che lo vide scendere al di sotto di quello Giapponese. La guerra in vietnam provocò un innalzamento elevato della spesa estere che comportò una rapida escalation di problemi, dapprima il deficit si innalzò portando con se l'aumento dell'infalzione e un calo scontato della competitività della America sul mercato globale, per poi giungere ad un inizio di svalutazione del dollaro che diventò una valuta di riserva, contrastata dalla crescente importanza dell'oro.

Grazie alle pressioni degli anni settanta e il continuo innalzamento del deficit dello stato e svalutazione del dollaro , Nixon nel 1971 abolisce la convertibilità dollaro oro e innalzò le tasse sulle importazioni così da rilanciare l'economia Americana. Ma visto la guerra mondiale da poco finita anche le altre potenze erano un po in crisi, visto i crescenti costi delle materie prime e la progressiva transizione da un economia di guerra ad una normale.

Per la crisi politica allora dobbiamo guardare la guerra da un pò più vicino, la guerra in Vietnam portò con se non solo morti e distruzione ma anche un certa volontà di giustizia e legittimizzazione nella e della guerra. Durante gli anni di guerra vi furono molte proteste, in cui puntavano sui diritti civili, rivendicazioni sociali e molto altro, ma in un primo tempo, grazie alla grande capacità di Nixon di arginare il fenomeno proteste e grazie all'élite conservatrice anticomunista la cosa fu dimenticata e messa in ridicolo. Arrivò il giorno, nel 1972, dello scandalo Watergate che vide schiacciato nel turbine degli eventi Nixon. Il caso Watergate: durante la campagna presidenziale del 1972, alcuni soggetti legati al partito Repubblicano ( quello di Nixon ) spiavano le attività dei concorrenti democratici infiltrandosi persino nelle loro stanze dell'albergo Watergate. Di per se non fu così grave, ma grave fu che con meri trucchetti Nixon cercò di far sparire le prove, ma dato che verrà registrato durante la creazione di un piano per salvarsi verrà ritenuto colpevole. Questo scandalo si ripercosse anche nel panorama internazionale. Nixon anche sapendo la poca importanza strategica del Vietnam volle comunque arrivare ad una "pace con onore" per non far crollare la credibilità Americana. La "pace con onore" poggiava su 3 capisaldi, il ritiro delle truppe, un aumento dei bombardamenti , ed infine la vietnamizzazione del conflitto, che significa rinforzare il Vietnam del Sud con armi e kow how così da non aver bisogno dell'America.

Risultò una buona mossa, infatti le vittime americane diminuirono e con questa buona notizia arrivò quella per cui la vietnamizzazione stava funzionando. Ma come l'america con il Sud il Nord foraggiò i Vietcong. Grazie alle pressioni richiesta da Nixon a Mosca, i grossi bombardamenti soprattutto nel 1972 e gli aiuti militari al Sud Hanoi si sentì dapprima isolato, ed infine compromesso. Questo portò alla redazione dell'accordo di Parigi di gennaio del 1972 in cui veniva detto: fine dei combattimenti, ritiro di tutte le truppe (Americane e non) dai territori del Laos e Cambogia, ed infine la restituzione dei prigionieri di guerra.

La forma del Vietnam venne decisa dall'America sul 17 parallelo ma lasciarono al Nord e al Sud la possibilità qualora avessero trovato un accordo di decidere da loro i confini dei loro rispettivi paesi. Questo accordo però non frenava il continuamento della guerra, peché gli USA continuarono a rifornire il sud come avevano sempre fatto. La popolazione americana e l'opinione pubblica si stava allontanando dall'idea della necessità della guerra.

Nel 1975 il Vietnam del Nord invase il Sud e prese il controllo dell'intera regione; il Vietnam divenne Comunista. La guerra portò con se più di 3mio di vittime, "solo" 58mila quelle americane, mentre quasi 3mio quelle vietnamiti (tra cui molti civili). Risaltò da questa guerra l'infondatezza delle tesi a favore della guerra. Con la creazione di un nuovo stato di sinistra però non vi fu nessun effetto domino. Nel 1978 La Cambogia fu invasa da il Vietnam, venne istaurato un governo fantoccio dai cui con khmer iniziò una delle dittature più sanguinise e violente di tutti i tempi.

LA FINE DELLA DISTENSIONE: L'INTERVENTISMO SOVIETICO

L’inizio degli anni settanta è caratterizzato dallo svilupparsi di diverse crisi regionali nelle quali le due grandi potenze, USA e URSS, vogliono intervenire secondo i classici schemi della guerra fredda. In questi anni, però, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica possiedono uno scarso, quasi nullo, controllo sulle azioni delle parti con le quali sono alleati. Questo è ben visibile in tre casi: il conflitto indo-pakistano, lo scontro arabo-israeliano e il caso angolese.

Bandiere di Pakistan e India

Le tensioni tra India e Pakistan si trasformarono in un conflitto aperto nel 1971. Durante questa guerra è interessante notare come gli Stati Uniti, che insieme alla Cina appoggiano il Pakistan, e l’Unione Sovietica, che appoggia l’India, hanno poco controllo sulle azioni delle potenze locali. Il loro rapporto si può quindi considerare una semi-alleanza.

Carta geografica con Israele, Siria, Giordania e Egitto

Analogo è il caso Arabo-Israeliano dove l’intervento dell’URSS a sostegno dell’alleanza araba, che era composta da Egitto, Siria e Giordania, crea un conflitto di dimensione internazionale nel quale entreranno anche gli Stati Uniti a sostegno d’Israele, permettendone così la vittoria lampo nel 1967. Nonostante ciò il conflitto ha avuto dinamiche proprie delle quali, ancora una volta, le due grandi potenze non possedevano il controllo.

Nonostante ciò Mosca continuava a portare avanti la teoria kruscioviana della coesistenza pacifica con l’Occidente e comincia a svolgere la parte di mediatore in dispute internazionali; questo non impedì comunque all’Unione Sovietica di sfruttare le occasioni offerte nel Terzo Mondo. Viene così attuata una politica opportunistica, che mira ad espandere a bassi costi la propria zona d’influenza, e mette, di conseguenza, in difficoltà gli Stati Uniti. L’unico mezzo disponibile dall’URSS per effettuare queste manovre consisteva nel dare assistenza militare alle potenze locali poiché a livello finanziario non era possibile.

Bandiera dell'Angola

L’Unione Sovietica riesce ad avere più successi nel continente africano, dove, grazie alla fine del colonialismo portoghese, le nazioni di Mozambico e Angola ottengono l’indipendenza e nelle quali scoppiano subito dei conflitti interni.

Nel caso angolese scoppia una guerra civile nella quale l’URSS insieme a Cuba, grazie ad un accordo di amicizia e di cooperazione, entrarono subito a far parte, sostenendo le forze comuniste angolesi (MPLA). Stati Uniti e Sudafrica appoggiano invece i raggruppamenti politici quali: UNITA (Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola) e FNLA (Fronte Nazionale di Liberazione dell’Angola). La guerra viene vinta dalle forze comuniste.

Manifesto del gruppo politico UNITA

Dopo gli accordi sul controllo degli armamenti, che permette di rimuovere forti elementi di tensione con l’Occidente, l’interventismo sovietico si fa più presente ed ha il potere di destabilizzare gli assetti internazionali e i rapporti tra le due superpotenze; inoltre i successi ottenuti risultano in fine controproducenti. L’Unione Sovietica viene infatti coinvolta nelle numerose guerre che attraversano il continente africano, stati che approfittando dell’antagonismo della guerra fredda assorbono molte risorse che sarebbero potute essere destinate allo sviluppo interno dell’URSS. Ma soprattutto questo interventismo ha effetti devastanti sul processo di distensione con gli Stati Uniti.

Bisogna pure aggiungere che durante la guerra fredda gli stati approfittano del dualismo a favore dei propri interessi: l’Egitto ad esempio è passato dalla sponda sovietica a quella statunitense.

L’URSS nel corso degli anni si ritrova a sostenere cause giuste come aiutare il Vietnam contro il regime dei Khmer rossi in Cambogia, o lo schierarsi contro il Sudafrica dove ancora vigeva l’apartheid. Questo agire fu comunque più un fattore indotto dal dover contrastare gli USA, piuttosto che voler difendere i più deboli.

LA STAMPA del 24/07/1970 - numero 150 pagina 18

Caldo messaggio di Mosca a Nasser "I nostri legami si sono rafforzati" Gli auguri di Breznev, Podgorny e Kossighin all'Egitto Caldo messaggio di Mosca a Nasser "I nostri legami si sono rafforzati "Anche il ministro della Difesa, Grechko, si unisce ai capi del Cremlino: «Auguriamo ai militari egiziani nuovi successi » -1 giornali esaltano lo sforzo della Rau contro Israele (Dal nostro corrispondente) Mosca, 23 luglio. In occasione del 18" anniversario della rivoluzione egiziana, Breznev, Kossighin e Podgorny hanno inviato a Nasser un messaggio (ripor tato dai giornali sovietici) in cui si dice: « Nella lotta comune dei nostri popoli contro le forze dell'imperialismo e dell'aggressione, nel nome della libertà, del progresso e della pace, si sono costituiti e rafforzati i legami di amicìzia e la collaborazione multiforme tra l'Unione Sovietica e la Repubblica Araba Unita ». « La vostra recente visita a Mosca e le sincere, amichevoli conversazioni che si sono svolte circa numerose Questioni — continua il messaggio — hanno contribuito all'ulteriore rafforzamento dei rapporti di vera amicizia e di fruttuosa collaborazione tra ì nostri paesi e tra i nostri popoli. « Permetteteci di esprimere la. certezza che questi rapporti, divenuti ormai tradizionali, continueranno anche in futuro a svilupparsi per il bene dei popoli dei nostri paesi, nel nome degli interessi della pace generale ». Anche il ministro della Difesa, Grechko, ha inviato un messaggio che dice: « Nel giorno della festa nazionale della Repubblica Araba Unita noi auguriamo sinceramente ai militari egiziani grandi successi nell'ulteriore rafforzamento delle capacità difensive del loro paese, nell'accrescimento della potenza di combattimento e della preparazione delle Forze Armate chiamate a difendere con abnegazione il proprio suolo e i progressi del popolo egiziano ». Oggi quasi tutti i giornali sovietici si occupano della crisi mediorientale, prendendo lo spunto dalla ricorrenza del diciottesimo anniversario della rivoluzione egiziana. Come è ormai consuetudine da venti giorni a questa parte, gli articoli della stampa sottolineano gli sforzi dei sovietici e degli arabi nella ricerca di una soluzione pacifica del conflitto ed esaltano, al tempo stesso, l'aumentata forza militare egiziana. « Il mito dell'invincibilità dell'aviazione israeliana è finito », scrive Krasnaja Zvezda. E Novoe Vremja afferma che « il rafforzamento delle forze progressiste dell'Oriente arabo, di cui la Rau è. il principale esponente, permetterà di mettere la museruola all'aggressore e dì normalizzare la situazione ». Tutti i giornali sottolineano l'importanza del contributo sovietico al rafforzamento degli arabi e al parallelo « indebolimento ii di Israele, ma accentuano l'aspetto esclusivamente « difensivo » dell'intervento sovietico in Medio Oriente. Krasnaja Zvezda, ad esempio, replica implicitamente alle accuse del segretario americano alla Difesa Laird — secondo il quale l'Unione Sovietica avrebbe fornito mezzi anfibi all'Egitto per attraversare il Canale di Suez — scrivendo che «è in corso un processo di rafforzamento delle linee difensive del Canale ». L'articolo della Pravda — firmato da Igor Beliaev, un commentatore che si occupa spesso di problemi mediorientali — afferma: «Il Cairo ha più volte fatto presente che gli egiziani sono favorevoli all'adempimento della risoluzione del Consiglio di Sicurezza in tutti i suoi punti, jNon lo dimostra forse il fatto jche la Rau è disposta a rico- i nascere a tutti gli Stati e i | popoli del Medio Oriente il1 diritto all'esistenza indipen- ' dente e libera? ». La Tass, che | ha dato un breve riassunto j dell'articolo di Beliaev, le ha definito « importante »: secondo alcuni osservatori, l'importanza dell'articolo consiste-1 rebbe nel fatto che, per la prima volta, un giornale sovietico parla esplicitamente di « disposizione egiziana a riconoscere tutti gli Stati e i popoli » dell'area mediorientale. Beliaev conclude il suo articolo affermando che « la Rau appoggia gli sforzi dell'Urss per trovare una formula effi- cace in vista di un regolamento politico della crisi mediorientale ». E' una frase enigmatica, clic sembra con- fermare — come già il conni nicato congiunto diramato dopo la visita di Nasser a Mosca — una divergenza di vedute tra sovietici ed egiziani circa la linea da seguire per giungere a negoziati con Israele.

Paolo Garimberti

http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/Itemid,3/action,detail/id,0132_01_1970_0150_0018_4817980/

La Fine della distensione - Le incertezze americane

Il 39esimo Presidente degli USA James Earl "Jimmy" Carter
dal Discorso d'Insediamento del Presidente Carter

La presidenza Carter è stata una presidenza che sotto molti aspetti è stata diversa dalle precendenti. L'elezione di Carter è stata infatti

Le Incertezze americane - La Rivoluzione Iraniana

La Repubblica Islamica Iraniana, attuale nomenclatura dell'Iran

Fino alla fine della seconda guerra mondiale, Il regno Unito era stato la potenza dominante in Medio Oriente. Siccome il governo laburista di At Lee voleva concentrarsi maggiormente sulla propria politica interna, decise di disimpegnarsi nell’ambito dell’egemonia in Medio Oriente.

Il Primo Ministro inglese Clement Attlee, Laburista

Gli Stati Uniti avevano dunque bisogno di un alleato che la sostituisse e che svolgesse funzioni da “poliziotto” nell’area, e che fosse favorevole agli interessi dele imprese americane e britanniche, e dunque alle privatizzazioni: scelsero la Persia dello scià Mohamad Rehza Pahlavi , che accettò il ruolo, anche se inizialmente con qualche reticenza.

L’alleanza con gli Stati Uniti divenne totale nel 1953, quando lo scià riprese il controllo del paese con un colpo di stato contro il primo ministro nazionalista Mohammed Mossadegh inviso allo scià per i suoi ideali fortemente democratici, a cui parteciparono anche i servizi segreti statunitensi e britannici, durante la cosiddetta Operazione Ajax (per evitare che le politiche di nazionalizzazione delle imprese potessero andare contro gli interessi americani)

Intanto l’Iran si affermò come stato produttore ed esportatore di petrolio: i soldi guadagnati dalla vendita del greggio gli permisero di comprare molte armi, principalmente dagli Stati Uniti, e di trasformare l’esercito iraniano nell’esercito più forte di tutto il Medioriente.

Gli anni che precedettero la rivoluzione furono un crescere progressivo di malcontento e proteste in tutto il paese. Una delle principali cause che portò alla Rivoluzione fu la cosiddetta Rivoluzione bianca: dal 1963 al 1979 avvenne infatti un programma molto ampio di riforme attuate dallo scià e suggerite dall'amministrazione statunitense di John F. Kennedy, per contrastare le possibili spinte di cambiamento filosovietiche. La modernizzazione fu però troppo veloce e fu presto accusata di essere una “occidentalizzazione”, soprattutto dai religiosi. Le aspettative degli iraniani aumentarono senza però che di pari passo crescessero l’economia del paese e la lotta contro la corruzione del regime e della monarchia. Nel 1976 iniziò la crisi – da qualche anno la situazione delicata tra Israele, Egitto e Siria aveva rallentato la produzione del petrolio – con alti livelli di disoccupazione e inflazione: dal maggio del 1977 iniziarono le proteste degli intellettuali a cui si aggiunsero poi quelle dei religiosi, anche moderati.

L'Ayatollah Ruhollah Khomeini

Tra quelli che protestavano una figura si fece notare più delle altre, e sarebbe poi diventata fondamentale nella storia dell’Iran: l’ayatollah Ruhollah Khomeini, uno degli esponenti piu importanti del clero sciita, che si trovava in esilio a Parigi in quanto fu combatté una dura e decisa battaglia politica contro lo scià, accusandolo di essere al soldo del “Grande Satana” americano. Le sue prediche, considerate particolarmente eversive, non ebbero molto seguito in Iran fino alla diffusione delle celebri audiocassette, grazie alle quali Khomeini riuscì a far conoscere nel paese il suo pensiero e a fomentare proteste.

Proteste che furono duramente represse, e nei giorni antecedenti alla Rivoluzione, fu varata la Legge Marziale. Le violenza dell’Esercito suscitarono la sollevazione popolare, costringendo lo Scià a rifugiarsi in Egitto.

Khomeini, divenuto di fatto il simbolo agli occhi del mondo e degli Iraniani stessi della Rivoluzione, fece rientro trionfale in Iran il primo febbraio 1979, accolto da circa 3 milioni di persone.

Nel marzo 1979 gli iraniani decisero con un referendum di abolire la monarchia e di diventare una Repubblica Islamica: votò a favore di questa soluzione il 98 per cento degli iraniani. L’Iran fu il terzo paese in assoluto a diventarlo dopo il Pakistan (1956) e la Mauritania (1958), ma fu il primo governato da religiosi sciiti e non sunniti. Secondo la nuova Costituzione, Khomeini diventò L’Ayatollah, giurista supremo, di fatto la carica più importante dell’Iran. La Rivoluzione Islamica portò a un cambiamento radicale della società Iraniana, ma divenne in breve tempo una teocrazia repressiva. Nel giro di pochi mesi ci furono infatti cambiamenti importanti: furono represse le minoranze religiose ed etniche in cerca di autonomia (come ad esempio i curdi e gli azidi) e furono attaccate le sedi delle organizzazioni di sinistra, fu limitata la libertà di espressione e la musica fu messa fuori legge. Molti di questi divieti sono in vigore ancora oggi.

Anche i diritti delle Donne subirono un duro colpo, in un paese in cui fino ad allora le donne erano libere di girare non accompagnate, a capo scoperto, in minigonna e di frequentare l’Università.

Questo cambio di regime fu evidentemente un duro colpo per gli Stati Uniti, che si ritrovarono privi di un prezioso alleato strategico in Medio Oriente.

Ma fu soprattutto un danno d’immagine per l’Amministrazione Carter, che si era mostrata all’America -e al Mondo - incapace di agire con decisione per contrastare i movimenti ostili agli interessi degli Stati Uniti nel mondo.

Il 4 novembre 1979 un gruppo di 500 studenti islamisti assaltarono l’Ambasciata Americana a Teheran, catturando 52 ostaggi.la popolazione americana reagì con sdegno ad un atto di tale ostilità, che fu visto come un oltraggio ai secolari principi del diritto internazionale, i quali garantiscono l'immunità diplomatica all'arresto e l'inviolabilità delle ambasciate ospitate all'interno di uno Stato. Falliti tutti i tentativi di ottenere il rilascio degli ostaggi per via diplomatica, gli Stati Uniti reagirono tentando, il 24 aprile 1980, di salvare gli ostaggi con la forza, ma l'operazione, denominata Eagle Claw (artiglio dell'aquila), fallì. Alcuni aerei ed elicotteri con a bordo militari incaricati di tentare il colpo di mano furono inviati segretamente nel Paese, ma durante l’operazione falli a causa di errori umani dei militari.

Vi fu anche un'imposizione di sanzioni diplomatiche mirate ad ammorbidire le posizioni del nascente regime degli Ayatollah le quali, tuttavia, non portarono a grandi risultati.

Furono quindi avviate trattative riservate mediate da altri Paesi musulmani moderati (primo fra tutti l'Algeria).

Non vedendo risultati concreti nella risoluzione di tale crisi l'opinione pubblica americana, fortemente toccata dalla vicenda della Crisi degli Ostaggi, sfiduciò completamente il presidente Jimmy Carter e la popolarità di questi crollò rapidamente. Questa crisi fu una delle due cause principali della mancata rielezione di Carter per un secondo mandato nel 1981 contro il Repubblicano Ronald Reagan.

La crisi terminò con la liberazione degli ostaggi, dopo 444 giorni, ed essi furono liberati il 20 gennaio 1981, immediatamente dopo l'insediamento di Ronald Reagan a Presidente degli Stati Uniti.

UNA "SECONDA GUERRA FREDDA"?

Un altro dei fallimenti dell'amministrazione Carter fu come affrontò la situazione che si creò in Nicaragua nel 1979. La rivoluzione sandinista, che si concluse in quell'anno, portò alla fine della dittatura di Anastasio Somoza Debayle, il quale fu presidente e dittatore del Nicaragua dal 1967 al 1979.

La serie di eventi che costituiscono la rivoluzione sandinista, come la guerra civile che scoppiò nel 1979 dopo l’assassinio, presunto fatto dal governo del presidente Somoza, del giornalista Pedro Chamarro, editore de La Presa (l’unico giornale di vera opposizione al governo) e la formazione, nel novembre 1979, della Giunta di Governo di Ricostruzione Nazionale la quale prese gradualmente il controllo di gran parte del pese, portarono al potere il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSNL), movimento nazionale e partito nicaraguese d'ispirazione marxista fondato nel 1961 da Augusto Sandino. Saliti al potere nel 1979, i sandinisti realizzarono una riforma agraria, lo sradicamento dell'analfabetismo e un primo sistema sanitario.

La rivoluzione sandinista in Nicaragua era stata accolta con grandi polemiche dagli statunitensi. A contrario di Kennedy e di Eisenhower, Carter aveva deciso di continuare a fornire i programmi di aiuto economici al Nicaragua nella speranza che questo potesse evitare un avvicinamento del governo marxista Nicaraguense a Cuba e all’Unione Sovietica. «La scelta del presidente fu però pesantemente osteggiata dalla destra americana, che accusò il presidente di favorire la penetrazione del comunismo all’interno dello stesso continente americano».

L’invasione sovietica dell’Afghanistan, avvenuta il 24 dicembre del 1979, per via della complessa situazione politica creatasi in Afghanistan, caratterizzata da una guerra civile tra il governo comunista (che si era instaurato dopo ad un Colpo di Stato del 27 aprile 1978) e il movimento di opposizione islamico; e da lotte interno al partito comunista, il partito Popolare Democratico dell’Afghanistan (PDPA) che si divide in due fazioni nel 1967.

L’intenzione sovietica era di eliminare l’insurrezione islamica e di stabilizzare politicamente il paese tramite una rapida operazione militare, così da prevenire lo sviluppo di una situazione di instabilità che avrebbero potuto sfruttare le forze islamiche estremiste, come avvenuto in Iran, oppure gli Stati Uniti.

Diversamente dalle credenze iniziali del Cremlino l’Unione Sovietica si era presto trovata ad affrontare una guerra lunga e costosa in Afghanistan; questo intervento aveva portato inoltre alla cessazione delle simpatie musulmane nei confronti dell’Urss, che le avrebbe potute sfruttare in base al forte sentimento antiamericano sorto nel mondo musulmano.

Washington definiva l’intervento come l’ennesima prova di espansionismo dell’Urss in quanto l’invasione sovietica dell’Afghanistan poteva costituire l’inizio della presa sovietica della regione del Golfo Persico. In questo modo era diventato importante per gli americani sostenere i gruppi anticomunisti in Afghanistan per evitare un’influenza sovietica importante e per riaffermare l’impegno antisovietico degli USA. L’amministrazione Carter aveva subito posto un embargo sulla vendita di grano all’Unione Sovietica e vietò immediatamente lo scambio di prodotti ad alta tecnologia tra Stati Uniti e Urss.

Con la presidenza di Jimmy Carter gli Stati Uniti erano ritornati alla strategia del contenimento, strategia di politica estera già adottata dagli U.S.A nei primi anni della Guerra Fredda il cui scopo era di bloccare l'espansione dell'ideologia marxista e di conseguenza l'influenza sovietica nel mondo, e all’utilizzo di un lessico nazionalista. Di fronte alle incertezze della politica estera cartesiana l’unica certezza era che i problemi degli Stati Uniti venivano causati dall’Unione Sovietica, la quale aveva una natura «aggressiva e totalitaria».

Ronald Wilson Reagan fu attore e presidente degli Stati Uniti dal 1981 al 1989. Inizialmente democratico passò al partito Repubblicano negli anni Sessanta. Dopo ad un fallito tentativo alle presidenziali del 1964 diventò la figura più importante del movimento conservatore negli Stati Uniti.

Il repubblicano Ronald Reagan aveva vinto le elezioni presidenziali del 1980, in questo modo pareva che la distensione sarebbe sopravvissuta; anche se il deterioramento dei rapporti tra le due superpotenze e il ritorno a un antagonismo conflittuale simile a quello dei tempi più bui della guerra fredda erano avvenuti prima della salita al potere di Reagan.

La Stampa 27.12.1979

La Stampa passa in possesso della famigli Agnelli, una famiglia imprenditrice e tra le più benestanti d'Italia, nel 1946. Essendo di proprietà di una famiglia così influente La Stampa è di conseguenza di posizioni di destra liberale.

Questo articolo spiega che, tra la vigilia e il giorno di natale («a cavallo con il Natale»), «l’Urss ha sbarcato a Kabul, la capitale dell’Afghanistan»: «attraverso un gigante ponte aereo, durato otre due giorni e con più di 150 voli dei grandi Antonov militari (…) numerosi battaglioni d’assalto e mezzi motocorazzati nonché elicotteri e artiglieria pesante (…) portando il totale dei soldati a 50 mila».

Cita le affermazioni tenute dal Dipartimento di Stato americano in una pubblica protesta a questo spostamento di truppe («una smaccata interferenza negli affari interni di uno Stato sovrano e indipendente»), riporta anche le affermazioni del portavoce del Dipartimento di Stato Holding Carter: «Posso affermare che l’Urss è entrata in una nuova pericolosa fase di impiego militare (…) la guerriglia islamica ha messo in gravissime difficoltà il regime comunista afghano».

Aggiunge inoltre che «prima che la notizia fosse resa pubblica, il Dipartimento di Stato aveva già diffidato per la seconda volta in tre giorni l’Urss dall’intervenire in Afghanistan con le armi» questo perché «un intervento del genere trasformerebbe l’Afghanistan in uno Stato satellite, ponendo fine alla sua funzione tradizionale di Stato cuscinetto».

Nell’articolo viene poi spiegato che, nel giorno della sua pubblicazione, la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato «contemplano dure iniziative nei confronti di Mosca», senza escludere il ricorso all’Onu.

Il giornalista continua l’articolo riportando le opinioni del consigliere della Casa Bianca Brzezinski il quale dichiara che: «l’Asia Centrale e l’area del Golfo Persico sono di interesse vitale per gli Stati Uniti non meno dell’Europa e del Medio Oriente (…) esiste maggiore incompatibilità tra il mondo dell’Islam e l’Urss che tra il mondo dell’Islam e gli Stati Uniti». Egli giustifica tale affermazione nel seguente modo: «noi non abbiamo disegni di dominio sul mondo dell’Islam, anzi lo scoraggiamo; noi siamo interessati alla sua totali indipendenza (…) L’Urss invece cerca di assoggettarli (…) se fossi un afghano sarei preoccupato dai movimenti delle truppe sovietiche in Afghanistan».

Anche in un articolo apparso il XXXI dicembre 1979 nel quotidiano statunitense The New York Times, vengono riprese le affermazioni di Brzezinski. Infatti Gwertman riporta nell’articolo, intitolato «Brzezinski Increases U.S. Estimate Of Soviet Soldiers in Afghanistan», l’opinione di Brzezinski secondo cui l’indipendenza iraniana e la sua integrità nazionale sono dovute all’amicizia che questo paese aveva con gli Stati Uniti e che sarebbe quindi facile dirigere il mondo islamico, in particolare quello esistente in Afghanistan, in una direzione anti sovietica.

L’articolo di La Stampa dimostra, dunque, chiare posizione anticomuniste.

Credits:

Created with images by JD Hancock - "Captain Atom vs. Captain America (315/365)" • Moyan_Brenn - "War" • gademocrats - "Jimmy Carter: American Experience"

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