La crisi del primo dopoguerra in Italia dal "biennio rosso" allE ORIGINI del fascismo

PROBLEMI POST BELLICI

Alla fine della prima guerra mondiale milioni di italiani scoprirono che la pace non significava il benessere a lungo sperato. Le difficoltà economiche erano enormi così come i problemi da risolvere:

  • Molti ex combattenti non riuscirono a reinserirsi nel mondo del lavoro.
  • Le donne furono licenziate dalle fabbriche dove avevano sostituito gli uomini impegnati in guerra.
  • I salari degli operai vennero ridotti.
  • I contadini non ricevettero le terre promesse.
  • L'agricoltura era in crisi a causa dei prodotti americani venduti a prezzi inferiori.
  • Come tutti gli altri paesi coinvolti nella guerra, anche l'Italia era indebitata a causa delle spese sostenute per il conflitto.
  • L'inflazione stava impoverendo operai e contadini, ma anche la piccola borghesia.
  • Le industrie dovevano cambiare tipo di produzione, cioè operare una riconversione industriale, per adeguarsi al passaggio da un’economia di guerra ad una di pace.
  • Per molti reduci il ritorno a casa fu davvero un dramma. Essi si sentivano incompresi e abbandonati, avevano rischiato la vita per la patria senza ottenere nulla in cambio! Questo generò un forte risentimento che favorì la diffusione di idee estremiste e di speranze rivoluzionarie.
Nel primo dopoguerra le difficoltà economiche erano enormi

L’INFLUENZA DELLA RIVOLUZIONE RUSSA

La rivoluzione russa aveva fatto nascere grandi speranze nelle classi popolari dell'Occidente, soprattutto negli operai. Aveva suscitato invece forti paure tra i governi e le classi dirigenti, che temevano che la rivoluzione sconfinasse in altri paesi d’Europa.

Non conoscendo i gravi problemi della Russia, poiché la diffusione dell'informazione era allora assai lenta e difficile rispetto ad oggi, molti pensavano che la Russia fosse un paradiso dei lavoratori e vedevano nella rivoluzione russa un punto di riferimento per il movimento operaio.

Antonio Gramsci fondò il Partito Comunista Italiano nel 1921

IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO

Cominciarono così a nascere i primi partiti comunisti, in particolar modo in Germania e in Italia, le due nazioni europee maggiormente colpite dalla crisi del dopoguerra, dove la tradizione democratica era ancora molto fragile e dove i trattati di pace avevano suscitato forte malcontento.

In Italia fu Antonio Gramsci a fondare nel 1921 il Partito Comunista Italiano separandosi definitivamente dai socialisti.

IL PARTITO POPOLARE

Oltre a comunisti e socialisti sorse in questo periodo in Italia un nuovo partito, il Partito Popolare, fondato da Don Luigi Sturzo nel 1919 col permesso del Vaticano che aveva deciso di rompere finalmente l'isolamento politico dei cattolici imposto da Pio IX. Si trattava di un partito che si proponeva di unire gli ideali democratici con quelli cristiani. Il partito popolare condannava la lotta di classe proposta dal marxismo, tuttavia era molto attento alle condizioni di contadini ed operai.

Don Luigi Sturzo fondò il Partito Popolare Italiano nel 1919
Si verificarono scioperi e occupazioni

LE RADICI DELLA DITTATURA

La vita di contadini e operai nel dopoguerra, come abbiamo già detto, era molto difficile. Per protestare contro le difficoltà economiche e per ottenere migliori condizioni di lavoro e salari più alti essi organizzarono scioperi e occupazioni di fabbriche e di terre. In molti casi gli scioperi erano motivati solo da richieste economiche, in altri dalla prospettiva rivoluzionaria.

Questi due motivi finirono con il mescolarsi provocando una forte reazione del ceto borghese, i liberali infatti temevano la rivoluzione dei movimenti dei lavoratori. In questa situazione la democrazia liberale appariva un sistema inadeguato e debole, per questo motivo acquisirono sempre più importanza i partiti di estrema destra che proponevano un sistema politico autoritario. Queste pericolose idee avrebbero portato in breve tempo alla nascita di governi dittatoriali sia in Germania che in Italia.

Tra il 1919 e il 1920 vi furono numerosi scontri nelle fabbriche

IL BIENNIO ROSSO

In Italia il biennio 1919-1920 fu chiamato biennio rosso, dal colore delle bandiere dei manifestanti. Vi furono numerosi scontri nelle fabbriche e nelle campagne, soprattutto della Pianura Padana.

A farsi portavoce degli interessi dei lavoratori furono soprattutto le grandi organizzazioni sindacali, la CGL (Confederazione generale del lavoro) e la CIL (Confederazione italiana dei lavoratori).

Per contrastare i lavoratori, anche gli imprenditori si unirono in un sindacato e nel 1920 nacque la Confindustria. I proprietari di fabbriche e terre, spaventati dal pericolo rosso, chiedevano l'intervento dell’esercito per ristabilire l'ordine. Giolitti, ritornato per un breve periodo al governo, riuscì a mettere d'accordo proprietari e lavoratori e a far cessare le agitazioni.

LE CONSEGUENZE DELLE PROTESTE

Le agitazioni operaie ebbero, in conclusione, risultati economici positivi poiché i lavoratori ottennero alcuni miglioramenti nel salario e nelle condizioni di lavoro, ma gli effetti politici furono estremamente negativi. Coloro che pensavano di poter realizzare in Italia una rivoluzione come quella russa, infatti, rimasero delusi e isolati.

I ceti dirigenti e la borghesia, invece, spaventati dalla prospettiva di una rivoluzione ed incapaci di proporre una seria politica di riforme, appoggiarono la reazione violenta e autoritaria del nascente fascismo alle proteste dei ceti popolari.

Il giovane Benito Mussolini

Fu infatti proprio grazie a questo clima di insoddisfazione diffusa e di grandi tensioni che si affermò la figura di Benito Mussolini, fondatore del fascismo in Italia.

Created By
Chiara Spalatro
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