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Concludi con uno scopo La cima del castello di carte

Quando sono in montagna e fuori piove, uno dei miei passatempi preferiti di sempre è costruire sul pavimento del soggiorno enormi castelli con le carte da gioco. Sono bravissima, eh! Ai tempi d’oro, quando non avevo quattrenni a tendermi agguati, utilizzavo anche tre mazzi, e guai a chi respirava! La soddisfazione più grande era posizionare le ultime due carte in cima al castello a mo’ di guglia, in equilibrio precario. Compiuta la delicata operazione, mi allontanavo di qualche passo per ammirare la mia fragile opera. Quelle due carte lì in alto catalizzavano tutta la mia attenzione: erano il coronamento della mia pazienza, il premio per le mie mani ferme.

Scommetto che anche voi provate una simile soddisfazione quando portate a termine un lavoro impegnativo!

Vi svelo un segreto: anche scrivere poesie è un lavoro assai impegnativo e di grande soddisfazione, che però rischia di venire vanificato da una conclusione frettolosa o superficiale.

Proprio come per il costruttore di castelli di carta, è il “gesto” che conclude l’opera a decretarne il successo.

Oggi imparerete a concludere la vostra poesia con versi che la coronino e allo stesso tempo la completino, la abbraccino. La conclusione deve ri-suonare nel lettore, deve lasciarlo con l’idea di portare con sé qualcosa di prezioso e intenso: con un sentimento, un’idea, un’immagine, una domanda, una comprensione.

Come fare?

Ecco alcuni suggerimenti:

Concludi con una domanda: il lettore sarà spinto a riflettere per cercare dentro di sé una risposta.
Concludi con qualcosa di inaspettato: il lettore rimarrà stupito, forse confuso, e si chiederà il motivo di quelle parole.
Concludi con una riflessione: il lettore non potrà non seguirti in questa riflessione, confrontandola con la sua esperienza.
Concludi con una similitudine o una metafora che illuminino il significato della poesia: il lettore com-prenderà a fondo il tema del tuo componimento.
Ricorda: la fretta è nemica della poesia. Dopo aver scritto la conclusione, metti da parte la tua poesia e lasciala decantare qualche giorno. Poi riprendila in mano e, se è il caso, revisiona.
ed ora... leggiamo! La conclusione di questa poesia di Giuseppe Ungaretti è perfetta: scarna, profonda e inaspettata, illumina l’intero componimento.

Veglia

(Cima Quattro, il 23 dicembre 1915)

Un’intera nottata

buttato vicino

a un compagno

massacrato

con la sua bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle sue mani

penetrata

nel mio silenzio

ho scritto

lettere piene d’amore.

...

Non sono mai stato

tanto

attaccato alla vita.

Ed ora... al lavoro, giovani poeti!
Created By
loretta de martin
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